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CROLLA O NON CROLLA?

18 ottobre 2018 3 Di Norberto Vitale

C’è un emblematico paradosso, quello che riguarda il liceo scientifico “Mancini” di Avellino, molto istruttivo per capire la realtà spesso capovolta nella quale viviamo.

Venne posto sotto sequestro dalla Procura in seguito ad una perizia che sosteneva la possibilità anche imminente del crollo dello storico edifico di via De Conciliis. Sono trascorsi undici mesi nei quali la Provincia, che ne è proprietaria, ha avviato una serie di azioni tese a contestare quel provvedimento della Procura.

Si è rivolta al Gip del Tribunale di Avellino che a sua volta ha chiesto una consulenza tecnica nella quale il perito parla di “un edificio scolastico nelle condizioni di sopportare i normali carichi gravitazionali, senza essere esposto a pericolo di crollo”.

La Provincia pensa che il gioco è fatto. Se il perito nominato dal Gip che deve decidere sul dissequestro scrive che l’edificio non è esposto a pericolo di crollo, il provvedimento della Procura, a sua volta sostenuto da una perizia, dovrebbe risultare superato. Invece no. Il magistrato prende atto delle conclusioni a cui è giunto il suo consulente, non dissequestra perché “l’inadeguatezza sismica dell’edificio integra di per sé la minaccia di rovina”. In parole povere: a crollare non crolla ma potrebbe crollare in caso di terremoto perché non risponde a tutti gli standard anti sismici previsti. Il paradosso non sta nella decisione del Gip: applica la legge, la stessa a cui si rivolge la Provincia ma per invocare una interpretazione e una decisione diverse. Il paradosso è nella legislazione antisimica, che accumula commi, circolari, direttive, leggi ma mette intanto pochi euro per rendere antisismici gli edifici pubblici a cominciare da quelli sensibili come le scuole. Producono ogni giorno nuovi standard di sicurezza da rispettare, non se ne parla invece di un piano nazionale per mettere in sicurezza scuole e quant’altro che sono in zona sismica, in territori idrogeologicamente fragili, a rischio frane e smottamenti. Con il risultato che ogni tanto si chiude qualche scuola. Lex dura lex? Macchè. Per stare alle scuole che non rispondono in tutto o in parte alla copiosa e continuamente aggiornata legislazione antisimica è stato accertato, non a naso ma con le carte davanti, che nella sola Campania dovremmo tenere chiuse certamente la metà delle scuole di ogni ordine e grado che invece ogni mattina continuano ad aprire i portoni a scolari e studenti. A reggere reggono, poi se viene il terremoto magari si sbriciolano ma nessuno sembra farci caso. Voglio dire che, complice la generale situazione, il principio di precauzione viene applicato a geometria variabile se non proprio dove capita. Non a caso, fa notare il sarcasmo metropolitano, lo stesso principio che viene applicato per difendere l’incolumità degli studenti e insegnanti del “Mancini”, perde la sua spinta propulsiva dopo appena un centinaio di metri. Si affloscia in Piazza Aldo Moro, dove c’è il Tribunale di Avellino. Non è antisimico. A reggere regge, ma in caso di terremoto potrebbe crollare. Evidentemente si scommette sul fatto che imputati, cancellieri, avvocati e giudici sappiano darsela a gambe levate più velocemente dei diciottenni del “Mancini”.