CONZA, FARESE: IL SERBATOIO DEL PAESE VECCHIO? ABBIAMO CONSERVATO LA SUA MEMORIA

CONZA, FARESE: IL SERBATOIO DEL PAESE VECCHIO? ABBIAMO CONSERVATO LA SUA MEMORIA

11 Giugno 2020 0 Di La redazione

Qualche anno fa a Conza della Campania, fu demolito la struttura del serbatoi del paese vecchio. Sulla questione dop varie discussioni degli ultimi giorni è intervenuto l’ex sindaco Vito Farese. “Leggendo l’intervento del forum dei giovani – dice Farese –  non può non intervenire, per l’ennesima volta, in particolare chi, all’epoca della demolizione del nostro serbatoio era Sindaco di questo Comune, ed insieme con l’Ufficio Tecnico Comunale, la sua giunta, i consiglieri comunali di maggioranza e tutti cittadini presenti nelle assemblee che si svolsero all’epoca, in Italia ed all’estero, decise di dover procedere, purtroppo, alla demolizione di quello che per tutti noi aveva sempre rappresentato un punto di riferimento.
Un legame affettivo faceva di questa struttura un simbolo del nostro paese. Eppure, non aveva nessun valore sotto altri profili: non era unico nel suo genere (anzi, ve ne sono a migliaia in tutta Italia), non era stato realizzato con materiali pregiati (non era in pietra o mattoni, ma in cemento armato), né tantomeno era antico (realizzato negli anni ’50). Il fatto stesso però che svettasse sulla sommità del nostro paese che lo si vedesse da qualsiasi posizione, lo rendeva particolarmente attrattivo per i conzani ed in particolare per chi tornava da fuori quando, alla vista del serbatoio,
si sentiva finalmente a casa dopo aver percorso migliaia di chilometri. Fatta questa premessa, va detto che il serbatoio, purtroppo, a causa del terremoto, fu irrimediabilmente danneggiato ed a rischio crollo. La questione ci venne posta
quando iniziammo a condurre le persone sul parco archeologico (inaugurazione 29/07/1984) e chiedemmo i finanziamenti per la sua fruizione. Ci fu imposto di mettere in sicurezza l’area e, di conseguenza, demolire la struttura al fine di rendere utilizzabile quell’area per fini turistici.
A quel punto, noi che, come tutti, o forse, in quanto amministratori, ancor più di tutti, eravamo legati a quel simbolo, tentammo di optare per la riparazione, ma ci fu risposto che ciò non era possibile (oltre che oneroso) perché anche quel luogo, potesse essere, prima o poi, oggetto di scavi ed il serbatoio avrebbe rappresentato un ostacolo a tale eventualità. Caparbiamente, però, noi che volevamo, a tutti i costi, rendere visitabile il parco archeologico e, allo stesso tempo, conservare quel simbolo, fummo, comunque, costretti a demolirlo, per mettere in sicurezza l’area archeologica
(ricordiamo cosa è accaduto al ponte Morandi a Genova o ad altre strutture su cui non si è intervenuti per tempo). Prima di dare l’ok alla demolizione, chiedemmo un finanziamento per la realizzazione di un “Monumento al serbatoio”. Ci avvalemmo, per la progettazione dell’illustre Architetto Riccardo Dalisi, professore presso la facoltà di Architettura all’Università a Napoli, affidando la nostra Memoria nelle mani di un architetto, artista, designer di fama mondiale che vanta al suo attivo innumerevoli mostre, le cui opere sono esposte permanentemente in molti Musei (Centre Pompidou di Parigi, del FRAC di Orléans, del Triennale Design Museum di Milano e del MuseoMADREdiNapoli), fermamente convinti di dare a Conza una opera  d’arte degna della sua Storia. (Per chi volesse approfondire il significato della opera scultorea segnalo Torre Conza – Riccardo Dalisi wwwriccardodalisi.it). La progettazione, quindi, previde una struttura in acciaio (smontabile se fosse necessario, in caso di scavi), con torre panoramica sulla sommità che offrisse una vista mozzafiato, molto simile al serbatoio da demolire (stessa altezza, un po’ più snello), visibile anche di notte (dotato di impianto di illuminazione notturna). Il progetto fu interamente finanziato dall’Assessorato al Turismo della Regione Campania – e vi assicuro che nessun ente pubblico avrebbe mai dato via libera per soddisfare lo “sfizio” o il “capriccio” di chicchessia, senza riscontrarne, innanzitutto motivi seri (sicurezza e simbolo da preservare), nella richiesta di finanziamento -. La nostra richiesta fu ritenuta pertinente ed indispensabile al fine di dare fruizione al Parco Storico ed Archeologico dell’Antica “Compsa” o “Kampsa” come la si vuol chiamare ed il comune ottenne l’intero finanziamento per eseguire i lavori di demolizione e per la costruzione della “Torre panoramica” – “Monumento al
Serbatoio”, invece di aspettare che esso crollasse da solo, prima o poi (perché questo sarebbe stato il destino del nostro “simbolo”, purtroppo irrimediabilmente danneggiato dal terremoto).
Appena in possesso del progetto, tenemmo assemblee a Conza ed all’estero per la presentazione dello stesso, accompagnato anche da un plastico che lo rappresentava per come sarebbe stato, una volta realizzato. Una figura della torre panoramica di Conza è stata anche pubblicata su una rivista internazionale di architettura. Questa è
la realtà dei fatti. Dispiace che, troppo spesso, si parli per sentito dire e che non si approfondiscano le questioni prima di esprimere giudizi sulle azioni e soprattutto sulle persone ed era, quindi, doveroso per me fornire la versione veritiera di questa vicenda che, di sicuro, è dispiaciuta a tutti quelli che amano Conza ed a noi, talmente tanto, da arrivare ad erigere un “Monumento al Serbatoio” a dimostrazione di tutto il nostro attaccamento a questo simbolo”.