CASO DICIOTTI. LA GESTIONE DEL GOVERNO PREFIGURA ACCUSE PIU’ GRAVI: “SEQUESTRO  DI PERSONA A SCOPO DI COAZIONE”

CASO DICIOTTI. LA GESTIONE DEL GOVERNO PREFIGURA ACCUSE PIU’ GRAVI: “SEQUESTRO DI PERSONA A SCOPO DI COAZIONE”

27 Agosto 2018 0 Di La redazione

Antonio Lonardo, Maresciallo dei Carabinieri in pensione, scrive al Procuratore Patronaggio.  Con le dichiarazioni  rese, gli esponenti di Governo hanno confermato di voler far pressione sull’Europa sequestrando i migranti, sono così emersi reati che prevedono pene ancora più severe come attestato dalla giurisprudenza

«Chiunque (omissis) sequestra una persona o la tiene in suo potere minacciando di ucciderla, di ferirla o di continuare a tenerla sequestrata al fine di costringere un terzo, sia questi uno Stato, una organizzazione internazionale tra più governi (omissis) a compiere un qualsiasi atto o ad astenersene, subordinando la liberazione della persona sequestrata a tale azione od omissione, è punito con la reclusione da venticinque a trenta anni (omissis)».

Nella lettera indirizzata al titolare delle indagini sul caso della nave Diciotti richiama il sequestro di persona a scopo di coazione – contemplato dall’articolo 289 ter del Codice penale – il dottor Antonio Lonardo, maresciallo dell’Arma in pensione. La gestione collegiale del caso rivendicata da Di Maio, oltre che da Salvini, conferma le pressioni esercitate sull’Europa attraverso il blocco dello sbarco. Un reato punibile con l’arresto da 25 a 30 anni.

Ecco la lettere integrale

Pregiatissimo Procuratore Luigi Patronaggio,

le scrivo in quanto ho seguito la triste vicenda del blocco dello sbarco (…) e innanzitutto in quanto cittadino appagato dalla citata iniziativa giudiziaria e incoraggiato a credere nella giustizia e di conseguenza a sperare in un’azione più umana e rispettosa delle regole da parte dei nostri rappresentati politici e  di governo.

Specificatamente le scrivo perché seguendo anche l’evoluzione odierna della vicenda ho constatato attraverso i  mezzi di informazione nazionale che il Ministro Di Maio ha chiarito a tutti che l’iniziativa del collega Salvini è da attribuire sostanzialmente a decisione collegiale del governo ed era chiaramente tesa ad indurre gli stati dell’Unione europea a collaborare nella collocazione dei cittadini eritrei  sui rispettivi territori, condizionando quindi il loro trattenimento  sulla nave Diciotti  fino a quando non avrebbero ottenuto una risposta in tal senso.

Orbene, Signor Procuratore, questa odierna nuova pubblica autorevole  ed oculare testimonianza del Ministro  Di Maio cambia del tutto lo scenario rispetto a quello precedentemente cristallizzato e posto alla base della rubricata ipotesi di reato di sequestro di persona.
Invero Signor Procuratore, se condivisibile, a Lei non può sfuggire che l’ipotesi di reato più appropriata nel caso di specie nel nuovo scenario  comportamentale e di quanto effettivamente commesso risulta essere molto più compatibile con il più grave reato di cui all’art.289 ter del codice penale in quanto ne soddisfa pienamente ogni essenziale requisito. Infatti l’articolo 289 ter  c.p recita testualmente: “Chiunque, fuori dei casi indicati negli articoli 289-bis e 630, sequestra una persona o la tiene in suo potere minacciando di ucciderla, di ferirla o di continuare a tenerla sequestrata al fine di costringere un terzo, sia questi uno Stato, una organizzazione internazionale tra più governi, una persona fisica o giuridica o una collettività di persone fisiche, a compiere un qualsiasi atto o ad astenersene, subordinando la liberazione della persona sequestrata a tale azione od omissione, è punito con la reclusione da venticinque a trenta anni. Si applicano i commi secondo, terzo, quarto e quinto dell’articolo 289-bis. Se il fatto è di lieve entità si applicano le pene previste dall’articolo 605 aumentate dalla metà a due terzi”. Per questa ragione, sempre se condivisibile, Le chiedo di  rivalutare la rubricata ipotesi di reato di sequestro di persona alla più grave ipotesi di reato prevista e punita dall’art.289 ter C.P. prima di trasmettere gli atti per l’esame del Tribunale dei Ministri. Del resto questa modesta analisi non è attribuibile alla solo conoscenza del sottoscritto ma a ben due distinti interventi dell’unione camera penale di cui uno del 24 .8.2018 diretto al Presidente della Repubblica e l’altro in data odierna pubblicato da legale dell medesima camera penale  rinvenibile nei seguenti link:
https://www.huffingtonpost.it/giorgio-varano/caso-diciotti-un-balzo-indietro-di-oltre-trent-anni_a_23509360/
http://www.camerepenali.it/cat/9383/caso_diciotti_lunione_scrive_al_presidente_della_repubblica.html#

Firmato dr Antonio Lonardo