DE LUCA, IL COVID E IL GOVERNO CON POCO PLUTONIO

DE LUCA, IL COVID E IL GOVERNO CON POCO PLUTONIO

4 Novembre 2020 0 Di Sandro Feola

Alla fine della fiera, dpcm alla mano, fatti salvi alcuni dettagli, Vincenzo De Luca da Salerno, rieletto a furor di popolo governatore della Campania, ha avuto ragione ancora una volta: occorreva disporre le lezioni a distanza nelle scuole molto prima di oggi e le misure di contenimento del contagio andavano adottate per tempo, senza cincischiare troppo.

E’ vero, chiudere tutto o quasi tutto è facile a dirsi, molto meno a farsi. Un altro lockdown – scrivono quasi tutti gli economisti – non ce lo possiamo permettere. E per avere conferma che è così non occorre aver studiato alla Bocconi, ma semplicemente sentire le argomentazioni del barista sotto casa, del ristoratore all’angolo, dei negozianti che frequentiamo quotidianamente, delle persone che sono state in cassa integrazione, degli imprenditori e di tanti professionisti che vedono, tutti insieme, solo nubi fosche all’orizzonte.

Chi scende in piazza per protestare la sua rabbia, dunque, ha ragione da vendere e, al netto della violenza, che non si giustifica mai, non può essere biasimato. Non solo perché i danni sono stati e saranno forse irreparabili, ma soprattutto perché i “ristori” prospettati ora dall’Esecutivo hanno un livello di credibilità troppo basso. Perché ci sono troppe persone che la cassa integrazione non l’hanno ancora percepita, nonostante siano passati 8 mesi; perché gli impegni assunti per abbassare la pressione fiscale sono stati in larga parte disattesi; perché le relative scadenze e i relativi adempimenti sono stati prorogati di un po’, ma poi sono stati sostanzialmente confermati.

Insomma, il lockdown, giallo, arancione o rosso che sia, fa paura a tutti, salvo non si tratti di un dipendente pubblico. Perché la fiducia è stata in buona parte compromessa da impegni mantenuti a metà. E perché nel contempo, anche sul versante sanitario, il Governo sta dando l’idea di non avere la capacità di prendere quelle decisioni che, per quanto siano detestate e contestabili, la gente sa che in fondo sono necessarie per la propria incolumità.

Al governo nazionale, dunque, occorrerebbe – per dirla con De Luca – un po’ di “plutonio” da iniettare come antidoto alla scarso spessore di troppi componenti dell’esecutivo. E cioè la capacità di guardare alla realtà per quella che è, e di avere il coraggio di prendere decisioni che non possono prescindere dal valutare le priorità del momento. Plutonio per “violentare” l’apparato burocratico di un Paese che non riesce ad accreditare in 30 giorni i sussidi a chi ne ha bisogno.
E poi per assicurare che quanto promesso a chi è costretto ad abbassare la serranda sia concretamente dato. Nel giorno esatto in cui l’accredito dell’aiuto è previsto. Senza rimandi. Senza eccezioni.

Il Piano socio economico voluto e organizzato dal Presidente De Luca può essere criticabile quanto si vuole, ma è inconfutabile che sia stato improntato alla concretezza: chi aveva diritto a un sussidio lo ha effettivamente avuto nei tempi previsti. Se il governatore è stato scelto dal 70% dei campani è anche per questo. E se si votasse di nuovo, il dato cambierebbe di poco. Perché quando ci si trova sulla nave al centro della tempesta si può pure inveire contro il comandante, specie quando ondeggia in maniera paurosa. Ma alla fine chi sta a bordo sceglie sempre e solo chi dimostra di saperla condurre in porto,  magari anche limitando i danni.