CIARAMBINO: “NOMINE DI DE LUCA IN CONSTRASTO CON LE NORME NAZIONALI”

CIARAMBINO: “NOMINE DI DE LUCA IN CONSTRASTO CON LE NORME NAZIONALI”

15 Dicembre 2020 0 Di La redazione

“Decreto del 2013 esclude condannati per reati contro Pa e chi ha ricoperto cariche politiche nei due anni precedenti”

“Gli incarichi conferiti all’ex consigliere regionale Pd Antonio Marciano e al condannato Nello Mastursi, assunti con ruoli apicali negli uffici di diretta collaborazione del governatore della Campania De Luca, sembrerebbero in contrasto con quanto previsto dal Decreto legislativo 39/2013”. E’ quanto dichiara la capogruppo regionale del Movimento 5 Stelle Valeria Ciarambino, che ha inoltrato una segnalazione all’Autorità nazionale Anticorruzione. “La legge infatti prevede – precisa Ciarambino nella nota a sua firma –  che non possano avere accesso a cariche amministrative i condannati per reati contro la pubblica amministrazione e chi ha ricoperto incarichi di indirizzo politico nei due anni precedenti. Nel caso di Marciano –  sottolinea la consigliera regionale nella sua nota – l’esclusione sarebbe dunque fondata sulla compromissione dell’imparzialità di un funzionario che abbia ricoperto cariche politiche. Quanto a Mastursi, che ricordiamo aver patteggiato una condanna a un anno e mezzo per aver tentato di pilotare a favore di De Luca la sentenza sull’applicazione della legge Severino, la stessa norma dispone che in caso di condanna penale, anche non definitiva, per reati contro la pubblica amministrazione, la legge intende tutelare la fiducia che i cittadini hanno verso l’imparzialità del funzionario”.

“Spero che l’Anac faccia presto chiarezza – prosegue la capogruppo regionale M5S – così come auspico che lo facciano Procura e Corte dei Conti sulla vicenda dei vigili urbani assunti in Regione. Nel caso di Marciano e Mastursi, parliamo di posti di lavoro in seno all’amministrazione regionale che avrebbero potuto essere ricoperti da comuni cittadini all’esito di procedure concorsuali pubbliche e trasparenti, premiando merito e competenza e non certo la quota politica. Nel caso dei vigili, suscita indignazione, se fossero confermate le ipotesi di accusa, pensare che per anni abbiamo pagato profumatamente con denaro pubblico persone che avrebbero dovuto svolgere incarichi dirigenziali delicati, mentre nei fatti sarebbero stati dei comuni autisti del governatore, da lui premiati per la loro fedeltà con il denaro di onesti contribuenti”.