BRAGLIA, LEADER E GENTILUOMO. A ROCCARASO L’UOMO CHE ASPETTAVAMO

BRAGLIA, LEADER E GENTILUOMO. A ROCCARASO L’UOMO CHE ASPETTAVAMO

31 Luglio 2021 0 Di Michelangelo Freda

Gli allenamenti continuano nel ritiro dell’Us Avellino. Braglia non concede attimi di tregua al gruppo, sostenendo sedute di preparazione senza concedere pause. Il tecnico vuole una squadra che impari il primo possibile tutti gli schemi di gioco e inserisca, al loro interno, i nuovi arrivati. L’attenzione è stata dedicata prima all’atletica, con allenamenti in palestra e successivamente, in campo ad allenarsi con il pallone. Una seduta, vissuta in un clima di serenità tra abbracci e risate. Il quasi ritorno alla normalità, con un ritiro aperto al pubblico, sta mostrando una faccia diversa dell’ambiente biancoverde che per oltre un anno è stato tenuto nascosto dal covid.

Da sergente di ferro a comandante, leader. Un uomo che mantiene le giuste distanze dal gruppo, ma che al tempo stesso, si preoccupa giornalmente dei suoi uomini, scherzando e parlando molto con ognuno di loro. È un Braglia sorridente, umano, che cresce i suoi ragazzi cercando di impartire i giusti insegnamenti da parte di un uomo che ha solcato i campi della Serie A e che nella sua lunga carriera sa cosa significa la sconfitta e la vittoria. Ed è soprattutto su questi aspetti che il tecnico costruisce la forza psicologica dei suoi giocatori che dai momenti peggiori traggono la giusta energia per trovare il riscatto e tornare a sognare, consci dei propri limiti.

Piero Braglia durante gli allenamenti nel ritiro di Roccaraso

L’allenatore toscano però non accetta compromessi. Dalla sua squadra pretende massimo rispetto e concentrazione e sa bene che non esistono prime donne in questo sport e che in allenamento bisogna dare sempre il massimo perchè, “il calcio, ha la memoria corta”. Un insegnamento che è ben stampato nella mente dei giocatori, come sottolineato stesso da Carriero. Una massima da esporre all’ingresso degli spogliatoi perché nessuno può concedersi il lusso di sedersi sugli allori di una stagione positiva, pensando, in giovane età, di esser arrivato già al punto più alto della propria carriera.

Per capire fino in fondo l’emotività di un calciatore probabilmente servirebbe uno psicologo. Eppure un uomo come Piero Braglia, che da una squadra bella ma fragile lascia l’impressione di riuscir a tirare fuori il massimo. L’Avellino ha costruito le sue certezze lentamente e nelle difficoltà, sbagliando e riprovandoci, evolvendosi man mano in una squadra a immagine e somiglianza del proprio allenatore. Vale a dire mettendo la coesione del gruppo prima di ogni cosa, anche a costo di partire con un paio di uomini di svantaggio rispetto alle concorrenti.

Il gruppo come vera forza per ottenere i risultati

Lo spogliatoio per Braglia è una foresta, e lui vuole essere il lupo. Per questo in ogni squadra si è assunto il maggior numero di responsabilità possibili, finendo come spesso accade per polarizzare il dibattito social in due parti: c’è chi ama Braglia e chi lo odia.

Ma c’è da starne sicuri: Piero Braglia non sarà mai un personaggio facile da capire. La sua nobiltà d’animo si mostra innanzitutto nella volontà, la stessa che gli ha permesso di attraversare indenne le sue esperienze nel mondo del calcio  La virtù di Braglia è rara perché temprata da grandi dolori e passioni, e forse per questo è spesso stato frainteso, tanto da calciatore quanto da allenatore.