CORONAVIRUS: DE LUCA, I SINDACI E L’ONESTÀ INTELLETTUALE DELLE OPPOSIZIONI

CORONAVIRUS: DE LUCA, I SINDACI E L’ONESTÀ INTELLETTUALE DELLE OPPOSIZIONI

2 Maggio 2020 0 Di Sandro Feola

Chiedere onestà intellettuale alla politica, specie a quella che occupa i banchi destinati alle opposizioni, è come ostinarsi a chiedere a quel famoso cammello di passare nella cruna dell’ago: è del tutto inutile. A maggior ragione se la richiesta è posta in contesti dove, viste le scadenze, tutto viene declinato in chiave elettorale.

Eppure la qualità di una classe dirigente, sia essa di governo o di opposizione, si vede sopratutto nei momenti di emergenza, quando i rappresentanti dei cittadini si trovano ad affrontare situazioni che hanno il carattere della straordinarietà, al punto di dover assumere decisioni dalle quali potrebbe dipendere la vita delle persone.

La pandemia da Covid-19 ha messo e sta mettendo a dura prova chiunque abbia responsabilità di governo. Dal Presidente del Consiglio dei Ministri all’ultimo dei sindaci di questo Paese. E in una condizione come questa, assimilata, non a sproposito, a una guerra, le opposizioni avrebbero dovuto avere un atteggiamento totalmente scevro da ragioni di parte, responsabilmente orientato alla sola salvaguardia della salute dei cittadini. Il che non significa collaborare in maniera asettica, ma imporsi quella onestà intellettuale che è presupposto imprescindibile per essere all’altezza dei momenti eccezionali per gravità, e contribuire efficacemente a superarli.

Non è stato sempre così. Troppo frequentemente, a vari livelli, si sono registrate posizioni evidentemente poco consapevoli della drammaticità del momento, per niente orientate a quel senso di responsabilità a più riprese auspicato dal Presidente della Repubblica. Atteggiamenti scomposti rispetto ai livelli istituzionali più alti che, per la verità, sono venuti anche da alcuni primi cittadini che spesso hanno fatto prevalere un protagonismo sterile, giustificato da valutazioni per niente fondate sui fatti e scaturite evidentemente da logiche di appartenenza. Per non parlare del benaltrismo, a tratti anche un po’ ridicolo, dei tanti che hanno parlato come se fossero navigati gestori di epidemie ed esperti di ordinanze anti Covid.

Ma il clou lo si è avuto durante l’ultimo Consiglio regionale, il primo dall’inizio dell’emergenza, durante il quale alcuni consiglieri di opposizione hanno mostrato uno scollamento a tratti sconcertante con la realtà. Non per le critiche in sé, quanto per giudizi tanto tranchant quanto surreali, che avranno fatto credere a chi seguiva che a parlare fossero i consiglieri comunali di Codogno e non i rappresentanti del popolo campano.

Onestà intellettuale avrebbe imposto, invece, di prendere atto dei numeri. E di riconoscere al Governatore De Luca, pur con tutti i limiti di una sanità penalizzata dal piano di rientro, di aver gestito una emergenza tanto inaspettata quanto inedita come meglio non avrebbe potuto, scegliendo opportunamente una linea rigida e intransigente comunicata efficacemente, riorganizzando le terapie intensive dei nosocomi, contendendo le perdite e fermando i contagi. La mancanza di onestà intellettuale di alcuni dei consiglieri che sono intervenuti li ha indotti, invece, a descrivere la Campania come se fosse la provincia di Lodi, suscitando certamente lo sconcerto di chiunque abbia avuto modo di ascoltare un insussistente “tutto va male, madama la marchesa”.

Peccato, però, che questo scollamento con la realtà abbia portato il Consiglio regionale, durato oltre due ore, non solo ad ignorare un’eccellenza mondiale qual è il Cotugno di Napoli, ma anche a sorvolare sul sacrificio di centinaia di infermieri, medici e sanitari che si sono distinti, non solo in Italia, per la qualità del loro lavoro. Al posto del parlamentino campano ci hanno pensato il Times ed Euronews. Organi di stampa così distanti da noi da non poter essere accusati di essere di parte.