AVELLINO E IL SENSO DI UNA SCELTA

AVELLINO E IL SENSO DI UNA SCELTA

29 Maggio 2019 0 Di La redazione

Dire che il 9 giugno Avellino avrà la possibilità di determinare quel cambiamento che ha dimostrato di volere in più di una occasione non è retorica. La città sarà chiamata a scegliere tra Luca Cipriano che, suo malgrado, incarna plasticamente la conservazione di un sistema di potere che ha ridotto la città ad un pantano di capicorrente in guerra perenne per il potere, e Gianluca Festa che, a distanza di un anno dalle precedenti elezioni, ha superato definitivamente un apparato che ha dimostrato e ribadito di essere irriformabile.

Al di là delle polemiche, ormai persino stucchevoli, sul sostegno di singoli esponenti della politica del ventennio scorso, l’analisi di chi dovrà scegliere si concentrerà sui margini di agibilità – e dunque sulla possibilità di incidere – che avranno i due candidati nell’amministrare la città. In buona sostanza sulla capacità di non scendere a compromessi con le logiche che fin qui hanno dilaniato il PD e il centrosinistra, rendendo caotica e inconcludente l’esistenza delle amministrazioni che si sono succedute nelle scorse consiliature.

E a poco servono le dichiarazioni di autonomia di Cipriano che, con lo stesso tenore dell’acquaiolo che dice che la sua acqua è fresca, tenta di negare ciò che per sé è drammaticamente evidente: qualora fosse eletto sarebbe ingabbiato e condizionato dalla stessa conflittualità che è propria del sistema di potere che lo sostiene e che è incarnato dai vari De Luca e Petracca e da un numero sempre più cospicuo di sottocapi che sgomitano, ognuno desideroso di affermare la propria “idea” di amministrazione. Sia chiaro: un sindaco non deve gestire l’ente come se fosse il “padrone del vapore”. Non è il compromesso in sé che è sbagliato quando i partiti e le varie correnti sono uniti da una omogeneità di fondo. Il problema c’è – e per Cipriano c’è – quando la coalizione è un insieme disordinato di gruppi di potere in guerra tra loro.

Gianluca Festa ha una compagine che, invece, è oggettivamente più coesa e, al tempo stesso, più libera di assumere le decisioni di cui ha bisogno la città. Ed è tale non perché così piace a noi, ma proprio in ragione della scelta di dire no a quel sistema, che peraltro ha sempre combattuto, e al quale – paradosso inspiegabile – il leader di un ormai ex Mai Più si è consegnato mani e piedi.

Il 9 giugno la scelta degli avellinesi sarà tra la conservazione del vecchio e dannoso sistema di potere, impersonato da Cipriano, e il cambiamento, questa volta davvero potenzialmente definitivo, che è rappresentato da Gianluca Festa. Tutto il resto – nessuno ce ne voglia – è materiale per addetti ai lavori che amano concentrarsi sulla posizione del proprio ombelico.