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CASO TUBERCOLOSI. GENITORI IN SUBBUGLIO ALLA SCUOLA «DA VINCI»

In aggiornamento…

Un 12 enne di San Potito è ricoverato in ospedale dallo scorso week end per tubercolosi. Solo questa mattina la notizia si è diffusa tra i genitori della scuola frequentata dal ragazzo, la “Leonardo Da Vinci” di Avellino. Tanto è bastato a scatenare  la reazione di alcuni genitori che in un impeto d’ira hanno preteso, da scuola e autorità preposte, immediate spiegazioni sulla mancata informazione. In tarda mattinata una delegazione si è recata in Comune chiedendo e ottenendo un incontro urgente con il sindaco Foti, massima autorità sanitaria. Solo in quel momento-  riferiscono i testimoni – il primo cittadino ha appreso del caso che lo ha letteralmente mandato, a sua volta, su tutte le furie. Foti ha inviato una comunicazione urgente ad Asl e Scuola affinché gli venisse fornita una dettagliata relazione ad horas dell’accaduto per l’eventuale adozione di misure di profilassi e cautela (chiusura della scuola, ndr). Nell’attesa di una risposta, i genitori sono andati oltre, scrivendo una formale lettera di protesta indirizzata all’Asl e protocollata anche in Prefettura. Il risultato quasi scontato è che domani, in assenza di notizie ufficiali, molti banchi resteranno vuoti. Questa mattina, intanto, il primario del reparto di malattie infettive dell’azienda ospedaliera “Moscati”, intervistato da Telenostra ha dichiarato: «Nel 2016 abbiamo registrato 38 casi di tubercolosi, di cui il 20 percento pazienti italiani e il resto stranieri. Dall’inizio dell’anno i casi sono 18, ma gli ultimi 8 solo nell’ultimo mese e mezzo, il che ci ha fatto alzare il livello d’ attenzione. Non bisogna allarmarsi – ha proseguito Acone – i casi sono nella media e concentrati in alcune zone, occorre tuttavia elevare il livello di prevenzione». L’ospedale, come da procedure, dà notizia dei casi di tubercolosi all’Asl per l’attivazione della profilassi. Acone ha pure sollecitato un intervento urgente del Prefetto per un coordinamento delle procedure già in essere insieme ad Asl e centri d’accoglienza migranti. «Il livello d’attenzione  andava alzato da tempo – precisa Acone – la tubercolosi colpisce anche gli italiani, indipendentemente dagli stranieri». Infine l’appello ai medici di base: «Se un paziente per mesi ha tosse, stati febbrili e inappetenza, non pensare alla tubercolosi sarebbe un errore». Giova rammentare che la tubercolosi è curabile con terapia antibiotica nella stragrande maggioranza dei casi e che il contagio avviene per via areea con trasmissione di saliva, dunque con stretto contatto. Circostanze che evidentemente non hanno attenuato la rabbia dei genitori della scuola “Da Vinci” preoccupati per la possibile diffusione. Il diritto alla salute passa anche dal diritto all’informazione e non comunicare finisce con l’alimentare psicosi.  La patologia potrà essere più o meno virulenta, serviranno sicuramente altri accertamenti ed esami. Ma polemiche roventi, con le medesime modalità, si erano già registrate la scorsa settimana, a San Potito ancora, per un altro caso che evidentemente non ha insegnato nulla. Si resta in attesa di comunicazioni ufficiali sulle procedure di profilassi che riguarderanno alunni, docenti e personale scolastico. I tempi dello screening sui contatti stretti,  dopo l’intervento del primo cittadino, saranno celeri (forse già domani): è quanto apprende la redazione nell’attesa di comunicazioni ufficiali dell’Asl.

 

 

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