CONFCOMMERCIO AVELLINO VERSO LA SOPPRESSIONE, PENZA:”E’ IN COMA, SCONGIURARE COLPO DI GRAZIA”

CONFCOMMERCIO AVELLINO VERSO LA SOPPRESSIONE, PENZA:”E’ IN COMA, SCONGIURARE COLPO DI GRAZIA”

21 giugno 2018 0 Di La redazione

Confcommercio Avellino verso la soppressione per colpa della regionalizzazione. Il Dott. Pasquale Penza risponde ai nostri dubbi ed alle nostre domande.

 

Salve Dott. Penza, abbiamo appreso che esiste una soppressione di Confcommercio Avellino. Ma cosa succede?

Di sicuro la situazione che si registra non è tra le più felici, ma per quanto di mia conoscenza si tratta di una richiesta di esclusione dalla Confederazione Nazionale per motivi abbastanza seri legati alla gestione dell’Associazione.

Ma da cosa nasce questa richiesta?

In occasione di un processo di riorganizzazione delle associazioni provinciali, Roma ha provveduto a fare dei controlli presso le associazioni provinciali e ad Avellino sarebbero state rilevate delle attività che magari non sono state comprese e quindi risultate poco chiare e che hanno portato a delle valutazioni negative sia in termini di efficienza operativa che in termini di trasparenza. Da qui la Giunta Nazionale e il Direttore Generale hanno prodotto una delibera nella quale si richiede l’esclusione della Confcommercio di Avellino dal sistema Confederale e quindi anche dalla regionalizzazione.

Quindi Confcommercio Avellino non esiste più?

No. Almeno non è un atto definitivo. La delibera, per quanto prodotta dai massimi organi politici e dirigenziali di Confcommercio Nazionale, deve comunque passare nel Consiglio Nazionale che, valutando gli accadimenti e le controdeduzioni che bisognerà produrre, dovrà eventualmente ratificarla. Ovviamente speriamo tutti che tra i vertici di Confcommercio Nazionale e quelli di Avellino ci sia stato un grosso fraintendimento e che le controdeduzioni da produrre siano robuste e in grado di contrastare efficacemente gli insidiosi rilievi mossi a Confcommercio Avellino.

Ma effettivamente quindi si rileva uno stato di difficoltà dell’associazione?

Fino a quando gli interessi erano completamente condivisi, la Confcommercio, come sindacato datoriale, primeggiava in senso assoluto nella ns Provincia. Poi qualcosa si è rotto e l’associazione è praticamente caduta in una sorta di coma produttivo, forse indotto, soprattutto negli ultimi 18/20 mesi, non erogando, o almeno facendolo a scartamento ridotto, né servizi per gli associati né iniziative per i commercianti. E questo legittima il dubbio che ci sia più di qualcosa di cui non si è a conoscenza, esattamente come per la delibera di esclusione, di cui abbiamo appreso grazie a dei colleghi “romani” che, essendone venuti a conoscenza, immaginavano di chiedere a noi maggiori informazioni senza immaginare di sortire l’effetto opposto. Questo anche perché non si convoca una giunta da un bel pezzo nonostante lo statuto regola in maniera chiara anche questo aspetto. Tant’è che 7 degli 11 componenti di Giunta della Confcommercio di Avellino, proprio perché venuti casualmente e tardivamente a conoscenza del preoccupante provvedimento di Confcommercio Nazionale, hanno chiesto una convocazione per approfondire la questione e condividere il problema, per fornire un contributo e porre in essere azioni coordinate a tutela di tutti.  

Ma in un’intervista lei aveva già presagito qualcosa del genere.

Guardi, io credo che in qualche modo tramite la sua emittente le anticipai un forte disagio che derivava da un volere a tutti i costi procedere come un carro armato verso una soluzione non condivisa con la gran parte degli organismi dirigenti e questa ostinazione, a prescindere, è un errore. Nella precedente intervista alla sua emittente, cogliendo questa sfrenata corsa verso una “regionalizzazione” poco metabolizzata e ancor meno partecipata, pensavo fosse necessario approfondire il percorso e, esattamente come hanno fatto i colleghi di qualche altra provincia, evitare corse in avanti prima di aver adottato criteri di massima chiarezza e trasparenza su ogni processo interno. Già dai primi mesi del 2017 si sarebbero dovuto ricondurre effettivamente tutte le attività dell’associazione in capo agli organi preposti: Presidente, Giunta, Consiglio e Assemblea, con il coordinamento della dirigenza, per realizzare e diffondere una “Confcommercio che vogliamo”, ovvero come l’effettiva casa dell’imprenditore. Il 28 febbraio u.s. invece è stato tenuto un consesso che, alla luce degli accadimenti, ha deliberato inutilmente lasciando i danni causati dalla velocità e dal metodo utilizzato.

In sintesi, per usare un suo termine, la Confcommercio di Avellino è in “coma”?

Anche se il riferimento era alle attività che avrebbe dovuto e potuto produrre, purtroppo devo rispondere che si tratta di qualcosa di molto più serio di un raffreddore. A parte le metafore, pur non potendo ignorare la gravità della situazione, tutti noi, sinceramente, nutriamo la speranza che tutto possa rientrare nella normalità, sperando che la governance avellinese, spinta da una forte unità di intenti e senza distrazioni per il perseguimento di obiettivi personali e distanti dalla mission associativa, possa chiarire i rilievi e poi iniziare un nuovo percorso per interpretare al meglio le esigenze degli associati riprendendo un’efficace e costante attività sindacale a favore delle imprese.