AVELLINO, IL PRE DISSESTO E IL BENE DEI GALLI SULLA MONNEZZA

AVELLINO, IL PRE DISSESTO E IL BENE DEI GALLI SULLA MONNEZZA

14 Febbraio 2020 0 Di Sandro Feola

Le opposizioni consiliari sono legittimate a ricorrere ai tribunali di ogni ordine e grado: civile, penale, contabile e militare; Tar e Consiglio di Stato. All’occorrenza, pure la Corte internazionale di Giustizia. A patto, però, che ciò serva a perseguire il bene comune, e non le ragioni di una parte; che serva ad anteporre sempre gli interessi della comunità alla conquista di uno spazio di visibilità. 

Non pare stia accadendo questo ad Avellino dove, probabilmente per la prima volta, alcuni dei consiglieri di opposizione stanno tentando di ostacolare l’iter di approvazione di un provvedimento che è innegabilmente necessario alla città. A tutta la città, tanto a quella che otto mesi fa elesse Gianluca Festa quanto a quella che invece votò Luca Cipriano. E per confermare questo assunto basterebbero le parole del tanto celebrato, a destra e a manca, ex Commissario Priolo: “L’esito della ricognizione – dichiarò in conferenza stampa il 26 marzo scorso – ha indotto a ritenere possibile e praticabile il ricorso al pre dissesto. E’ una scelta doverosa e ragionevole, il Comune ha tutte le carte in regola per far fronte a questa situazione. La situazione del Comune è difficile ma la consapevolezza di tali difficoltà non poteva indurre a cercare scorciatoie e non poteva individuare il dissesto come unica soluzione. Quella sì che sarebbe una fuga dalle responsabilità.”

Perché, dunque, le opposizioni consiliari scrivono alla Corte dei Conti? Perché si appigliano alla data della delibera che avrebbe attivato la procedura di pre dissesto, con l’intento, neanche tanto nascosto, di ottenerne lo stop e spalancare – dicono – le porte al dissesto finanziario? Noi, che pure sappiamo dell’eterno conflitto tra forma e sostanza nelle dinamiche amministrative, non siamo certi che le “controdeduzioni” alla Magistratura contabile dei consiglieri di minoranza siano infondate. Siamo certi, però, che queste non servano a tutelare il bene comune, a curare gli interessi degli avellinesi.

Se la città fosse costretta al dissesto, servirebbe a qualcuno? Neanche le opposizioni ne trarrebbero giovamento: dovrebbero accontentarsi, tutt’al più, della visibilità concessa a quei galli, strumentalmente ligi alla forma da non badare alla sostanza, che cantano allegri su una città ridotta a un cumulo di monnezza.