AVELLINO.IERI HA VINTO L’AZIONARIATO POPOLARE SU UNA SOCIETA’ PER AZIONI

AVELLINO.IERI HA VINTO L’AZIONARIATO POPOLARE SU UNA SOCIETA’ PER AZIONI

10 Giugno 2019 0 Di Norberto Vitale

Le analisi del giorno dopo mettono in primo piano la città divisa più o meno a metà tra Festa e Cipriano.

gianluca festa

Da questo si fanno discendere tutta una serie di argomentazioni e riflessioni abbastanza vere ma anche un tanto retoriche alle quali si unisce il coretto dei buonisti del giorno dopo che sono gli stessi cattivissimi del giorno prima. Su questi stendiamo un pietoso velo dopo aver registrato che sono stati respinti con perdite su tutto il fronte i maldestri tentativi di inquinare più del lecito una campagna elettorale già di suo non propriamente esaltante.

La città spaccata, dunque un sindaco che la pacifichi.

Non so cosa ci sia da pacificare. Non vedo e non ho visto in queste settimane gli avellinesi affrontarsi con il coltello tra i denti se non lo scontro sui social che ha visto protagonista una ristretta tifoseria, particolarmente attiva quella di Cipriano che ha controllato quasi militarmente tutto quel che passava sui social.

La pacificazione di Avellino passa attraverso la soluzione dei suoi problemi, dei tempi che verranno consumati per risolverli, di decisioni tempestive.

festa sindaco avellino

Gianluca Festa

Il riferimento agli appena 700 voti di scarto tra Festa e Cipriano non è la città spaccata. E’ la differenza tra due opzioni, due progetti, due persone, che hanno diviso gli avellinesi nelle urne ma non hanno spaccato Avellino. Retorica per retorica, vorrei dire che all’opposizione non è andato chi ha votato Cipriano, all’opposizione ci va Luca Cipriano che nel frattempo, a parte il posto su Fb con gli auguri a Festa, meglio farebbe a proposito di supposte pacificazioni a fare almeno una telefonata al nuovo sindaco. Restano due cose diverse e ben distinte chi ha votato Cipriano e il voto che manda Cipriano all’opposizione. Il riferimento agli appena 700 voti di scarto che la metà degli elettori ha consegnato a Festa c’entra poco con la città spaccata. Anzi, da stamattina la città anche quella che ha votato Cipriano, guarda a Festa e a quel che comincerà a mettere in campo dai prossimi giorni. Di Cipriano si è già scordata a meno che non sia Festa a far rimpiangere la sua mancata elezione.

Evidentemente qualcosa ci è sfuggito”, dice un neo consigliere comunale eletto con Cipriano che ha ammesso candidamente di aver considerato fino al giorno prima di avere la vittoria in pugno.

A me pare che agli elettori non sia sfuggito un elemento che poi ha fatto la differenza a favore di Festa.

Ieri ha vinto l’azionariato popolare su una società per azioni.

Da una parte, con Festa, quattro liste civiche costruite dallo stesso Festa che comprendeva anche iscritti e dirigenti del Partito Democratico praticamente esiliati e cacciati da via Tagliamento.

Luca Cipriano

Dall’altra, con Cipriano, una società per azioni in cui ogni azionista aderiva per puntare a guadagnare una propria utilità marginale: per il gruppo dirigente del Pd era la sopravvivenza; per Maurizio Petracca la base per ritentare, nell’orbita del Pd, la rielezione l’anno prossimo in consiglio regionale; altri consiglieri regionali del Pd che dalla vittoria di Cipriano speravano di lucrare ulteriori personali rendite di posizione. Il potenziale amministratore delegato, Luca Cipriano, ci ha messo del suo: ha pensato che bastasse una compulsiva, ridondante campagna di comunicazione, indicare nuovi nemici da abbattere, per far passare in cavalleria il bowling con le faccine destinate allo strike. I baci con Mancino e De Luca non sono passati inosservati e una parte del suo stesso originario elettorato non ha gradito: non puoi mettere questi, insieme alla D’Amelio, Petracca, Iacovacci e Poppa nelle liste di proscrizione e poi sbaciucchiarli se ti candidano alla carica di sindaco.

Questa società per azioni è stata sciolta dal voto di ieri.

Ciriaco De Mita

Stamattina ho sentito Ciriaco De Mita. Mi ha offerto una analisi convincente sul voto di Avellino. La rottura (anche con riferimento a Petracca) non è avvenuta su un piano politico. Quando c’è la politica, sensibilità e interessi diversi in genere aggregano non divaricano. Quando la rottura è mossa dagli interessi delle singole persone, diventa un’altra cosa. Gli elettori di Avellino, sostiene De Mita, bocciando Cipriano hanno così giudicato il tentativo occulto di una strategia imprenditoriale (torna in qualche modo la spa) verniciata con parole all’apparenza semplici che nascondevano malamente soltanto un disegno di potere.

Ettore Iacovacci

Cosa accadrà nel Partito Democratico. Intanto quei pochi che hanno parlato, dicono che il Pd in consiglio comunale sarà dove gli elettori lo hanno mandato, cioè all’opposizione. Il Pd all’opposizione in consiglio comunale? Cioè Iacovacci, segretario provinciale dei metalmeccanici Ugl, che ha sbaragliato con le sue preferenze i candidati del Pd e grazie ai suoi voti e a quelli degli altri suoi candidati prima ha consentito alla lista del Pd di essere completata e presentata, poi grazie ai suoi voti ha evitato la disfatta: senza questi voti, il Pd ad Avellino è un partito che vale tra il 7 e l’8%.

Giuseppe Di Guglielmo

Appaiono dunque surreali le dichiarazioni del segretario provinciale Di Guglielmo, che almeno è l’unico a parlare il giorno dopo: “Non siamo riusciti a compiere l’ultimo passo ma abbiamo rimesso al centro la politica e i contenuti”. A Di Guglielmo se non altro va dato atto dello sprezzo del pericolo e un po’ anche del ridicolo. Aggravato dal fatto che lo stesso cita “la vittoria importantissima di Ariano Irpino”. Cita Ariano, cioè il contrario di quello che hanno fatto e deciso ad Avellino. Di Guglielmo, che mi pare essere comunque l’ultimo dei problemi che ha il Partito Democratico, prima di ogni altra considerazione avrebbe dovuto pronunciare due brevi parole in fila: “Mi dimetto”. Si fa così, si dice questo quando si incassano sconfitte politiche perseguite e ricercate con ostinazione. Sarebbe stato ed è un atto formale dignitoso e responsabile, oltre i suoi esiti e le sue conseguenze pratiche.

Tra l’altro il segretario provinciale è stato il parafulmine, il front man di responsabilità politiche ben più consistenti di cui altri dovrebbero essere chiamati a rispondere prima ancora che dare spiegazioni. E che in queste ore ancora tacciono, confermando Tacito: la vittoria ha molti padri; la sconfitta è orfana.

Nicola Zingaretti

Qualche giorno prima della chiusura della campagna elettorale, Nicola Zingaretti, da un paese del salernitano, interrogato sul caso Avellino, aveva detto: “Ce ne occuperemo dopo il voto”. Penso che il segretario nazionale del Pd oggi ha tutti gli estremi per arrivare ad una decisione che a prescindere da quanto decideranno di fare i residui protagonisti locali rimasti, avrà conseguenze che non saranno di poco conto.

Il voto di ieri ad Avellino chiude anche definitivamente una serie di parabole, delle quali parleremo domani.