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CONGRESSO PD: DAL PANTANO ALLA SABBIA

Trame e tranelli s’intrecciano e si sciolgono nel Pd. La lotta intestina tra le anime del partito si è spinta talmente oltre da aver annullato addirittura ogni capacità decisionale. La celebrazione di un congresso, ordinario o straordinario, anzi, la celebrazione stessa di un congresso o il commissariamento, sono tutte ipotesi circolate e circolanti. Esaurita la fase politica del Direttorio, un anno e mezzo dopo le dimissioni forzate di De Blasio, il pantano ristagna. Esclusi i capilista bloccati che si decideranno a Roma. In attesa della legge elettorale, tutto il resto al momento è magma incandescente. Difficile se non impossibile al momento azzardare ipotesi e prevedere il futuro sull’esito della vera contesa che , a Roma come in Irpinia, si consuma in queste ore: le scelte dei futuri candidati al Parlamento. C’è chi ha osteggiato il congresso temendo di essere trombato dai rapporti di forza cambiati in continuazione, nel classico gioco a “fotti compagni”. E c’è chi il congresso lo ha prima favorito e poi osteggiato perché “ora fotteva” e un attimo dopo “veniva fottuto”. Commissariare il partito significherebbe in questo clima dare il benservito, in un solo colpo, al Direttorio e a De Luca che tenta la scalata regionale alla Segreteria. Ma la scelta di un commissario è tutt’altro che semplice. Dove lo si trova un estraneo alle correnti, un’anima pia, uno che nulla vorrebbe in cambio, disposto ad indossare la divisa di super eroe super-partes? I fasti del Pd del 40% alle europee, a Roma come in Irpinia, sembrano lontani anni luce. Appartengono ad un’altra era politica, pre-referendum. A Roma come in Irpinia, oggi, forse complice il caldo eccezionale e la carenza d’acqua, si boccheggia, si annaspa, si traccheggia. Lentamente, gli scontri tra anime, hanno scavato un solco: nel mezzo vi è il pantano già descritto da cui non sarà semplice uscire; tutt’intorno la voragine si allarga, aumentando a dismisura e la distanza tra partito, elettorato e territorio. Lo scontro tra anime sembra destinato a condannare il Pd all’inferno mentre grillini e centrodestra rinsaldano le ideologie. Pagherà dazio il Pd alle politiche, a Roma come in Irpinia. Ancora più danno , in termini di perdita del consenso, sarebbe la mancata celebrazione di un congresso che lascerebbe alla mercé del maldipancista di turno le trattative per le prossime comunali e la futura amministrazione dovesse mai essere di matrice democratica. Arcani della politica difficili da svelare e da raccontare ai cittadini. Cosa immaginate ne pensi un militante Pd senza troppe pretese di un congresso bloccato, rinviato, fissato e nuovamente smantellato? Elevate al cubo e potrete immaginare anche il pensiero dell’elettore simpatizzante – disinteressato. Per concludere: venga un commissario, si riaprano, si azzerino o si definiscano i tesseramenti, si scelgano i candidati al Parlamento, alla segreteria Provinciale, agli enti locali, si definiscano le alleanze… la domanda è, a Roma come in Irpinia: nel Pd c’è qualcuno che ha la forza di assumere una decisione e portare avanti la linea? Credo di no.Nel frattempo, anche per queste ragioni, la provincia irpina è alle prese con il dramma occupazionale, l’emergenza idrica, le carenze in sanità e trasporti, il disagio sociale e il malaffare. Una terra verde che si riduce a deserto: nel turbinio della bufera democratica ciò che avanza è soltanto sabbia.

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Vincenzo Di Micco

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