PALLONATE – CHIACCHIERE E MEMORIA CORTA MA LA VERITÀ LA DIRÀ IL CAMPO

PALLONATE – CHIACCHIERE E MEMORIA CORTA MA LA VERITÀ LA DIRÀ IL CAMPO

25 Agosto 2021 0 Di Michelangelo Freda

C’è una generazione di tifosi che ha visto più anni di Serie C che di Serie B. C’è una generazione che ha visto più fallimenti e tribunali che gioie sportive negli ultimi anni. La Serie A si tramanda oralmente come un mito degli antichi greci e chi lo racconta, spesso e volentieri, si dimentica del peso specifico di Avellino città e provincia nella politica italiana degli anni ’70/’80 (le maggiori cariche dello Stato erano irpine), nonché il contesto economico sociale profondamente cambiato negli ultimi decenni. Negli ultimi anni si è persa di vista la realtà dei fatti, paragonando il capoluogo e la sua provincia a grandi realtà italiane. Ma il dato di fatto dice altro, la forte emigrazione giovanile ricorda a tutti che siamo una città piccola, minuscola, con pochissime opportunità e che quando si sogna in grande, senza progettualità e contatti con la realtà, si fallisce miseramente. Questanno, per rimanere nell’ambito sportivo, è scomparsa la Scandone che, per competere contro Milano e le altre grandi del basket italiano ed europeo, spendeva più del dovuto.

Tornando al calcio si sta allestendo una buona squadra, strutturata, con tanti giocatori di proprietà e di prospettiva. Solo il campo potrà dire dove potrà arrivare questo gruppo ma è ingiustificato il clima “ostile” che si respira. Sembra che improvvisamente questo club sia in malora, che si trovi sul baratro, invece è una delle società più solide della Lega Pro. Il mercato va avanti, può piacere o meno la campagna acquisti, ed è legittimo ambire sempre al massimo, ma intanto, dopo le vicissitudini degli anni scorsi, torniamo a parlare di calcio. Non sono comprensibili, però, le pretese. Non è comprensibile un atteggiamento esageratamente critico e disfattista, senza che sia stato fatto tesoro dalle esperienze passate nostre e delle rivali”. Squadre con i cosiddetti nomi sono anni che arrancano in classifica, altri club hanno salutato il professionismo (fallendo) o si sono ridimensionate. Città molto più grandi e ricche di Avellino non si sono iscritte ai campionati o sono ricomparse solo ora nel professionismo. La stessa Salernitana ha conquistato la promozione in serie A con una dirigenza romana, strettamente collegata alla Lazio, non avendo avuto la forza di riuscirci con l’imprenditoria locale e, anzi, conoscendo per ben due volte l’onta del fallimento. Il massimo campionato di Serie A insegna che non sempre comprando i top player si conquistano gli obiettivi prefissati ed anzi, talvolta, per “capricci” si condizionano in negativo le situazioni economiche dei clubs, con problemi di ricapitalizzazione (Juve ed Inter insegnano).

L’Avellino va amata, sostenuta. Bisogna comprendere il momento storico che si sta vivendo, bisogna analizzare la costruzione di un progetto basata sul lungo periodo e non sul breve, che a memoria storica non ha mai dato grandi risultati. Soprattutto va compreso che la base dello sport è il senso di competizione e che non sempre, nonostante gli sforzi, si riesce a raggiungere l’obiettivo prefissato.

Ma è anche giusto sognare per i tifosi. Come scriveva Freud in Psicologia delle masse e analisi dellIo: “Le folle non provano il desiderio di verità. Chiedono solo illusioni, delle quali non possono fare a meno. Danno sempre la preferenza al surreale rispetto al reale”.