L’IMPORTANZA DEI NUMERI UNO

L’IMPORTANZA DEI NUMERI UNO

4 Marzo 2021 0 Di Michelangelo Freda

“È un solitario. Condannato a guardare la partita da lontano. Senza muoversi dalla porta, attende in solitudine, fra i tre pali, la sua fucilazione. Prima vestiva di nero come l’arbitro. Ora l’arbitro non è più mascherato da corvo e il portiere consola la sua solitudine con la fantasia dei colori.” Cosi Eduardo Galeano, storico giornalista italiano, descriveva il ruolo del portiere. Uno di quei ruoli  sottovalutati quando si è piccoli, dove solitamente si mandava tra i pali quello meno bravo con i piedi. Invece, il portiere è uno di quei ruoli fondamentali per l’andamento  della stagione sportiva. Un ruolo molto psicologico, dove i numeri uno possono far affidamento solo sulla propria  testa.

Nessun errore di un attaccante, nessun passaggio sbagliato di un centrocampista, nessun intervento in ritardo di un difensore sortiscono lo stesso effetto di un errore del portiere. È lui il primo indiziato quando si subisce una rete, e questo i bambini lo realizzano tramite l’equazione per cui ad ogni goal subito corrisponde un errore del portiere.

Ma c’è anche da dire che è il portiere a dover salire sul podio quando salva una partita, o meglio, regala la vittoria alla sua squadra. Ed è  proprio quanto avvenuto ieri tra Catanzaro e Avellino con Pasquale Pane chiamato a  scendere in campo da titolare solo pochi minuti prima che iniziasse il match dato il forfait di Francesco Forte, colpito dal famigerato colpo della strega.

Pane non fa rimpiangere il compagno di reparto. Da  professionista torna in campo a quasi 80 giorni di distanza dall’ultima partita giocata. Nel silenzio più totale indossa i suoi guantoni e fa a spallate con gli avversari in campo. Salva il  risultato ben due volte con una parata da rimanere negli annali sul colpo di testa di Curiale su un assist delizioso di Carlini. Travolge avversari e compagni di squadra nelle sue  uscite, perché, come affermato in mixed zone “nel calcio si danno e si prendono (i colpi)”. Un vero professionista come lui sa come rapportarsi con i compagni di reparto ma soprattutto dimostra sicurezza tra i pali, cosi da dare meno pensieri alla retroguardia.

L’Avellino, costruito da Braglia e Di Somma, mostra nella sua interezza la qualità dei suoi portieri nonostante la rigida gerarchia imposta in questo reparto con Forte preferito a Pasquale Pane. E se oggi vanno di moda la spensieratezza e lo spettacolo, quello dell’estremo difensore sembra un mestiere del secolo scorso, quasi incomprensibile: obbligato a caricarsi del peso, ad impedire che la gente “si diverta”, destinato a non essere mai il vero protagonista se non in negativo, il portiere forgia il necessario carattere nel ruolo di unico antagonista. Attendendo in solitudine, fra i tre pali, la sua fucilazione.