ALLUVIONE CELZI, IL CANCRO È DA ESTIRPARE:  DELOCALIZZARE PRIMA CHE CI SCAPPI IL MORTO  

ALLUVIONE CELZI, IL CANCRO È DA ESTIRPARE: DELOCALIZZARE PRIMA CHE CI SCAPPI IL MORTO  

10 Febbraio 2021 0 Di Vincenzo Di Micco

Se l’inghiottitoio della pianura di Forino non garantisce più il deflusso delle acque – per gli errori dell’uomo e per via dei mutamenti climatici – se ne prenda atto. L’abitato di Via San Nicola, circa 20 famiglie, va ricostruito fuori dalla zona rossa. Per la ricerca delle responsabilità c’è tempo, per salvare vite no

È come un lavandino pieno, in cui l’acqua non defluisce nonostante sia stato tolto il tappo. È la piana di Celzi. Tecnicamente la si definisce un bacino endoreico. Lo è da sempre. Il buco al centro è l’inghiottitoio carsico: una galleria sotterranea che ha smpere garantito il convogliamento delle acque verso la pianura sottostante di Montoro.

Attorno al lavandino lo scenario è radicalmente mutato nel corso degli anni. Nuove case sono sorte sull’orlo dell’inghiottitoio, il consumo di plastica e l’aumento esponenziale di rifiuti prodotti hanno contribuito ad ostruirlo.

È cambiata l’agricoltura, i terreni che circondano la conca lavorati a macchina per la raccolta delle nocciole, non drenano più slavine di acqua e fango. Si aggiungano le bombe d’acqua diventante fenomeno meteo nuturale: il mix è esplosivo.

Dagli allagamenti rarefatti si è passati con l’acqua alla gola ad ogni pioggia.

La mancanza di nuove pompe di sollevamento, acquistate in tempo utile, grazie all’intervento della Regione, ma non ancora entrate in funzione, risolverà solo parzialmente il problema e non l’emergenza.

È arrivato il momento di prenderne atto: le metastasi sono diffuse, il cancro è da estirpare.

Senza una delocalizzazione, Celzi continuerà a rimanere sott’acqua.

Servono, innanzitutto, una variante urbanistica per ricostruire fuori sito, incentivi per chi dovrà traslocare dopo aver costruito lì con sacrifici. Con quali autorizzazioni? È un’altra storia. Quanti fondi sono stati spesi negli anni per mettere toppe? È altra questione ancora.

Per salvare vite è tempo di scelte radicali. I fondi dovrebbero rappresentare l’ultimo degli ostacoli dinanzi alla messa in sicurezza di vite umane. Bisogna agire, prima che ci scappi il morto.