AVELLINO TRA DECLINO E RISCATTO ! – La Nota

AVELLINO TRA DECLINO E RISCATTO ! – La Nota

19 Gennaio 2019 0 Di Norberto Vitale

L’esclusione del comune di Avellino dal comitato dei sindaci della Asl racconta molta più roba delle spicciole convenienze incrociate e trasversali che l’hanno determinata.

Questo comitato definisce le linee di indirizzo e di controllo sulla programmazione sanitaria e socio-sanitaria; esprime il suo parere sui bilanci della Asl; se gli va, produce anche osservazioni da sottoporre al presidente della Regione sulla gestione dei servizi sanitari da parte della Asl e se gli gira può anche chiedere la revoca, per giustificato motivo, del direttore generale. Non è un buon motivo, è affatto un buon motivo quello di chi spiega che la presenza di Avellino nel comitato sarebbe stata incongrua, non avendo il comune capoluogo un sindaco in carica, cioè l’autorità politica eletta dai cittadini, ma un commissario prefettizio che ne cura l’ordinaria amministrazione che invece nei fatti è tutta meno che ordinaria. Questa spiegazione che viene data dalla maggior parte dei sindaci, con la sola onorevole eccezione del sindaco di Grottaminarda Angelo Cobino, fa pensare piuttosto a quello che accade nella giungla quando il leone invecchiato e ferito viene circondato e finito da quelli che più lo temevano in gioventù. Voglio dire che l’esclusione di Avellino dal comitato allarga i margini di manovra al protagonismo di altri territori e abbastanza inevitabilmente questo protagonismo si tradurrà in scelte e orientamenti che a tutti potranno giovare tranne che al comune capoluogo.

Oltre le furberie dialettiche, c’è però un elemento oggettivo che questa esclusione ripropone in modo molto evidente: la provincia non considera il suo capoluogo necessario e funzionale ai suoi interessi. Sui territori è forte la percezione del declino di Avellino come riferimento politico, il capoluogo viene avvertito più come un intralcio che come esempio di una qualche guida: anche quelli che hanno buona memoria, faticherebbero molto a mettere una data all’ultima volta che Avellino ha parlato come capoluogo. Quelli che ne capiscono spiegano che ormai va così, che ci si organizza su pezzi di territorio, che il capoluogo inteso come riferimento anche morale è una visione del passato e sorpassata. Sarebbe vero se le cose andassero meglio e meglio non vanno. Senza visioni unitarie, soprattutto in province piccole come quella di Avellino, si producono schegge, residui più che prodotti finiti. L’Irpinia, come dovremmo sempre chiamare la provincia di Avellino, è un laboratorio nel quale oggi è possibile costruire, uscendo definitivamente dal dopo terremoto, le chances per i prossimi decenni. Chi pensa o lavora per fare a meno di Avellino o relegarla alla residualità, finisce per compiere un metaforico quanto inutile parricidio. Impedirlo spetta però ad Avellino e può farlo riscattandosi scegliendo una classe dirigente capace di coltivare, produrre e sostenere visioni. Per sé e per l’Irpinia.