DE LUCA “ASSETA” L’IRPINIA  NEL SILENZIO DI PARTITI E COMITATI PER L’ACQUA

DE LUCA “ASSETA” L’IRPINIA NEL SILENZIO DI PARTITI E COMITATI PER L’ACQUA

25 Giugno 2022 0 Di La redazione

A Napoli, Salerno e Benevento fondi e pareri benevoli salvaguardano risorsa ed enti con una pioggia di fondi. In Irpinia proseguono i razionamenti. Silenti comitati, consiglieri regionali, partiti e delegati irpini dell’ente idrico. Mercoledì 29 tornano a riunirsi i sindaci dell’Ente idrico

Giugno 2022, in Italia è allarme siccità. Tra Irpinia e Sannio, ogni notte, centinaia di cittadini restano senz’acqua. Qui, tuttavia, non c’entrano i cambiamenti climatici o i consumi abnormi per colpa di chi, ad esempio, impunemente riempie piscine abusive.

La quantità d’acqua prelevata alle sorgenti è enorme, tale da dissetare 5 milioni di persone nel Mezzogiorno.

La quota per le aree interne campane, da sola, basterebbe a servire una popolazione numericamente doppia rispetto a quella residente. Invece, si preparano piani anti siccità che prevedono l’utilizzo di autobotti in caso di magra. Uno scandalo. Lo sperpero di risorsa è dovuto alle infrastrutture vecchie che disperdono, in alcuni punti, fino all’80 percento di risorsa. Una vergogna, visto il contesto del Paese. Come lo sono le mancate prese di posizione politiche del territorio irpino. La Regione ha salvato il gestore Gori, con fior di quattrini, garantendo Salerno e Napoli. In queste ore, ancora, l’ente idrico campano relaziona, su misura, per rinnovare a Gesesa, nel Sannio, l’affidamento del servizio.

Alto Calore resta a bocca asciutta. Seppure lavori di manutenzione iniziassero oggi, ci vorrebbe un lustro, almeno, per ultimare gli interventi. Ma ad oggi siamo soltanto ad una promessa di fondi, un miraggio nel deserto. Come l’adozione di una tariffa unica regionale che porterebbe subito introiti ma aumenterebbe il costo nelle altre province, quelle che l’acqua non devono sollevarla alle sorgenti sostenendo pesanti costi energetici gravati da rincari.

Dal 2019 Alto Calore attende 60 milioni di euro promessi in tre anni. I fondi sono finiti in bonus per l’emergenza Covid. Le casse non sono state ancora rimpinguate. Dagli enti e la Regione il solito balletto sulle responsabilità e soluzioni affidate alla danza della pioggia. Anzi no. De Luca chiama la Puglia e chiede più acqua. Ora, se pure alle sorgenti di Cassano raddoppiasse la portata, le pompe per sollevarla sarebbero le medesime da cinquanta anni e la rete che la distribuisce è uno scolapasta sempre più bucato. Ciò che manca sono i fondi.

Dal Pnrr Alto Calore resta fuori per colpa di gestioni passate dissolute. Si aspetta il verdetto sul fallimento o meno. Ma si conoscono pure i tempi della giustizia in Italia. Senza un commissario ad hoc o un intervento mirato continueranno a scorrere altrove milioni e milioni di euro che l’Europa stanzia per i cittadini, le reti e la depurazione (un capitolo che merita di essere trattato a parte prossimamente, ndr).

Il tutto avviene nel silenzio dei comitati per l’acqua bene comune. Dei consiglieri regionali irpini. Dei componenti irpini dell’ente idrico campano. Non una presa di posizione sul rischio carenze per imprese e produzioni non soltanto per gli insopportabili disagi notturni degli abitanti.

Ma in fondo il Governatore ha la coscienza a posto per la grande fiducia ricevuta alle scorse elezioni dall’irpinia, grata al punto da esprimere anche una candidatura dal vertice Alto Calore.

Per dirla alla Totò (vedi video): perchè l’hai sciupata ?