AZIENDE ITALIANE SEMPRE PIU’ INTERNAZIONALI( MA MANCANO I MANAGER GIUSTI)

AZIENDE ITALIANE SEMPRE PIU’ INTERNAZIONALI( MA MANCANO I MANAGER GIUSTI)

24 Ottobre 2019 0 Di La redazione

I mercati esteri rappresentano un’opportunità irrinunciabile e l’86% delle imprese italiane lo ha capito molto bene. Per muoversi fuori dai confini nazionali, è importante cercare dei partner all’estero che abbiano esperienza e sappiano muoversi su più mercati.

Secondo uno studio di Deloitte, di questo 86% che vuole espandersi all’estero, il 59% punta allo sviluppo di prodotti e servizi, è vero, ma c’è anche un buon 57% che mira a fusioni ed acquisizioni.

La necessità di internazionalizzare delle aziende italiane

Le aziende italiane hanno la necessità sempre più impellente di internazionalizzare sia l’attività aziendale che la produzione. Più della metà di loro chiude i bilanci con un fatturato che, almeno per il 50%, è di provenienza estera. D’altronde il 54% delle aziende nostrane è convinta che la partecipazione alle operazioni di M&A sia indispensabile per lo sviluppo delle strategie adeguate. Le aziende infatti hanno capito perfettamente che internazionalizzare non vuol dire solo spedire all’estero i propri prodotti, ma anche agire con intelligenza sul piano degli accordi commerciali e degli investimenti diretti tramite alleanze e acquisizioni. Chi ci riesce, cresce, aumenta fatturato e posti di lavoro.

Per scegliere i propri partner, però, è importante effettuare un processo di valutazione del profilo aziendale. Il primo passo da effettuare è la verifica della partita iva estera, per la quale ci si può avvalere della competenza di servizi specializzati come iCribis, in modo da poter scegliere i partner più solidi e credibili. D’altronde per gli imprenditori italiani, soprattutto se non hanno già avuto esperienze all’estero, un altro passo da fare è quello di sviluppare competenze adeguate al Paese nel quale si vuole lavorare. Per avviare un processo di internalizzazione non basta inquadrare le necessità da soddisfare, ma bisogna anche aprirsi culturalmente alle nuove realtà, per meglio comprenderne le esigenze.

Puntare sul manager giusto

Manager cercasi: per le aziende italiane, spesso impostate secondo la logica patriarcale della ditta a conduzione familiare, il tasto dolente è spesso il management. La figura che deve occuparsi di innovazione e internalizzazione non può solo essere un manager all’antica, ma deve avere delle competenze e delle capacità specifiche. Certo un buon percorso formativo può dare i frutti necessari, ma chi già si dedica ad altre attività potrebbe non avere il tempo e la disponibilità.

Un manager 2.0 dovrebbe specializzarsi nei nuovi processi innovativi e perfezionarsi nelle strategie di internalizzazione. Una buona soluzione, almeno nelle aziende che non sono preparate a questo salto, e sono tante, è quella di cercare all’esterno una figura che abbia la professionalità e le esperienze adatte. Qualità sintetizzate nelle cosiddette soft skills, spesso sottovalute: motivazione e doti di leadership, confidenza con le lingue straniere, spirito innovativo, capacità di adattamento. Uno sforzo che per una piccola azienda rappresenta un sacrificio, certo, ma che può anche ampliare gli orizzonti e rendere molto più competitivi.