AVELLINO AL VOTO.QUALCOSA NON TORNA!

AVELLINO AL VOTO.QUALCOSA NON TORNA!

6 Maggio 2019 0 Di Norberto Vitale

Ho il sospetto che si stia esagerando. Si susseguono le presentazioni delle liste e dei candidati ma il confronto a distanza continua a restare inchiodato su chi è più nuovo, chi è più clientelare, su chi si carica di inconfessabili conflitti di interesse, su chi vuole mettere le mani sulla città e su chi ha tra le mani la bacchetta magica per farla risorgere.

In pratica, la campagna elettorale dell’anno scorso. Con una differenza: i protagonisti di allora, avendo nel frattempo cambiato di posto, oggi si ritrovano insieme agli avversari di ieri a ripetere le stesse cose di ieri nei confronti dei nuovi avversari che la Provvidenza gli manda. Come se niente fosse e come se nel frattempo niente fosse accaduto.

Non so bene cosa se ne faranno gli avellinesi di un confronto elettorale e politico in nome della purezza, perché in fin dei conti è questa la cifra sulla quale ristagna un confronto che dovrebbe essere invece basato su proposte alternative o almeno diverse rispetto ai problemi della città.

elezioni avellino

Tra l’altro, dentro questa foga, si lanciano messaggi equivoci se non sbagliati. Si può dire, come fa Luca Cipriano, che “la nostra è un’operazione di igiene politica”? In genere si ricorre a questa espressione quando il contesto è inficiato e infiltrato da malaffare e malavita e non mi pare essere propriamente questa la situazione al comune di Avellino.

Quando si invoca o si promette l’igiene politica, non considerando gli aspetti certamente soltanto metaforici della violenza verbale, si fa una operazione banalmente demagogica. Qui ci siamo noi, di là i corpi speciali del clientelismo. Intanto se parlassero le vittime del clientelismo, non credo farebbero molte distinzioni di campo né d’altra parte si può sostenere che quando quei campioni stanno da una parte sono l’oggetto della pulizia, se stanno da un’altra diventano i soggetti a cui affidare la ramazza.

Qui ci siamo noi, di là i campioni delle tessere. Ma se il Partito Democratico consente un tesseramento gonfiato e quel tesseramento elegge gli organismi provinciali e chi viene eletto si considera legittimamente eletto e poi si allea con chi sostiene che un gruppo di falsari vuole impadronirsi del partito, qualcosa e più di qualcosa non torna.