CENTRODESTRA SENZA ORIZZONTI ?

9 aprile 2018 0 Di Sandro Feola

di Sandro Feola

Atene piange, è vero, e lo fa anche in maniera masochisticamente plateale, ma Sparta non ride. Pur essendo ardito comparare due realtà diametralmente opposte come Pd e Forza Italia, è innegabile che il centrodestra irpino non se la passi meglio del Partito Democratico, che è nel pieno di una delle sue crisi più difficili e si avvia al congresso. Forza Italia, in particolare, continua imperterrita a conservare caratteristiche e metodi che fin qui l’hanno portata costantemente alla sconfitta.

Perché il partito del Cavaliere, fatta eccezione per realtà come Ariano e Montella, o per un’associazione interna particolarmente vivace come Primavera Irpinia, non è riuscito in 25 anni di vita a radicarsi nelle nostre comunità, a eleggere un numero significativo di amministratori, a diventare un soggetto politico capace di coagulare intorno a sé una solida classe dirigente?

Non sono necessarie analisi particolarmente approfondite per darsi una risposta. Si sa, Forza Italia è un partito che lo stesso fondatore ha voluto “leggero”, poco strutturato. Ma in Irpinia gli azzurri pare abbiano scelto di essere più realisti del re, esagerando in “leggerezza”, tanto da scadere abbondantemente nell’evanescenza. E così sono stati capaci di tenere in panchina il loro uomo migliore per candidare al senato un signore sicuramente preparato e rispettabile, ma che è nato e vissuto in Calabria. Di selezione e formazione della classe dirigente, poi, manco a parlarne, molto spesso i candidati vengono scelti attingendo nel variegato mondo degli scontenti di altri partiti e le decisioni calano dall’alto con scarsissime occasioni di dialettica interna.

Stefano Caldoro

Durante la presidenza di Stefano Caldoro a Palazzo Santa Lucia furono molte le adesioni al partito, anche significative in termini di rappresentanza, con il conseguente aumento di una dialettica, che tutto sommato risultò positiva. Ma in un contesto decisamente allergico al confronto, durò pochissimo. Il catastrofico risultato delle elezioni nel Comune di Avellino di 5 anni fa fu la diretta conseguenza della linea tesa ad evitare il confronto: il Popolo delle libertà (Forza Italia e la ex An), che candidò a sindaco Nicola Battista, arrivò al 7%, mentre i Fratelli d’Italia di allora non andarono oltre lo 0,48.

Paradosso nel paradosso, la nostra provincia ha un Partito Democratico che si confronta e si divide troppo, ma che “tiene” e continua ad essere presente in ragione di una classe dirigente fatta da decine di segretari di circolo, da numerosissimi amministratori, da un movimento giovanile molto attivo, da dirigenti locali e iscritti che si riuniscono, discutono, votano, che insomma vivono l’impegno politico con continuità. E poi ha un centrodestra che discute solo in prossimità degli appuntamenti elettorali, poco incentivato al radicamento e quindi con poca rilevanza sul piano locale.

E ora come si prepara questo centrodestra alle elezioni in città?

La Lega, che ha una organizzazione interna molto simile a quella del Pd, è da poco presente in Irpinia anche se con esponenti di qualità che vogliono radicarsi sul territorio e in città, anche perché forti di un consenso crescente a livello nazionale; Fratelli d’Italia è fresco di nuove adesioni e forte di una classe dirigente autorevole che ruota intorno a due figure di spessore come Franco e Giovanni D’Ercole. Forza Italia, invece, è sempre quella del passato. E il risultato elettorale della coalizione rischia, proprio per questo, di essere ancora una volta, negativo.

E’ un centrodestra senza orizzonti?