COVID, CRITICITA’ E RITARDI: CITTADINANZATTIVA SCRIVE A REGIONE, ASL E PREFETTO

COVID, CRITICITA’ E RITARDI: CITTADINANZATTIVA SCRIVE A REGIONE, ASL E PREFETTO

16 Ottobre 2020 0 Di Leonardo D'Avenia

Riceviamo e pubblichiamo:

“E’ noto che la Regione Campania nella prima fase  COVID19  ha adottato strategie anche finalizzate al rigoroso rispetto delle regole di contenimento del virus  che hanno consentito di  annoverare  la Regione Campania tra quelle con la più bassa diffusione ed incidenza di infezione da Sars-Cov-2 tra la popolazione.

Purtroppo noi, come osservatorio civico del Tribunale per i Diritti del Malato  di Avellino, nostro malgrado, non stiamo registrando la stessa cosa nella seconda fase COVID-19 che comunque è stata oggettivamente caratterizzata dalla riapertura delle attività, delle frontiere e dal rientro dalle vacanze anche in località extra regionali segnate da importanti focolai. Nonostante gli interventi e le strategie  di prevenzione pure adottate, la situazione dei contagi, specie negli ultimi giorni,ha toccato numeri di positivi significativi tanto da superare pure quelli della Lombardia che stentano a calare. Questa situazione ci allarma in quanto incontra, almeno nella nostra provincia, anche importanti criticità nell’assicurare una precoce diagnosi alla popolazione interessata al contagio e con essa ai rispettivi familiari conviventi ed ai contatti diretti.

Bene nella prima fase quando l’ASL  di Avellino, sebbene con poche  decine di casi, istituiva  n.4 Unita Speciali  Mobili  al fine di coadiuvare i  MMGG  del territorio provinciale  nella gestione domiciliare dei pazienti e conviventi/contatti stretti con un progetto trimestrale ad oggetto “emergenza COVID-19 – Progetto Asl Avellino – Combattiamo il Virus sul territorio”.

Nella seconda fase, invece, il servizio di  gestione e cura e più in generale di assistenza domiciliare del sospetto/affetto Covid n.19 nello stesso territorio provinciale di Avellino risulta  essere stato caratterizzato da importanti criticità soprattutto nella fase  della diagnosi, sempre più condizionata dal ritardo  nella somministrazione del tampone, e nella comunicazione del relativo esito.

Tuttavia dal punto di vista civico, suffragato dalle segnalazioni esaminate, il ritardo rilevato sembrerebbe essere oggettivamente ricondotto all’elevato numero di casi da trattare anche rispetto ai numerosi piccoli focolai presenti ora sul territorio della provincia di Avellino di gran lunga superiori a quelli della prima fase Covid-19. Orbene, il consistente  numero dei casi  che impongono un  intervento finalizzato a  diagnosticare con certezza la positività e pericolosità del contagio  attraverso la somministrazione del tampone  naso/faringeo, evidentemente costringe gli operatori sanitari preposti a fare delle scelte di priorità per razionalizzare i tempi anche rispetto alle unità disponibili, oggettivamente non più sufficienti per soddisfare  l’aumentato bisogno.

Accade, per esempio, che un soggetto asintomatico che rientra da uno di quei Paesi ad alto rischio di contagio, risultato positivo al test sierologico finisce per essere sottoposto a tampone soltanto dopo tre o quattro giorni  dalla richiesta con triage del MMGG. Oppure un soggetto sintomatico, nonostante la richiesta  con triage del MMGG, non venga mai tamponato oppure sottoposto al tampone  con giorni e giorni di ritardo.

Quanto sopra non è più tollerabile in quanto la nostra popolazione, proprio in questo particolare momento di crescita esponenziale del numero delle persone riscontrate positive al Covid-19, di quelle ormai a tutti note sospettate e non  tamponate da giorni,  e dei diversi focolai che risultano di difficile controllo, è allarmata e sempre più spesso si sente in balia dei ritardi di diagnosi certa e quindi della conseguente cura oppure di una certificata guarigione al fine di poter ritornare a vivere.

Noi come movimento civico di tutela dei malati non vogliamo spingerci a suggerire soluzioni in quanto ci rendiamo conto che il servizio sanitario è molto complesso e lo è ancora di più per affrontare questa pandemia sia nella fase di prevenzione che in quella di assistenza e cura. Tuttavia  dalle evidenze civiche abbiamo potuto osservare che attualmente il numero degli operatori per far fronte alla cura e la gestione a domicilio dei pazienti sospetti/affetti da SARS-Cov-2 (Covid-19) non è assolutamente sufficiente  rispetto all’aumento esponenziale dei casi da trattare nell’ambito del territorio della provincia di Avellino. Del resto questo gap negativo, specie in relazione all’attuale situazione epidemiologica,  è facilmente e rapidamente colmabile  in quanto basterebbe aumentare le Unita Speciali Mobil (Cosiddette USCA) al previsto n.9 rispetto alle 4 attuali come da  d.l.n.14 del 20.3.2020 art.8 che impone una unità USCA per ogni 50mila abitanti. De resto il ricorso all’aumento delle USCA, come nel caso in esame, è imposto ai Direttori Generali delle ASL, anche dall’indirizzo operativo della costituzione delle stesse da parte dell’Unità di Crisi Regionale Emergenza epidemiologica da COVID -2019 nella nota del 27.3.2020 a firma del Dr.Postiglione e Dr.Italo Giulivo. Appare superfluo soggiungere che l’istituzioni di congrue unità USCA è pure vincolata alla permanenza dello stato di emergenza nazionale come precisato dal d.l.n.14 del 20.3.2020.

Altro aspetto importante che ci sentiamo in dovere  di sottoporre alla Vostra attenzione è l’importanza del protocollo operativo regionale per la cura e la gestione a domicilio dei pazienti sospetti/affetti da SARS-Cov-2 (Covid-9) che se osservato con più puntualità da parte di tutti i soggetti chiamati in causa per affrontare il delicato servizio potremmo  ridurre i disagi e le criticità segnalate. Trattasi di un documento di semplice fruizione trasmesso dalla Unità di Crisi Regionale con nota in data 15.5.2020 a firma del Dr.Postiglione  e Dr.Giulivo diretta ai Direttori Generali AA.OO. AA,OO.UU.AA,SS,LL,IRCCS. Tale protocollo, insieme al ricorso professionale  della piattaforma informatica regionale, garantisce ancora di più l’umanizzazione dell’assistenza domiciliare COVID a partire dalle chiare informazioni da garantire tra medici, pazienti e famiglie e pervenire alla precoce  presa in carica attraverso  una tempestiva diagnosi assicurata solo dall’esito positivo del tampone naso-faringeo. Infatti il citato protocollo in calce a pagina  due sotto la voce  “Piattaforma informatica regionale” recita testualmente: “La precoce presa in carico dei pazienti e il relativo trattamento saranno facilitati dall’utilizzo della piattaforma informatica di sorveglianza regionale  (e-Covid Sinfonia) che semplificherà e renderà più agevole lo scambio di informazioni tra gli attori coinvolti ai vari livelli come di seguito dettagliato, ma anche tra medici, pazienti e famiglie:” Questo per significare che anche noi del Tribunale per i Diritti del Malato  abbiamo tentato più volte di relazionarci con gli attori indicati nel precitato protocollo, anche attraverso l’URP, ma non siamo riusciti mai a conferire  con gli stessi,  i quali,evidentemente  sempre impegnati per sovraccarico di lavoro, non hanno nemmeno avuto il tempo di rispondere al telefono oppure quando la telefonata ci e stata trasferita dal centralino i loro telefoni sono risultati sempre occupati.

Altro dettaglio importante del protocollo è la previsione a pagina 8 punto n.4 del COORDINATORE AFT che impone l’assegnazione della dotazione dei DPI necessari alle AFT sulla base dei pazienti in carico per sospetto e/o malati di COVID 19, ivi compresi gli strumenti diagnostici o le tecnologie più appropriate, per il monitoraggio dei pazienti a domicilio che lo stesso Coordinatore AFT e tenuto a consegnare ai MMG per svolgere le eventuali visite domiciliare. Orbene  risulterebbe che i MMG al momento non risultano essere stati ancora completamente dotati dei DPI e dei citati strumenti diagnostici per il monitoraggio dei pazienti a domicilio. Ovviamente se questa  carenza viene effettivamente riscontrata non è cosa di poco conto in quanto i MMG ancora ad oggi non sono messi nelle migliori condizioni di poter svolgere in sicurezza, come i medici delle USCA dotati  di dispositivi di sicurezza di tutto punto, la importante assistenza domiciliare ai pazienti o sospetti Covid 19.

All’Unità di Crisi Regionale si chiede infine di valutare la possibilità di verificare oltre che alla puntualità nell’applicazione del protocollo da parte di tutti gli attori interessati anche l’utilizzo della Piattaforma informatica di sorveglianza  Regionale  per sfruttare la sua piena funzionalità al fine di agevolare l’attività di tutti gli operatori ricorrendo se del caso anche  a ripetizioni di corsi teorici pratici di tale importante strumento.”