DE LUCA, ZAIA E IL VOTO A LUGLIO: SE A PENSAR MALE NON SI FA PECCATO

DE LUCA, ZAIA E IL VOTO A LUGLIO: SE A PENSAR MALE NON SI FA PECCATO

9 Maggio 2020 0 Di Sandro Feola
Non sarà facile per la maggioranza di Governo contraddire la volontà espressa all’unanimità da Luca Zaia, Vincenzo De Luca, Giovanni Toti e Michele Emiliano di votare a luglio per il rinnovo dei consigli regionali. E non solo perché ai governatori va riconosciuto il diritto di contribuire a decidere quando andare alle urne, ma anche perché in effetti non si capisce perché dal 18 maggio tutto si possa aprire, ogni attività possa essere riavviata, tranne consentire l’esercizio del voto ai cittadini.
Proprio in ragione di ciò che da tempo vanno predicando virologi, medici ed esperti del settore, luglio dovrebbe essere il periodo migliore per aprire le urne. Come hanno spiegato, infatti, il caldo, tipico di quel mese, dovrebbe indurre la gente a mantenere le distanze, anche in occasione di eventuali assemblee di partito e durante i comizi. Per ottobre, invece, gli esperti temono un ritorno della pandemia, i cui effetti – dicono – andrebbero ad aggiungersi a quelli non trascurabili dell’influenza di stagione.
Vero è che il voto a luglio avvantaggerebbe gli uscenti. In particolare in Campania e Veneto dove De Luca e Zaia – dati alla mano – hanno gestito l’emergenza al meglio. Ma ciò non basta a tacciare di strumentalità la loro richiesta. D’altronde è  inoppugnabile che votare ad ottobre renda concreto il rischio di dover rinviare ulteriormente le regionali al 2021, con risvolti discutibili sul piano del rispetto dei principi costituzionali.
Ma poi, perché il Governo ancora non rende pubblico il parere del Comitato Tecnico Scientifico in base al quale il decreto ha escluso il voto a luglio? Si è appreso oggi che Zaia lo ha chiesto da tempo, ma ancora non gli è stato consegnato. Non sarà forse perché questo parere del Comitato non sia poi così netto da giustificare la chiusura della “finestra” estiva? Considerata l’approssimazione che spesso caratterizza questo Governo, verrebbe da pensar male. In questo caso, però, senza l’aggravante di fare peccato.