D’AMELIO: LITI NEL PD RIDICOLE. RIPARTIRE DAL BASSO PER RINNOVARE

D’AMELIO: LITI NEL PD RIDICOLE. RIPARTIRE DAL BASSO PER RINNOVARE

27 Giugno 2018 0 Di Sandro Feola

Intervista alla Presidente del Consiglio Regionale che si dice grata a Nello Pizza “per la generosità mostrata nei confronti della città. Si è battuto con serietà ed eleganza.”  

 

Aprirsi, uscire dalle stanze del potere per superare le vecchie logiche correntizie e mettere al centro la militanza. Rosetta D’Amelio, Presidente del Consiglio Regionale della Campania, affronta la complessa realtà nella quale versa il Partito Democratico con la nettezza che sempre l’ha caratterizzata. Pur occupando un ruolo istituzionale di notevole rilevanza, la D’Amelio non ha mai smesso i panni della militante di partito e ha continuato ad avere un rapporto diretto con quel territorio del quale conosce bene le dinamiche.

Rosetta D’Amelio

Presidente D’Amelio, ieri il Manifesto riferendosi al risultato elettorale del PD, ha titolato “Deserto Rosso”. Calenda su Il Mattino, senza troppi giri di parole, ha dichiarato che “occorre cambiare il modo di parlare con le persone e il modo di parlare delle paure delle persone”. Lei da tre anni presiede il Consiglio regionale della Campania, esercitando un ruolo che le consente di avere una visione più “ampia” della evoluzione del quadro sociale e politico. Perché, secondo lei, il Pd non è più in sintonia con il suo elettorato?

Direi che è l’elettorato in generale a non essere più in sintonia con il Partito Democratico. E’ evidente che si siano stati commessi molti errori grossolani, a partire dall’aver dato anche in Campania, a Napoli come ad Avellino, l’immagine di un partito troppo concentrato a discutere di vicende interne e poco attento invece alle trasformazioni in corso nella società. Questo ha portato il Pd, da Nord a Sud, a perdere terreno nella capacità di comunicare con le persone, di spiegare ciò che di buono è stato fatto. E le tante cose realizzate hanno avuto un orizzonte troppo lontano nel tempo, non hanno saputo dare risposte per l’oggi ai problemi del Mezzogiorno e dei giovani in particolare.

Qual è la direzione che il Partito Democratico dovrebbe scegliere per ristabilire un rapporto con quell’elettorato che gli ha voltato le spalle?

Uscire dalle stanze romane, aprirsi. Credo che la condizione di oggettiva difficoltà vissuta dal mio partito in questa fase possa essere un’occasione importante per superare le logiche correntizie, per rimettere al centro la militanza dei suoi tanti iscritti. Nonostante tutto, ancora oggi, il Pd ha un potenziale enorme fatto di amministratori radicati sul territorio, di coordinatori di circolo appassionati, di iscritti e di tanti che chiedono di iscriversi per la prima volta. Dalla valorizzazione di tutto questo bisogna ripartire per ritrovare un rapporto con gli elettori.

A dispetto di un buon risultato ottenuto al primo turno, ad Avellino il centrosinistra perde il ballottaggio. Perché secondo lei?

Nello Pizza

Intanto, mi permetta di ringraziare l’avvocato Nello Pizza per la generosità mostrata nei confronti della città mettendo a disposizione del centrosinistra la sua candidatura. Nello si è battuto con serietà ed eleganza ottenendo un risultato di cui deve andare fiero. E’ evidente però quanto accaduto al ballottaggio: non è la prima volta che, quando il Pd e il centrosinistra si ritrovano contro il M5S al secondo turno, pur partendo da uno svantaggio, i cinquestelle ribaltano il risultato e il loro candidato vince. Ad Avellino è successo altrettanto, dato che quattro candidati a sindaco al primo turno hanno deciso di sostenere il M5S al ballottaggio. Sul voto poi, soprattutto su quello di domenica scorsa, hanno inciso anche qui, come in altre realtà d’Italia storicamente di centrosinistra, dinamiche nazionali. Un esito inevitabile dato che si è voluto a tutti i costi spostare la discussione dai problemi della città a temi nazionali, con l’eccessiva presenza in campagna elettorale di riferimenti nazionali dei cinquestelle e del centrosinistra. Questo ovviamente ha penalizzato Pizza, era un mio timore, e ho trovato opportuna la scelta del governatore De Luca che, pur essendosi speso tanto per la città di Avellino in questi anni, ha preferito non intervenire a iniziative elettorali. L’unica sua presenza l’abbiamo avuta in occasione della riapertura totale della Avellino-Rocchetta ed è stata una visita di natura istituzionale.

Nonostante la sconfitta, che sicuramente chiude una fase significativa della vita politica locale, c’è chi ancora nel Pd spende energie per dirimere questioni interne. Ha ancora un senso questo dibattito o anche questo scontro – giunto persino in tribunale – è una delle cause della sconfitta elettorale?

Trovo il tutto molto ridicolo. Quanto più alla luce della convocazione dell’assemblea nazionale a inizio luglio e della discussione in corso, a partire delle parole di Carlo Calenda. Credo ci si muoverà in direzione dell’apertura della fase congressuale che punterà a ripartire dal basso, dai circoli, dai territori per rifondare la classe dirigente del Partito Democratico.