CHI LICENZIA CHI?

CHI LICENZIA CHI?

2 Ottobre 2018 0 Di Norberto Vitale

E’ una storia mortificante e non solo per i protagonisti della vicenda. In una azienda che produce accumulatori elettrici a Nusco, la Fib Sud, che ha anche altre sedi a Pianodardine e a Calitri, messi di fronte alla proposta di ridurre l’orario di lavoro oppure licenziare undici operai su 29, gli operai a maggioranza hanno votato per i licenziamenti: 18 operai che votano il licenziamento di 11 loro colleghi.

C’è da dire che alla Fib Sud da tempo non se la passano bene. Vengono intanto da due anni di contratti di solidarietà, lo strumento che prova a tenere in piedi l’azienda facendo guadagnare di meno in una condizione che resta comunque critica.

Hanno creduto di cogliere nella proposta dell’azienda l’occasione di migliorare la propria condizione benchè questo costasse il licenziamento di compagni con i quali magari da anni lavorano fianco a fianco. Nessuno può ergersi a censore. La natura umana è fondamentalmente egoistica, in condizioni di bisogno l’istinto ti fa sbranare il più debole tra i tuoi simili.

Quando però per la propria sopravvivenza si arriva consapevolmente a pagare prezzi così alti alla nostra umanità, è quasi obbligatorio chiedersi in quale tunnel ci stiamo infilando e se più in generale siamo nella pienezza di quell’orientamento al rancore di cui proprio in questi giorni ha scritto De Rita.

Dentro questo tunnel sparisce per incanto anche quel poco ma significativo di cultura operaia che da noi cominciò a crescere e ad acquistare consapevolezza con i metalmezzadri della Iveco in Valle Ufita nella seconda metà degli anni Settanta.

Una cultura molto particolare perché ponderava la lotta di classe, come si chiamava e imperava allora, tra padroni e operai con quella geneticamente sapienziale della terra e dei contadini.

Oggi che i padroni non ci sono più, o almeno non hanno prevalentemente le caratteristiche di quel tempo, come è capitato alla Fib Sud, operai considerano come propri nemici, perché questo è alla fine, altri operai e con un’alzata di mano li azzannano, sapendo peraltro che i licenziati non verranno ricollocati da nessun’altra parte e ritenendo, sbagliando, che dal giorno dopo miglioreranno la propria condizione.

Probabilmente questa sentenza non verrà eseguita. I sindacati l’hanno bocciata e rispedita indietro. Resta la mortificazione e le domande per i lacerti di umanità smarrita che abbiamo sotto gli occhi.