AVELLINO AL VOTO, STORIE DI COERENZA ED INCOERENZA – NELLO PIZZA!

AVELLINO AL VOTO, STORIE DI COERENZA ED INCOERENZA – NELLO PIZZA!

26 Aprile 2019 0 Di Norberto Vitale

Se mettessimo in fila le cose che abbiamo sentito e archiviato dall’anno scorso fino a poche settimane fa e le confrontiamo con quelle che da alcune settimane a questa parte andiamo registrando, ci troveremmo di fronte ad un carico così vario di contraddizioni da togliere il fiato: à la guerre comme à la guerre, si dice per dire che bisogna accontentarsi di tutto ciò che le circostanze offrono per il perseguimento dell’obiettivo prefissato e fa niente se non si va tanto per il sottile.

Le contraddizioni che si sono accumulate ai nastri di partenza della campagna elettorale per il comune di Avellino non scandalizzano per la loro contorta ampiezza. Fanno invece paura per la radicale disinvoltura dell’opportunismo che le origina. Solo l’opportunismo, à la guerre comme à la guerre, spiega le capriole, i ribaltoni, i tripli salti mortali, le penultime parole famose i cui protagonisti, volessero provarci, avrebbero bisogno di almeno un lustro per tentare di essere appena convincenti. Ad Avellino più che a Bismarck, che considerava la politica la scienza dell’opportunismo e l’arte del compromesso, hanno dimostrato che Kenneth Galbraith aveva ragione: consiste la politica nello scegliere tra il disastroso e lo sgradevole. Gli eventuali disastri li determineranno gli elettori; resta l’ingombrante sgradevolezza dei disinvolti trapezisti. Non è un giudizio moralistico. Anche le scelte più incoerenti possono essere spiegate come necessarie perché diventano coerenti in una fase successiva.

Qui c’è poco da spiegare. La memoria è una sorta di mostro: tu dimentichi, lei non. Non c’è una fase successiva che si è aperta dopo le elezioni di maggio dell’anno scorso. Chi stava da una parte è passato dall’altra e viceversa senza cambiare una virgola di se stesso. In questa operazione si può semmai leggere qualche traccia, qualche fondamento della evocata minaccia delle mani sulla città da parte dei cosiddetti poteri forti che cominciano a prendere forma quando i lupi si travestono da agnelli.

“Nello Pizza e Luca Cipriano, l’agnello e il lupo”

Non mancano le eccezioni, all’apparenza e a loro modo anche abbastanza paradossali. Dal pantano dell’incoerenza si distingue intanto Nello Pizza. Il candidato sindaco del centrosinistra sconfitto da Vincenzo Ciampi al ballottaggio sosterrà con convinzione Luca Cipriano: “E’ una risorsa, saprà essere un ottimo sindaco se verrà eletto”. A dire queste cose è la vittima innocente dell’invincibile armata dello scorso anno; è quello che capeggiava l’accozzaglia; è lo stesso burattino nelle mani di De Mita e Mancino, come per trenta giorni di fila è stato sostanzialmente ingiuriato da Mai+ e dal Movimento 5 Stelle.

Pizza dà una lezione di etica, di politica, di responsabilità ma soprattutto di umanità in modo particolare al suo più determinato e feroce detrattore di ieri che oggi voterà come suo sindaco e più in generale lancia un nobile segnale ai cittadini più che al resto del panorama politicante: fa una scelta che dal suo punto di vista ritiene essere buona per la città non collegandola a se stesso, al proprio interesse, ai propri rimpianti. Per non farne un santino, mi piace immaginare che Pizza consuma in questo modo una rivincita di non poco conto: quando da candidato diceva di voler fare il sindaco per gli esclusivi interessi degli avellinesi, era perfettamente vero. Adesso tocca ad altri, a cominciare da Cipriano, essere più convincente di Pizza. Penso che ci sia un aggravio di lavoro.