CIMITERO. DUE INCHIESTE MA IL RISCHIO, SENZA CONTROLLI,  E’ IL TERZO RAID

CIMITERO. DUE INCHIESTE MA IL RISCHIO, SENZA CONTROLLI, E’ IL TERZO RAID

4 Agosto 2019 0 Di La redazione

Bande specializzate, provenienti da fuori provincia, con manovalanza straniera e ben organizzata. Oppure, disperati che del Camposanto fanno un bancomat per avere soldi facili. Per entrambe le piste investigative al momento non vi sono certezze: se non che portafiori, ex voto e crocefissi in rame o ottone, strappati dalle tombe, finiscono sul mercato nero.

Una prima ondata di furti nel cimitero avellinese si è registrata la scorsa primavera. Identico il modus operandi: un primo raid – a cui seguono lo sdegno e la rabbia dei cittadini – e 24 ore dopo il secondo colpo.

E’ accaduto anche mercoledì, al mattino seguente chi si è recato in visita ai cari estinti ha trovato fiori sparsi ovunque e tombe devastate, l’amara scena si è ripetuta sabato mattina.

“Ci stiamo abituando al peggio – sentenziano i cittadini – tra un po’ apriranno anche i loculi per rubare dentro”.

Ben due le indagini avviate: la prima è dell’Arma Carabinieri per il furto di mercoledì, la seconda della Polizia, con l’intervento della scientifica a repertare tracce utili dopo il secondo raid.

I malviventi non riescono a “visitare” in una sola notte il cimitero. Centinaia comunque i pezzi trafugati per un bottino da diverse migliaia di euro. E’ evidente che l’assenza di controlli notturni, telecamere, e la facilità di scavalcare in diversi punti la recinzione li invogli a tornare subito in azione.

Di recente l’Amministrazione comunale ha annunciato la predisposizione di foto-trappole per stanare gli autori di raid vandalici. In scia con questa volontà sarebbe auspicabile una migliore sistemazione della recinzione esterna, con controlli video ai varchi d’ingresso e uscita, o nei punti strategici. Forse non servirà, ma un segnale di doverosa attenzione, sarebbe sicuramente apprezzabile, con l’auspicio che le indagini arrivino ad “inchiodare” gli autori. Il grado di civiltà di un popolo si misura anche dal rispetto e dal culto che esso ha per i propri defunti.