DE LUCA, IL PENSIERO E QUELLA PROFEZIA DI CIRIACO DE MITA

DE LUCA, IL PENSIERO E QUELLA PROFEZIA DI CIRIACO DE MITA

18 Giugno 2019 0 Di Sandro Feola

Ciriaco De Mita non ha alcuna voglia di mettersi a scrivere memorie e, a dispetto di chi pretende che dopo i 75 anni non si possa più pensare, continua a giocare da protagonista nel campo della vita politica campana.

L’ex presidente del Consiglio, che con il Patto di Marano agevolò, se non addirittura determinò, l’elezione di Vincenzo De Luca alla presidenza della Regione Campania, ieri ha aggiunto un tassello non poco significativo nel mosaico degli ostacoli che si frappongono tra il Governatore e la sua riconferma. De Mita – per la verità – non ha detto che non lo sosterrà, ma le sue parole – così come pronunciate – trasmettono una irritazione che non prelude a nulla di buono per l’inquilino in scadenza di Palazzo Santa Lucia.

Le amministrative di Avellino costeranno caro al Governatore? Probabile. La decisione di parte del suo governo e di buona parte del suo entourage di spingere su Luca Cipriano rischia di fargli venir meno parte di quei voti (66mila) che 5 anni fa gli consentirono di prevalere su Stefano Caldoro. Quanto valga oggi la componente demitiana in Campania è difficile da quantificare, ma non crediamo che si tratti di “bruscolini”. A maggior ragione se De Magistris presenterà la sua coalizione, come pure ha confermato recentemente.

Il dato, tuttavia, non è solo meramente elettorale, è anche e sopratutto politico. La critica di De Mita al Governatore, benché possa suscitare, data la tempistica, non pochi sospetti di strumentalità, è in sé indiscutibilmente vera. “Non basta il potere a giustificare la pretesa egemonica – ha detto l’ex premier – quando non si bada alle esigenze della comunità e, soprattutto, non si sviluppa un pensiero”. La classe dirigente del PD irpino, e a seguire Enzo De Luca da Salerno, hanno immaginato che per Avellino sarebbe bastato sommare algebricamente i ‘pacchetti’ di voti raccolti l’anno scorso e a questi aggiungere gestione e ostentazione del potere per prevalere sulla insofferenza di una comunità ormai stanca delle vecchie liturgie e dei vecchi officianti. Non è andata proprio così, anche se lo “sforzo” delle ultime ore di qualche assessore regionale li ha portati a pochi passi dal risultato.

Il Centrosinistra che il Governatore sta costruendo in vista del voto di maggio ha la stessa essenza di quello irpino uscito sconfitto alle amministrative. E i suoi luogotenenti non ne fanno mistero: l’idea è quella di “eludere” il voto di un’opinione pubblica sostanzialmente delusa per una ‘rivoluzione’ mai realizzata, mettendo insieme un numero significativo di liste civiche, così da drenare il maggior numero di consensi, grazie a un capillare e forse improbabile “porta a porta”. A questa si sta associando una ostentazione del potere che si è sostanziata in un bando di concorso per 10mila posti di lavoro nella pubblica amministrazione. Senza entrare nei dettagli, questo bando già adesso viene percepito dai più con la stessa diffidenza con la quale percepiscono il Reddito di cittadinanza.

Se tanto ci dà tanto, Ciriaco De Mita rischia di essere facile profeta di un disastro elettorale che potrebbe assomigliare tanto a quello del centrosinistra che ha candidato Luca Cipriano. Lui, che ha sempre coniugato il suo pensiero con una attenta gestione del potere, sa bene che per prevalere non basta solo “imporre perché si ha l’egemonia”. Lo spazio vuoto lasciato da una gestione sostanzialmente improduttiva, e quello determinato dalla spontanea avversione per sarcasmo eccessivo e prese per i fondelli, rischiano di fare la differenza e di estromettere il Centrosinistra anche da Palazzo Santa Lucia.

Il vento di centrodestra, d’altronde, spira forte anche in Campania.