AVELLINO, IN CONSIGLIO LA POLITICA 2.0 DI GIANLUCA FESTA

AVELLINO, IN CONSIGLIO LA POLITICA 2.0 DI GIANLUCA FESTA

14 Novembre 2019 0 Di Sandro Feola

Chi segue l’attività del Consiglio comunale di Avellino avrà potuto cogliere come ormai questa sia la sede che meglio rappresentata l’evoluzione in atto nella vita politica locale, non solo del capoluogo, ma dell’intera provincia di Avellino.

Seduta dopo seduta, Palazzo di città si divide su due concezioni dell’impegno politico e amministrativo. Due modi tanto diversi quanto del tutto inconciliabili.

Ed è qua, nella sede del Consiglio, che prende forma l’azione post elettorale di quel gruppo che si ritrova sulle posizioni del sindaco di Avellino e che, quando può, ribadisce senza badare troppo a diplomazie di sorta che l’unica strada perseguibile per una eventuale ricomposizione in casa democrat passa attraverso la sostituzione radicale della classe dirigente attuale e con essa dei suoi metodi.

Aldo Cennamo

Tempi difficili per il PD sul piano nazionale, immaginarsi quanto lo siano per il PD irpino che efficacemente Festa ha chiamato “1.0”, quasi a sottolinearne l’obsolescenza. Una federazione che si ostina a presentarsi alla opinione pubblica come un insieme di capicorrente che, all’occorrenza, salgono su quel bus che il deputato Orlando – forse non ben informato dal Commissario  Cennamo – lunedì scorso a Mercogliano ha usato come metafora per “pungere” gli assenti alla manifestazione di lancio del nuovo tesseramento. Incauto, l’ex ministro ha finito, suo malgrado, per “schiaffeggiare” alcuni dei presenti che l’anno prima avevano urlato “Mai più” proprio a buona parte di quella prima fila che lo ascoltava.

Nell’aula consiliare di Palazzo di città, Festa ieri si è mostrato non solo come il sindaco che vuole “rivoluzionare” Avellino, ma come colui che quasi naturalmente ha acquisito la guida di quella nuova generazione di amministratori e di dirigenti che ne hanno piene le scatole di decisioni assunte a prescindere dalle volontà assembleari, ai quali viene l’orticaria già solo a vederle certe liturgie. Nei confronti delle quali, d’altronde, l’elettorato si è mostrato a più riprese riottoso.

Data la sostanziale irrilevanza dei partiti, d’ora in poi la politica irpina si esprimerà prevalentemente a Palazzo di città. Dove Festa coniugherà un’azione amministrativa che sicuramente porterà ad una svolta – positiva o negativa lo sapremo a fine consiliatura – e nel contempo darà sostanza alla leadership di quel movimento in parte civico, per tanti versi trasversale che, pur avendo avuto in passato “frequentazioni” con gli attuali avversari, si è affrancato da essi emancipandosi per guardare oltre. Anche in ragione di un dato generazionale.

Festa e i suoi alleati chi avranno contro? Uno schieramento fortemente caratterizzato dalla inconsistenza del centrodestra – fatta la sola eccezione di Dino Preziosi, che contribuisce, purtroppo in maniera solitaria, alla vita amministrativa con autorevolezza e spessore – e da un PD condizionato dalla convivenza paradossale – a tratti imbarazzante – dell’attuale classe dirigente e di chi ne aveva chiesto la sostituzione appena un anno fa.

Per acquisite, almeno al momento, ci sono la disapprovazione dell’elettorato, espressa in più di un’occasione, e la scelta del commissario Cennamo che da qualche giorno pare sia sceso in campo per sostenere una delle parti in causa. Chissà se spiegherà prima o poi perché anch’egli abbia assunto questa decisione a dispetto degli elettori che a gran voce hanno chiesto di passare alla versione 2.0 della politica irpina.