AVELLINO VERSO IL VOTO.COME SI CAMBIA…PER NON MORIRE!

AVELLINO VERSO IL VOTO.COME SI CAMBIA…PER NON MORIRE!

15 Aprile 2019 0 Di Norberto Vitale

Non si può governare all’indomani di una battaglia che ha lasciato sul campo solo morti e feriti”. Il messaggio alla Diocesi del vescovo di Avellino, monsignor Arturo Aiello, ha fiutato con largo anticipo l’aria che tira.

Quando sul campo restano solo morti e feriti, vuol dire che la politica, quella che lo stesso vescovo Arturo ricorda essere, come scriveva Paolo VI, “la forma più alta di carità”, è stata a sua volta seppellita da qualche parte dopo essere stata lasciata morire da qualche altra parte.

Morti e feriti che cominciano ad occupare il campo prima ancora che la partita cominci sono un pessimo viatico per la speranza che le elezioni di Avellino, una volta consumate, consegnino una attendibile possibilità di governarla, tanto più con quello spirito di carità e di servizio all’altezza dei problemi. Il campo più disastrato è quello democratico, esploso sabato mattina quando il Partito Democratico, quello legalmente riconosciuto nei suoi organismi dirigenti, ha annunciato la candidatura a sindaco di Luca Cipriano. Solo gli allocchi possono leggervi un atto di magnanimità, il coraggio di rompere gli schemi da parte di quei dirigenti che invece hanno consumato, servendosi di Cipriano, né più né meno che un’azione di forza tutta dentro le logiche che si fronteggiano in questo partito. Solo gli allocchi possono considerare una soluzione accettabile quella che provoca più problemi di quanti ne risolva, che diventa accettabile soltanto perché è funzionale a risolvere conti interni perfino nella sparuta pattuglia dei Popolari, nella quale Cipriano diventa il candidato di Petracca ma non quello dei demitiani. Est modus in rebus, non è soltanto una sentenza di Orazio. E’ la condizione di credibilità della politica la cui sopravvivenza è data dalla misura e non dalla spregiudicatezza. Detto di un’azione spregiudicata ispirata dallo spirito di sopravvivenza, non mi sembra che la campagna elettorale di Avellino possa essere esclusivamente fondata sullo scandalo, vero o presunto, della candidatura dell’ex presidente del “Carlo Gesualdo”. La sequenza dei fatti è arcinota e incontrovertibile e ognuno ha ampia materia a disposizione per fare le valutazioni che crede. Cipriano ha ricevuto un ampio mandato da una striminzita intesa raggiunta tra persone prima ancora che tra soggetti politici. Improbabile che gli riesca di allargarla ma il suo diventerà un lavoro improbo soprattutto se dovesse andare a caccia dei nuovi carnefici della città.

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