“CREDIBILITÀ O PD IN FRANTUMI”, PARIS SU CONGRESSO, ALLEANZE E CANDIDATO SINDACO – L’INTERVISTA

“CREDIBILITÀ O PD IN FRANTUMI”, PARIS SU CONGRESSO, ALLEANZE E CANDIDATO SINDACO – L’INTERVISTA

30 marzo 2018 0 Di La redazione

Sul piano locale e nazionale Partito democratico sempre più in fermento dopo la pesante sconfitta del 4 marzo. Congresso provinciale, amministrative, alleanze per la scelta del candidato sindaco e del futuro segretario, consultazioni per la formazione del Governo: l’analisi a tutto campo di Valentina Paris, deputato uscente e membro della Direzione nazionale che, in sintesi, dice: «È tempo di celebrare un congresso provinciale atteso da troppo. C’è una platea verificata, dell’ultimo, invece, ricordo le file per iscriversi e votare il giorno stesso… A Roma come in Irpinia il rischio, senza credibilità, è di mandare in frantumi il progetto Pd. Faccia un passo di lato chi non ha sostenuto il partito. No ad alleanze trasversali alle comunali. Sì a primarie se condivise per la scelta del sindaco. Sul Governo? Non tocca a noi. Prima va ricostruita l’identità”.

Ma procediamo con ordine…

Esiste l’ipotesi che il Congresso provinciale del Pd, nonostante il Commissario abbia già fissato le date, venga rinviato?

Spero vivamente di no. Il Congresso è stato atteso per molto tempo e per troppo tempo non abbiamo affrontato i nodi politici: dobbiamo celebrarlo. In quella sede si potranno approfondire le valutazioni della sconfitta e trovare il terreno su cui ripartire. D’ora in avanti spero che il dibattito non sia congresso sì – congresso no, ma come vogliamo farlo e qual è la proposta politica da offrire al territorio.

Il Congresso, ipotizziamo, si farà. Quale sarà la sua proposta o, se preferisce, la sua mozione?

Si articola su tre temi. La prima parola che deve appartenere ai gruppi dirigenti del Pd ritengo sia credibilità: se abbiamo perso è anche perché non siamo stati credibili rispetto alle cose, pure serie e sensate, che proponevamo. Il secondo tema è la forma partito: abbiamo trascorso dieci anni a chiederci se dovevamo essere liquidi, solidi, dirigenti o amministratori; credo che la riorganizzazione passi dai circoli locali, anche i più periferici, e dall’analisi delle cose che accadono nel mondo. Il terzo punto è l’identità del Pd: abbiamo sperimentato la crisi del neoliberismo, dobbiamo porci il tema di come la sinistra si colloca tra Trump e Putin. Altrimenti se l’Irpinia guarda solo all’Irpinia il congresso sarà un’occasione sprecata.

Nel frattempo numerosi segretari di circolo, insieme ad un gruppo di sindaci del Pd, ex dirigenti e militanti manifestano insofferenza verso il Congresso, anche per timore di ulteriori lacerazioni…

Comprendo le preoccupazioni di chi amministra e di chi sta provando a costruire la linea politica del Pd. Non mi sfugge il rischio lacerazione. Ma dobbiamo essere più ambiziosi e non guardare il nostro ombelico. Il rischio di frantumare il progetto politico del Pd esiste non solo in Irpinia ma in Italia in questa fase. E allora fare un Congresso in una provincia come la nostra significa provare a capire se è ancora possibile ridefinire le fondamenta identitarie e politiche di questo progetto.

Nel prossimo Congresso ci si gioca l’esistenza del PD?

La domanda che mi pongo è: cosa cambierà a settembre? Utilizzeremo davvero questi mesi per una pacificazione? O faremo come abbiamo fatto da luglio ad aprile? Perché ci siamo già passati… Sappiamo cosa è accaduto scegliendo di non fare, forse proprio per questo dovremmo essere più determinati nel fare.

Si riferisce all’esperienza del Direttorio…

Quell’esperienza è stata la foglia di fico dietro cui si sono nascoste tutte le inadempienze di tanti anni. E io ne sono stata compartecipe per cui in questo, ovviamente, c’è una parziale assunzione di responsabilità. Un’esperienza fallimentare che…

Scusi se la interrompo, altri rimarcano il fatto di essersi dimessi…

Per onestà o per cronaca ex post, in più di una circostanza la Presidente D’Amelio ha manifestato distanza da un organo collegiale che non aveva capacità d’incidere. Io credo di essere tra quelli che ne hanno di più pagato il prezzo. Non ho mai condiviso che si organizzassero cordate intorno ai livelli istituzionali, non ho mai pensato che il partito lo dovessero fare le istituzioni. Ad un certo punto la Segretaria regionale (Tartaglione, ndr) propose questa formula, accettata per responsabilità, fortunatamente è un tempo superato, la foglia di fico non c’è più.

È d’accordo con la Presidente D’Amelio quando dice: fuori dal Pd chi non lo ha votato?

Un’affermazione che comprendo, perché è stata una campagna elettorale difficile. Certo, trovo eccessivo il fatto che chi non ha votato il Pd ritenga oggi di dover dire come il Pd debba comportarsi, c’è un limite a tutto. Non sono per cacciare nessuno. Mi aspetto però che chi ha scelto alle Politiche di non sostenere il nostro progetto politico abbia il buon gusto di fare un passo di lato e dare la possibilità a chi invece – in un momento estremamente difficile lo ha sostenuto – di assumere la responsabilità di decidere la linea. Sono tra coloro che dice, sul piano nazionale e su quello locale, che bisogna prima rappresentare gli elettori che ci hanno votato e poi recuperare quelli che non l’hanno fatto. Non vorrei tra sei mesi perdere la fiducia anche di chi ci ha sostenuto.

E questo come si traduce nel congresso, unitario o meno ?

L’unità è un’arma a doppio taglio. Troppo spesso nasconde unanimismi risibili. Il mio auspicio è che si celebri un congresso politico. Si può fare ora più che in altre fasi perché, per esempio, un lavoro su una platea degli iscritti è già stato fatto. Gli irpini avranno certezza che non assisteremo a ciò a cui abbiamo assistito nell’ultimo congresso quando si poteva votare nel giorno stesso in cui ci si iscriveva al Pd . Tanti hanno sottolineato la preoccuazione di opa possibili o meno, in questa circostanza sappiamo chi ha scelto di perfezionare l’iscrizione, chi ha saldato – certo esiste qualche caso da approfondire – ma non assisteremo più alle file di via Tagliamento in passato e che certo non hanno fatto bene al partito.

Anche perché dei circa 7.500 tesserati, la sensazione è che a votare al congresso ne saranno molti meno…

Intanto già siamo passati dai 13 mila ai 7 mila, il che significa che la platea è già più aderente e veritiera rispetto al copro elettorale.

In ballo non c’è solo il Congresso provinciale, le amministrative sono alle porte, l’intesa passa da lì?

Le amministrative saranno uno scoglio durissimo per noi. Dobbiamo essere realistici ma non disfattisti. I numeri delle Politiche trasferiti sul livello amministrativo, di fatto, ci vedono già perdenti. Questo non vuol dire sentirsi sconfitti ma indica l’urgenza di un’inversione di marcia. Non abbiamo bisogno di rimettere insieme caselle e sigle, come troppo spesso abbiamo fatto in passato, se ne siamo capaci dobbiamo dire come recuperiamo credibilità dicendo cosa il Pd immagina di fare nella Città di Avellino e nei tanti altri comuni al voto. Una delle sfide ad esempio, rispetto all’Irpinia, sarà comprendere se candidarsi a governare la Città significherà candidarsi finalmente a governare l’area vasta.

Attualmente sembra in corso una fuga dal Pd e più in generale dai partiti e dai vecchi simboli. Crede che il simbolo del Pd alle amministrative ci sarà?

Il simbolo del Pd nel comune capoluogo non può non esserci dal mio punto di vista. È noto però, che in tutte le altre realtà il simbolo non c’è mai stato, neppure quando prendevamo il 40 percento alle europee. Anche come soggetto politico forte, in questi dieci anni abbiamo sempre scelto che vincesse il civismo nelle realtà più piccole. Qualora ci fosse un ritrovato orgoglio e la volontà di ri-scommettere su un simbolo che dice tanto, perché dice tanto – dice partito e dice democratico – in questo momento così difficile potrebbe essere un bel segnale di ripartenza.

Quali caratteristiche dovrebbe avere il futuro segretario provinciale ?

Dovrebbe esse un buon play, capace di mediare, tenere rapporti ed elevare il dibattito. Al momento non serve un segretario ma un squadra capace di recuperare credibilità.

Ha già in mente un nome, naturalmente sappiamo che non ce lo dirà perché potrebbe bruciarlo ….

Per me è stata molto importante la riunione tenuta dal Commissario con i segretari circolo. Lì ho ritrovato una comunità politica matura è dalla valorizzazione di quella comunità che occorre ripartire. Non ho valutato nessun nome, credo davvero che dovremmo fare uno sforzo collegiale maggiore. E scegliere il segretario non dovrà significare dare la croce addosso ad una singola persona, non me la sento.

Ma immagina in quel ruolo più un uomo di partito o un amministratore ?

In questo momento credo che i profili siano complementari. C’è un livello diffuso di quadri dirigenti da valorizzare. Ovviamente, per le mie esperienze, essere segretario in questa fase, al netto della buona squadra, richiede un impegno a tempo pieno. Chi amministra lo fa nelle grandi difficoltà di questi tempi ed è anche molto oberato , non credo comunque siano figure incompatibili.

Passiamo alle elezioni comunali. La strada che molti indicano è l’allargamento del perimetro del Centrosinistra, ma largo sin dove?

È bene chiarire subito un punto rispetto a cose che ho letto in giro: credo sia un errore politico epocale pensare di poter organizzare il campo del centrodestra e del centrosinistra per contenere la possibile ondata del M5S. Sarebbe un errore politico ed una delle strade che non censente di recuperare la credibilità. Su questo non possiamo venir meno.

In questi giorni sembra essere discontinuità la parola chiave rispetto all’amministrazione Foti ? Ma poi come si traduce concretamente…

Io credo che discontinuità sia una parola un po’ abusata in un territorio come il nostro che di fatto da sempre vede alternarsi giunte ed amministrazioni, sostanzialmente, nella continuità. Se il centrosinistra usa la parola discontinuità rischiamo di essere ridicoli e non certo credibili. Io credo che dobbiamo fare un altro tipo di lavoro. affermando che la giunta Foti è stata una fase di transizione, perché tante cose sono cambiate; se ci sono elementi da approfondire è meglio declinare i temi su cui serve discontinuità. Credo, ad esempio, che ciò si debba fare sulla macchina amministrativa: sono troppi i cortocircuiti registrati tra politica e amministrazione. Se mi si chiede discontinuità sul progetto periferie, invece, dico chiaramente che ad esso non rinuncio.

Come si arriva alla scelta del canditdato sindaco ?

Non utilizzando la parola identikit ma in maniera collegiale. Si arriverà ad un scelta condivisa se superiamo tutti l’atteggiamento dei veti. Se, invece, partiamo dai nomi, ognuno rimarrà sulle sue posizioni.

Esclude le primarie ?

No, assolutamente. Dico che non sono una questione organizzativa ma politica e di volontà. Sono convinta che qualora il Centrosinistra dovesse condividere questo percorso allora potrebbe sicuramente rafforzare tutti noi.

Anche sul piano nazionale il PD attraversa una fase di transizione, lei è membro della Direzione nazionale, come crede finirà?

La fase è molto delicata. Abbiamo scelto, dopo la prima Direzione, di trasferire al Colle la volontà che siano coloro che hanno preso maggiori voti a compiere lo sforzo di proporre. Ho apprezzato che Sibilia ha postato sul suo profilo la procedura per l’indicazione del Presidente del Consiglio –  rilevo che Di Maio ancora dice di meritare l’incarico – forse non ha visto quel video e ignora che che spetta al Presidente della Repubblica questa prerogativa. Noi auspichiamo che la prima forza politica non abbia un atteggiamento presuntuoso perché sarebbe un errore del M5s e lo dico sulla scorta degli errori che abbiamo fatto noi quando cinque anni fa abbiamo provato intorno a Bersani ad esprimere un governo. Il Pd è la seconda forza e per questo non si sottrarrà ma anche vero che non siamo stati quelli a cui i cittadini hanno detto: tocca a voi dare le carte. Siamo minoranza e da questa posizione proveremo a dare una mano. Il dibattito interno da noi è sempre più vivace è vero. Molti tra i dirigenti ritengono che non dovremmo assumere posizioni aventiniane, credo non lo faremo. C’è però una cosa che dobbiamo ricominciare a condividere. E la mia generazione nel Pd deve dirlo in maniera ancora più netta. Al Pd è stata chiesta responsabilità dal 2011, a noi non si può chiedere di morire di responsabilità. Ci è stato chiesto da chi ci ha preceduti di saldare tutti debiti.  È giusto, non avendo ricevuto fiducia sufficiente, che proviamo a recuperare la nostra identità piuttosto che esasperare la ricerca di una responsabilità ad ogni costo…che potrebbe portare a perderci.