CENNAMO, QUANDO L’UNITÀ È UN DISVALORE

CENNAMO, QUANDO L’UNITÀ È UN DISVALORE

29 Luglio 2019 0 Di Sandro Feola

Il neo commissario del PD, Cennamo, appena insediatosi, è venuto a fare l’unico discorso che avrebbe potuto fare: riflessione, ricomposizione, concordia, unità. Tutte belle parole, in un contesto che, però, a nostro avviso, non ha bisogno né di essere ricomposto, né di una unità che, nel caso specifico, sarebbe un disvalore.

Il PD irpino – andrebbe spiegato al Commissario – non si é diviso sulla linea politica o in ragione di un’idea diversa di amministrazione della cosa pubblica. No. La divisione è molto più banalmente – e non è una semplificazione – tra vecchio e nuovo: tra la vecchia classe dirigente dei vecchi notabili, che pretende con metodi superati di mettere becco in ogni dove, e le nuove generazioni – non solo in senso anagrafico – che si sono ribellate a questo andazzo.

Suonerá volgare al raffinato Cennamo da Napoli, ma mettere insieme il cambiamento che gli elettori Dem hanno dimostrato di volere e le vecchie, stantie liturgie autoreferenziali di chi, in definitiva, non vuole mollare la cadrega dopo decenni di gestioni conflittuali, non è cosa né buona né giusta. Non serve. Non è utile. E soprattutto gli elettori non lo vogliono.

Onorevole Commissario del PD irpino, faccia celebrare celermente il congresso e contribuisca ad “azzerare” questo PD, assegnando il timone di comando a chi ha vinto le amministrative. Sperando che, nel frattempo, non si sia ammosciato in vista delle scadenze elettorali.

Chi andrà a via Tagliamento, tuttavia, dovrà avere quella sensibilità tutta democrat per costruire sulla condivisione, ma raccogliendo e valorizzando solo quanto di positivo, e poco contaminato c’è rimasto sull’altro versante.

Non ce ne voglia nessuno, ma tutto il resto è melma. Rivoltante, maleodorante e già respinta dagli elettori.