BRACCONAGGIO. LE TRAPPOLE CHE UCCIDONO DOPO ATROCI SOFFERENZE

BRACCONAGGIO. LE TRAPPOLE CHE UCCIDONO DOPO ATROCI SOFFERENZE

12 Agosto 2019 0 Di La redazione

Riceviamo e pubblichiamo la nota stampa della sezione irpina del del CABS (Committee against bird slaughter – comitato contro la trucidazione uccelli) che denuncia la presenza di dispositivi di caccia fuori legge tra i monti che circondano il capoluogo

Lacci in metallo ma forse sarebbe più appropriato chiamarli cappi, perchè di questo si tratta. Lo afferma il CABS, l’associazione di volontari specializzati in antibracconaggio dopo che i Carabinieri della Stazione Forestale di Forino ne hanno rinvenuto ben sette ancorati alle piante delle campagne di Montoro. I cappi dovevano verosimilmente servire alla cattura dei cinghiali.

Tali famigerate trappole – scrivono dall’associazione – sono veri e propri strumenti di tortura. Il filo metallico blocca l’animale per un arto, come per l’addome o la gola. Nel primo caso gli ungulati arrivano ad amputarsi l’arto nel disperato tentativo di scappare; più tirano, però, più il cappio stringe. Nel caso dell’addome la morte sopraggiunge per rottura del diaframma mentre nella gola per soffocamento”.

Metodi di caccia illegale indirizzati ad una tipologia di fauna molto varia e ancora largamente diffusi anche nella provincia di Avellino, come dimostrano i recenti interventi dei Carabinieri. In particolare lo scorso mese di Maggio i lacci cappio per cinghiali sono stati rinvenuti a Taurano, mentre richiami elettronici per uccelli venivano sequestrati a Mugnano del Cardinale. Lo scorso luglio, invece, trappole per uccelli e ghiri a Monocalzati.

Sembra – commentano dall’associazione – che i bracconieri abbiano scelto di’ntervenire in una corona di monti attorno al capoluogo Irpino. I cappi di Montoro, rappresentano solo l’ultimo coronamento”.

Purtroppo in questi ultimi giorni stanno aumentando le segnalazioni di atti di bracconaggio. Interventi delle Forze dell’Ordine, sono avvenuti a Latina, Livorno, Prato e Trento. “Ce ne sarebbe abbastanza per arrossire davanti alla Commissione Europea che già da tempo aveva messo in guardia l’Italia sugli inaccettabili livelli di bracconaggio.

D’altronde è difficile contrastare il fenomeno con le polizia provinciali ridotte al lumicino e un impianto normativo congelato da 25 anni. Basti pensare –  concludono dall’asociazione – che tutti i reati venatori sono di esclusivo carattere contravvenzionale mentre quelli relativi agli animali d’affezione fanno parte dei reati delitti. Cioé cani e gatti sono davvero tutelati, orsi e cervi sono un po’ animali di secondo rango”.

L’auspicio è che l’Italia di provveda di una norma veramente all’altezza della protezione della fauna selvatica.