CURA ITALIA? DAL GOVERNO DECRETO DANNOSO PER AZIENDE E PROFESSIONISTI 

CURA ITALIA? DAL GOVERNO DECRETO DANNOSO PER AZIENDE E PROFESSIONISTI 

18 Marzo 2020 0 Di Sandro Feola

Solo un governo inadeguato poteva varare un provvedimento che, come spesso accade a chi ha poca dimestichezza con la realtà, tiene conto in maniera marginale dell’apparato produttivo italiano. Di quelle piccole e medie imprese che costituiscono l’ossatura del sistema Italia e che nonostante fossero già duramente provate dalla crisi e da una irragionevole e mai risolta stretta creditizia, ora sono costrette a subire un provvedimento del Governo che, nella sostanza, non tiene conto dell’ulteriore durissimo colpo inferto dalla diffusione del Coronavirus.

L’esecutivo Conte cade nell’errore di sempre, che è quello di curarsi poco di chi porta su dì sé il peso del fare impresa, di produrre ricchezza e quindi di creare e garantire occupazione, in un contesto costantemente “bombardato” da un cuneo fiscale che è quasi al 50%, da un apparato burocratico che stenta a semplificare se stesso e dalla concorrenza dei paesi dell’est e orientali che hanno costi di manodopera bassissimi, se confrontati con i nostri.

Dopo la disgrazia del Coronavirus, che ci costerà tantissimo in termini di prodotto interno lordo, la risposta che l’Esecutivo ha dato alle imprese con un fatturato superiore a 2 milioni di euro è stata quella di posticipare di 4 giorni – quattro – i versamenti alle pubbliche amministrazioni. Una letterale presa per i fondelli se si considera che fatturare più di 2 milioni non è indice di chissà quale disponibilità in termini di liquidità, specie per le imprese che hanno avuto il coraggio di investire e di assumere nuovo personale e che ora si vedono bloccare la produzione, e dunque gli incassi, in ragione del dilagare del virus. Sulla base di quale presupposto il Governo posticipa di 4 giorni, e non di 4 mesi, il pagamento di tasse e contributi? Non c’è nessun super consulente del Governo che abbia dedotto che se non incassi è piuttosto complicato pagare scadenze, tasse e contributi? O immaginano che le aziende abbiano riserve sconfinate di liquidità?  

Incommentabili, infine, le misure che il governo ha il coraggio di sostenere siano “a favore” delle partite Iva. Supponendo, forse, che i professionisti italiani siano tutti nella facoltà di vivere di rendita. A palazzo Chigi ignorano, evidentemente, l’esistenza di migliaia di giovani professionisti che, dopo aver chiuso i propri studi per due mesi, dovranno fare i salti mortali per pagare spese, tasse e contribuzione obbligatoria e poi chiudere e meditare di andare altrove.

A ben leggere tanti saranno i professionisti che ne usciranno ulteriormente impoveriti e tante saranno le aziende costrette a chiudere i battenti. Mentre l’unica realtà che andrebbe chiusa è quella di un governo che ha dimostrato la sua incapacità di affrontare l’emergenza economica, oltre quella sanitaria, nella quale il Paese è sprofondato.