AVELLINO.CENTROSINISTRA E LE TREGUE AD USO E CONSUMO?

AVELLINO.CENTROSINISTRA E LE TREGUE AD USO E CONSUMO?

15 Aprile 2019 0 Di Norberto Vitale

Alcune ore dopo la sua investitura, Cipriano ha scritto che non si governa con i parolai, con gli incompetenti, con i venditori di fumo, (Non è vero ma ci crediamo!).

elezioni avellino 2019

Che è necessario fare un passo avanti, che occorre una tregua per far uscire Avellino dalla guerriglia permanente. Credo che questa sia anche un’autocritica che Cipriano fa e che dovrebbe vedere consapevoli tutti gli altri protagonisti nel campo del fu centrosinistra.

C’è però un punto da chiarire. Vale per Cipriano, vale per Gianluca Festa, vale per la sinistra. Senza scomodare Bocca di Rosa di De Andrè: “Si sa che la gente dà buoni consigli se non può dare cattivo esempio”, va appena e solo en passant osservato che le tregue si costruiscono soprattutto quando da fronti contrapposti e da opposte barricate quelli che si combattono capiscono che proseguendo non ce ne sarà per nessuno.

Luca Cipriano

Luca Cipriano

La tregua per essere tale è un atto di reciproca consapevolezza che trova il suo accordo, anche la sua convenienza, sulla necessità di rendere praticabile il campo, torniamo a monsignor Aiello, sia per chi l’avrà avuta vinta sia per chi uscirà sconfitto. Non è che uno, sentendosi come Gesù nel tempio, fa coincidere la necessità della tregua da un certo momento in avanti, dopo aver rinforzato le barricate spesso usando i mobili degli altri, dopo aver ognuno avvelenato alle sue spalle i pozzi di sua competenza. Naturalmente sarebbe augurabile, utile per tutti, che una qualche tregua intervenga. Ma forse non c’è più tempo. Siamo allo scontro finale che verrà portato alle estreme conseguenze sia nel Partito Democratico che nei Popolari e se capisco bene, prima ancora che ci sia qualcuno in grado di fermare le macchine, non c’è chi sappia e voglia fermarle. Potrebbe essere la segreteria nazionale, interpellata da otto componenti irpini della direzione regionale.

Scrivono su Cipriano tutto quello che sappiamo e chiedono di commissariare il partito, negando il simbolo alla lista in via di allestimento. Di Guglielmo replica che la decisione è avvenuta dopo aver interpellato i circoli cittadini. Alla luce di come si sono messe le cose, è grasso che cola. Improbabilissima la possibilità che Zingaretti o chi per lui, lo stesso segretario regionale Annunziata, muovano passi verso queste richieste. Lasceranno maturare gli eventi sulla strada in cui questi sono stati incardinati.

Maurizio Petracca

In questo scenario fanno sorridere quelli secondo i quali la svolta per Avellino consisterebbe nel fatto che Petracca si smarca da De Mita e si mette in proprio; che Rosetta D’Amelio e Enzo De Luca, sbertucciati ben oltre le proprie responsabilità fino a ieri, rappresentino l’idea del nuovo Pd zingarettiano, quello che incoraggia alle aperture, ma poi finisce per restare più solo di prima se apre a tutti tranne che a chi prioritariamente dovrebbe; che Iacovacci e Poppa, destinatari in questi anni della peggior stampa possibile, siano diventati pensosi e preoccupati interlocutori del nuovo corso.

Non si tratta di contare le divisioni che si hanno a disposizione, che non sono straripanti, per sostenere questo o quello; si tratta di prendere atto che ognuno si avventura ad una sorta di finale giudizio divino affidato agli elettori. Non sanno bene come andrà a finire e però, altra distorsione che caratterizza uno scenario in cui la politica è assente, vanno verso questo traguardo. In politica il problema principale che la rende responsabile non è quello di prendere una decisione. E’ invece quello di contemplare le varie conseguenze che da quella decisione potranno derivare. Quando questo non viene contemplato, si va per tentativi, si procede più o meno alla cieca.

Più che una tregua, che non è credibilmente possibile, Avellino deve augurarsi che i candidati a sindaco spieghino perché, in nome di che cosa chiedono il voto.

Lo abbiamo detto da qui, prima che scoppiasse l’ambaradam. Avellino non ha bisogno di perditempo. Chi si candida a governarla deve avere poche, precise e dettagliate idee e spiegare quali energie intende coinvolgere per metterle in pratica. Se ripartono da qui, se la campagna elettorale non sarà l’ennesima fumosa partita tra nuovo e vecchio, passato e futuro, non saremo comunque di fronte alla politica intesa come la più alta forma di carità, ma almeno ci saremmo risparmiati l’ennesima ormai indigeribile pantomima che finirà per affossare più o meno definitivamente la città.

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