AVELLINO, PIZZA E IL PARADOSSO DELL’ANTISISTEMA

AVELLINO, PIZZA E IL PARADOSSO DELL’ANTISISTEMA

25 Giugno 2018 0 Di Sandro Feola

Nello Pizza perde il ballottaggio in ragione di un paradosso che solo in una realtà singolare e complessa come Avellino si poteva determinare. Solo 15 giorni fa gli elettori del Capoluogo sono andati alle urne a dare fiumi di preferenze ai consiglieri della passata consiliatura, quasi tutti espressione di quel sistema partitico correntizio “demitiano-manciniano” che è stato – ed è qui il paradosso – la ragione della sconfitta di un mal capitato candidato di spessore come Nello Pizza.

Perché al primo turno la propaganda antisistema dei pentastellati non ha fatto presa più di tanto sugli elettori? Perché la città ha scelto già in prima battuta un Consiglio comunale a maggioranza centrosinistra, azzoppando un Ciampi al quale è stata subito preclusa la possibilità di amministrare? Semplicemente perché il rapporto con il candidato al Consiglio comunale induce l’elettore ad “accantonare”, anche se solo momentaneamente, le sue convinzioni personali, compresa la voglia di penalizzare i “dinosauri del sistema”. Una dimensione che però acquisisce un peso quando la competizione assume una connotazione più “ampia”, come accade, appunto, al ballottaggio, che è un’altra partita. E che, pertanto, andava preparata e giocata diversamente, con un’attenzione meticolosa all’immagine del candidato, alla percezione che ne hanno gli elettori e a quella che possono maturare in ragione di come viene proposto e delle sue dichiarazioni.

Pizza, invece, è stato “presentato” male. Lo abbiamo sottolineato l’8 maggio scorso, all’avvio della campagna elettorale: consentire di far passare il candidato di centrosinistra come il frutto di un’intesa tra Mancino e De Mita è stato il primo clamoroso errore di comunicazione della coalizione; un errore che si è rivelato fatale. Tutto il livore antisistema, infatti, si è riversato su Pizza: in prima battuta gli è costato un 10% in meno delle sue liste, e la sconfitta al secondo turno, quando l’intermediazione dei consiglieri comunali è venuta del tutto meno.

A tutto questo occorre aggiungere, infine, la bizzarria del confronto interno al Partito Democratico, dove una delle sue correnti è stata capace di adire le vie legali per dirimere questioni interne in piena campagna elettorale, dando un devastante e nauseabondo segnale di conflittualità fine a se stessa, per niente in linea con l’ansia di cambiamento degli elettori. Come abbiano potuto è una di quelle domande che andrebbe posta agli interessati, anche per capire se porranno fine al masochismo che li ha fin qui animati.