CORONAVIRUS, UN DRAMMA ANCHE QUANDO LO AVREMO DEBELLATO

CORONAVIRUS, UN DRAMMA ANCHE QUANDO LO AVREMO DEBELLATO

23 Marzo 2020 0 Di Sandro Feola

Prima la vita, sempre. Tutto il resto viene dopo. Se una sola vita potrà essere salvata grazie al lockdown, bene fanno i governi a scegliere questa strada: chiudere tutto ciò che non è essenziale.

Tuttavia, in un Paese come l’Italia, che si è guadagnato sul campo un posto nel G7, cioè nell’organizzazione intergovernativa dei sette stati più economicamente avanzati del mondo, i cittadini hanno il diritto di chiedere ai loro governanti di avere consapevolezza e lungimiranza tali da pensare quale sarà il futuro quando questa pandemia sarà passata. E quali provvedimenti vanno presi oggi – e non ad emergenza finita – per evitare che al dramma del Coronavirus si aggiunga una crisi economica che potrebbe avere risvolti altrettanto drammatici dal punto di vista sociale.

Un Popolo che ha saputo risollevarsi dalla Guerra e correre così speditamente da eccellere sul versante economico merita di avere al governo una classe politica di spessore, che sappia non solo affrontare l’emergenza ma riesca a coniugare gli interventi tenendo in considerazione non solo il presente, ma anche ciò che sarà da qui a tre o quattro mesi.

Al lockdown, invece, – comunicato al Paese di notte senza avere un testo pronto –  non sono seguite misure di tutela dell’apparato produttivo che consentano al Paese di guardare al futuro con un barlume di fiducia. Il decreto “Cura Italia” è poco più di un pannicello caldo, percepito da chi fa impresa come una presa per i fondelli. E nessuna interlocuzione significativa  con le istituzioni europee è venuta dai nostri governanti per chiedere con forza misure comuni sul versante fiscale e di sostegno alla liquidità delle aziende. 

Se il Governo e le istituzioni europee non adotteranno entro questa settimana provvedimenti immediati e concreti, saremo costretti ad assistere ad un generale impoverimento del Paese, in particolare delle classi sociali più deboli che saranno portate sull’orlo della disperazione. Ecco perché è necessaria immediatamente la sospensione delle scadenze fiscali e contributive delle aziende, senza assurdi limiti di fatturato; una rivisitazione dei requisiti per accedere al credito, provvedimenti straordinari per assicurare liquidità utilizzando eventualmente garanzie statali. E poi, quando si metterà mano a un piano eccezionale di livello europeo che dia impulso all’economia, finanziato con la emissione di titoli di debito di livello, appunto, comunitario?

I vertici di Confindustria, che non a caso parlano di economia di guerra, hanno avuto modo di indicare al Governo la gravità della situazione. Ma la sensazione è che il Presidente Boccia abbia parlato a una classe politica in balia degli eventi. Inadeguata, impreparata, priva di quella esperienza che è decisiva nei momenti di particolare difficoltà come quello che stiamo vivendo.