CALCIO E COVID: QUANDO LA PRIVACY DIVENTA UN OPTIONAL

CALCIO E COVID: QUANDO LA PRIVACY DIVENTA UN OPTIONAL

7 Settembre 2020 0 Di Leonardo D'Avenia

Da quando il Covid è entrato nelle nostre vite, a riempire la nostra quotidianità, abbiamo imparato a conviverci, e soprattutto a convivere con molti interrogativi. Uno dei tanti, che soprattutto in una città come Avellino, sta negli ultimi giorni intasando le menti delle persone è: “È legale divulgare i nomi dei contagiati dal Covid-19?”

 

L’ultima ondata di contagi nel capoluogo, oltre a generare una vera e propria psicosi, ha finito per mostrare il lato più “cattivo” ed oscuro dell’essere umano, scatenando una caccia all’untore. Ma per arrivare a cosa? A scaricare su di lui tutta la rabbia repressa di questi ultimi mesi? A trovare un capro espiatorio sul quale sputare veleno ed incolparlo di un qualcosa di cui non si può avere colpa? Da quando essere “malati” è diventata una colpa? Certo, bisogna mettere sulla bilancia del giudizio tanti fattori, legati soprattutto allo stile di vita che ognuno di noi può assumere. Ma di base, se oggi si viene contagiati dal Coronavirus, non ci si può ritrovare al centro di una gogna mediatica e soprattutto social. I casi dei giovani avellinesi, che hanno riempito le chiacchierate di tanti salotti del capoluogo, dai bar, alle bacheche social, hanno insegnato molto. E anche i casi dell’Us Avellino, non sono da meno: con i nomi dei contagiati sbattuti in prima pagina, al termine dell’ennesima caccia all’untore, finalizzata chissà a quale scoop. Ma davvero, sapere vita morte e miracoli di un contagiato, cambia l’effettiva realtà delle cose? Per qualcuno probabilmente sì. Ma cerchiamo di fare chiarezza. Com’è noto, il diritto di cronaca esercitato da ogni giornalista deve rispondere ai seguenti tre criteri: verità: la notizia pubblicata deve corrispondere a un fatto realmente accaduto; continenza: la notizia deve essere esposta in maniera corretta; pertinenza: la notizia deve essere rilevante per l’opinione pubblica. Sussistendo questi tre requisiti, il diritto di cronaca può dirsi validamente esercitato. Ma nel caso specifico dell’Us Avellino, al di là della verità e della continenza, qualche dubbio viene sollevato sulla pertinenza: ossia, sapere nome e cognome dei contagiati in casa biancoverde è una notizia rilevante per l’opinione pubblica? In che modo un tifoso o appassionato può essere “influenzato” dal sapere che il calciatore x è contagiato? Una volta che la società ha reso noto la positività di tre tesserati, sospendendo di seguito l’attività agonistica, in che modo può cambiare la percezione sapendo nel dettaglio chi è contagiato? Oggettivamente nulla. Anche nei club di primissima fascia, di Serie A o addirittura a livello europeo, le società comunicano il numero dei positivi, senza necessariamente dire chi nel dettaglio è stato contagiato, è il calciatore poi che decide se comunicare privatamente la sua positività o meno. E’ sempre questione di privacy, e talvolta di etica, ma questa è tutta un’altra storia.