CONGRESSO SÌ, MA A CONDIZIONE CHE…

4 aprile 2018 0 Di Sandro Feola

di Sandro Feola

Congresso sì, congresso no. E’ ormai un dibattito surreale quello che vede impegnate tutte le anime del Partito Democratico irpino, tutte intente a darsele di santa ragione nell’indifferenza della gente comune.

Anche in una provincia come quella di Avellino, che viveva di pane e politica, la celebrazione di un momento di democrazia interna ormai non interessa più di tanto. Non solo perché in tempi di vacche magre l’elettorato è ovviamente meno attento alle discussioni interne ai partiti, ma soprattutto perché il “confronto” si è ridotto troppo frequentemente a mero scontro per il potere. E gli elettori lo sanno, lo vedono. Poi questa interminabile e orrenda fase di transizione, che chiamiamo “seconda repubblica”, ha abituato le persone a pretendere soluzioni semplici a problemi complessi, fino a convincersi che la riflessione e il confronto siano superflui, che basti uno slogan per risolvere questioni annose che, invece, richiederebbero un intenso concorso di idee e di esperienze.

pd congressoIl congresso del Pd andrebbe celebrato. Ma non perché si avvicinano le amministrative o perché Ermini non ne può più o, peggio, perché così vogliono quelli che molto immaturamente sono alla ricerca di improbabili rivincite. Andrebbe celebrato per segnare un nuovo inizio; per sancire, non solo più a parole e a mezzo comunicati stampa, che i democratici più illuminati vogliono rinnovare, non solo anagraficamente, ma nei metodi, nei rapporti, nel modo di comunicare, nella scelta della classe dirigente; che vogliono acquisire quella onestà intellettuale che è fondamentale non solo per dire la verità agli altri, ma per evitare di mentire a se stessi e di prendersi in giro, che di per sé è quanto di più dannoso si possa fare in un partito.

Se le premesse fossero queste, il congresso potrebbe essere celebrato subito. Se invece l’intenzione fosse quella di andare alla conta, allora sarebbe meglio rinviare a dopo le amministrative. Ciò per evitare una sconfitta che rischia di essere non solo cocente, ma anche vergognosa.