CAOS ELEZIONI PROVINCIALI:  SE IL PD NON FA SINTESI, I PAPABILI PRESIDENTI POSSONO DIVENTARE 4

CAOS ELEZIONI PROVINCIALI: SE IL PD NON FA SINTESI, I PAPABILI PRESIDENTI POSSONO DIVENTARE 4

8 Ottobre 2018 0 Di Vincenzo Di Micco

Il braccio di ferro Palmieri-Farina, interno al Pd, fa sfilare i Popolari che potrebbero convergere altrove o pensare a Spanguolo e Pelosi per una corsa in solitaria. Difficile la sintesi a Roma su un nome superpartes, partito sempre più in frantumi con Santaniello che chiede azzeramento. Tra i candidati alla Presidenza di Palazzo Caracciolo è il solo Biancardi a tirare dritto

Entro giovedì a mezzogiorno vanno depositate le liste dei candidati al Consiglio e alla carica di Presidente per il voto in programma il 31 ottobre. A 48 ore dalla scadenza dei termini il caos continua a regnare sovrano. L’origine della nebulosa è – come sempre – nel Partito Democratico.

In attesa che in serata si sciolgano i nodi al Nazareno – con successivo effetto domino – ecco il quadro frastagliato emerso delle ultime ore; stamane in via Tagliamento vertice di Centrosinistra alla presenza della Segreteria Di Guglielmo, Popolari, Socialisti, Mdp e moderati (rappresentati da Giuditta); nessuna candidatura ufficiale è emersa ma Farina è il nome che circola. La novità sostanziale, tuttavia, è che i Popolari hanno cominciato a prendere le distanze dall’accordo. “Pur apprezzando Farina, in caso di due candidati democratici  in corsa per la Presidenza – ha riferito Del Giudice – avremo mani libere”. Identica posizione, libertà di azione, avrebbero espresso anche gli altri alleati.

Il sindaco di Teora piace a demitiani e petracchiani, ma se Palmieri dovesse restare in campo non è escluso che i Popolari virino altrove oppure  – nel caso difficile di quota 215 firme raccolte – su un proprio sindaco candidato Presidente: Spagnuolo e Pelosi, primi cittadini di Atripalda e Serino, sarebbero nel caso i papabili.

Che il Pd sia il centro della bufera lo hanno confermato le dichiarazioni rese da Rosetta D’Amelio alla festa dell’Unità (che non c’è), svoltasi a Lioni nel fine settimana. La Presidente ha sottolineato come l’iniziativa messa in campo da Palmieri “non ha fatto registrare certo un bagno di folla”. De Caro, prima ancora, l’aveva indirettamente stuzzicata lanciando bordate contro la Segreteria: “Priva di titolo per operare nella scelta dei candidati alle Provinciali”.

Sono i postumi del Congresso provinciale che si fanno sentire sulle condizioni del partito; e il quadro clinico dem si aggrava in queste ore con le “mitragliate”  sparate dalla Presidente dell’assemblea Roberta Santaniello:  annunciata la nascita di una nuova associazione legata al Pd (Movimento 220°) con l’intenzione di: “Azzerare tutto e scegliere ad Avellino e non a Roma il candidato alle Provinciali”.

Cosa potrà emergere dal caos Pd? Chi avrà il simbolo del partito per le provinciali? Ma soprattutto cosa ne farà in un contesto così lacerato e imprevedibile?

Non è da escludere che a Roma maturi l’unità su un terzo nome per la Presidenza oltre quello di Palmieri e Farina. Vignola e Urciuoli sono le figure della possibile sintesi che più passano le ore più sembra un’ipotesi remota. Tanto più che è il progetto di Centrosinistra a non decollare in queste ore , infatti, Del Giudice replica a De Caro. L’onorevole Dem aveva immaginato alleanze civiche per le provinciali. Inclusi i Popolari? «Certo, mi risulta sia un movimento non un partito». aveva sentenziato l’onorevole. «Pensi a preoccuparsi di come ha ridotto il Pd» è la replica del Segretario Popolare Del Giudice.

Il quadro alleazne e candidature, dunque, si compone e si scompone.

L’unico a tirare dritto in queste ore è Domenico Biancardi. Il sindaco di Avella ha lavorato alla costruzione di un progetto politico trasversale, con pezzi di centrodestra e pd in una logica territoriale più che partitica. Logica che trova punti di sintesi anche nelle posizioni civiche espresse da D’Agostino e di critica al Pd espresse dal consigliere regionale Alaia. Biancardi a questo punto ed a meno di clamorosi colpi di scena, attende solo di capire quanti saranno gli avversari.

Le cronache politiche di queste ore sembrano restituire una serie di forze, più o meno deboli, che proveranno a misurarsi per Palazzo Caracciolo. Se i candidati saranno uno (ma la figura non è ancora emersa) o finanche quattro (Palmieri, Farina, Biancardi e un sindaco Popolare), lo si capirà solo dopo il vertice romano del Pd. E senza l’unità nei dem si arriverà fino a mezzogiorno di giovedì per la presentazione di liste e candidati alla Presidenza.