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IL COMANDANTE “DECISIONISTA” E LA MODESTIA. LA CARTOLINA DI VITALE

 

CARTOLINA

Che sia un decisionista non vi è dubbio e potrebbe tornare utile in una città in cui decidere è spesso un verbo che resta coniugato all’infinito. Michele Arvonio, 50enne comandante della Polizia Municipale di Avellino dal marzo dell’anno scorso, ce la mette tutta ed anche di più. Talvolta troppo. Sia chiaro: il rispetto di leggi e comportamenti sono alla base della civile convivenza di una comunità in cui i cittadini non considerano i diritti orfani dei doveri. Lo facciamo tante volte e se qualcuno lavora per ristabilire il principio non può che far piacere: ad Avellino sembra di vedere più vigili per strada, pattuglie che controllano, una parvenza di attivismo, insomma, nonostante l’organico a disposizione sia di molto sotto stimato e dal quale si può anche pretendere e ottenere di più, considerate le mille incombenze affidate ai vigili urbani, provando con il coinvolgimento ragionato e molto meno con gli editti. Peggio ancora se sorge il sospetto, del sindacato, che l’installazione del Gps sulle auto, serva più a controllare che i controllori non passino il turno al bar e che la reperibilità congegnata da Arvonio non farebbe tanto riferimento alle emergenze che possono sopravvenire quanto a disporre a piacimento del personale in pausa. Risultato: i vigili urbani di Avellino sono in stato di agitazione. Un lusso che il colonnello farebbe meglio a non permettersi: l’insofferenza del suo insufficiente esercito renderà spuntato il suo decisionismo e le conseguenze finiranno sulla sua testa. Che già di suo è in discussione, pesando sulla sua nomina le irregolarità riscontrate dagli ispettori del Lavoro. E sia più prudente: se fai chiudere un’autocarrozzeria o sequestri un immobile con provvedimenti che il magistrato boccia per infondatezza, non è necessariamente un disonore per chi, come Arvonio, si è dedicato a pubblicazioni presso l’università di Salerno sui reati penali nell’ambiente e sulla repressione degli abusi edilizi. Dice soltanto, e fa riflettere, che la pretesa dell’infallibilità porta ai ruzzoloni. Per incoraggiare gli altri a scoprire quanto si è importanti, la parola è un’altra: modestia.

Circa Michela Attanasio

Michela Attanasio

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