AVELLINO AL VOTO.I “SICARI” E IL VANGELO DI LUCA

AVELLINO AL VOTO.I “SICARI” E IL VANGELO DI LUCA

24 Maggio 2019 0 Di Norberto Vitale

In coda al Diario di ieri pomeriggio, senza gridare allo scandalo ma con dichiarata ironia ho colto il contrappasso che una notizia di cronaca consegnava a Luca Cipriano.

Poco prima di andare in onda, avevo letto la notizia pubblicata da alcuni siti della richiesta di chiusura del Conservatorio Domenico Cimarosa perché l’impianto antincendio non rispetta gli standard di legge e dunque chi frequenta e lavora quei luoghi, quasi 1.200 tra studenti ed insegnanti, mette a rischio la propria incolumità. Il contrappasso consiste nel fatto che appena il giorno prima il candidato Cipriano si era fatto riprendere davanti ad un cantiere di un imprenditore, Angelo D’Agostino, che sostiene Gianluca Festa, lasciando surrettiziamente intendere che quel cantiere fosse la prova provata del connubio illegale tra affari e politica. Questo è andato sostanzialmente a dire Cipriano l’altro ieri.

Il terreno su cui si sta realizzando quel complesso residenziale è edificatorio da più di dieci anni ed è stato acquistato soltanto due anni fa: nessuna illegalità; nessun improvviso cambio di destinazione urbanistica; men che meno nessuna pratica opaca o al limite della legge. Eppure politicamente, e non so fino a che punto il politicamente può autorizzare la diffamazione, il candidato sindaco senza fornire neanche un qualche dettaglio sconosciuto ai più, ha lanciato nella campagna elettorale un sospetto infondato, non dimostrato e forse anche calunnioso. Ha sbagliato cantiere così come sbaglia a distinguere i colli dell’Irpinia, attribuendo a quello sbagliato che non lo vuole sindaco responsabilità eventuali di cui dovrebbe chiedere conto ad altri colli che lo sostengono. Ma questo è un altro discorso.

Il contrappasso. Mi è venuto di dire, in chiusura e in pochi secondi, con chiaro e sottolineato intento ironico, che al posto di girare per cantieri farebbe meglio a preoccuparsi dell’impianto antincendio non a norma della istituzione di cui è presidente altrimenti, dopo il Teatro gli chiudono anche il Conservatorio. L’ho detta così, con ironia, senza alcuna strumentale solennità, senza l’indice puntato per screditare la stessa persona che è candidata alla carica di sindaco.

cimarosa avellino

Non ho sostenuto che Cipriano dopo il Teatro ha fatto chiudere il Conservatorio. Per quanto mi riguarda e per quel che può valere la mia opinione, è stato un buon presidente del Carlo Gesualdo ed è un buon presidente del Cimarosa. L’adeguamento dell’impianto non a norma o quel che manca in termini di documentazione spetta alla Provincia che dal 2 maggio scorso non avrebbe dato seguito a quanto verificato dai Vigili del Fuoco dopo gli accertamenti partiti il 10 aprile, quando in occasione della Festa della Polizia, ospitata nell’auditorium del Conservatorio, i caschi rossi verificarono bruciature di cavi elettrici collegati ad un interruttore. La comunicazione dei Vigili del Fuoco, oltre che alla Provincia, è stata inviata anche alla Prefettura e al Comune di Avellino che ieri con una ordinanza ha vietato l’utilizzo del Conservatorio a causa dei rischi che si corrono per la pubblica e privata incolumità.

Non l’avessero fatta, il dirigente del settore, Gianluigi Marotta, la funzionaria Rosalia Baldanza, il responsabile del procedimento, Flavio Nazzaro, sarebbero incorsi nel reato di omissione di atti d’ufficio e in qualcosa di molto più grave se quell’impianto non a norma avesse nel frattempo provocato un incendio. Se volessi spaccare il capello in quattro, dovrei osservare che tutti dal 2 maggio scorso, compreso il presidente, erano a conoscenza che quell’impianto rappresenta un pericolo per la pubblica e privata incolumità e ciò nonostante viene tenuto aperto senza che nessuno rimuovesse il potenziale pericolo o denunci quel pericolo. Per la cronaca, nella tarda mattinata, il presidente della Provincia Biancardi chiede la revoca del provvedimento adottato in autotutela dal comune di Avellino sulla base di motivazioni tecnico-giuridiche. In pratica aumenta la confusione. Mi sembra di capire, ma così viene scritto, che la Provincia chiede la revoca dell’ordinanza non perché è infondata, e cioè che l’impianto antincendio è a norma, ma in nome di un cavillo tecnico-giuridico appunto, cioè per un errore di forma. Se è così, bene ha fatto il comune di Avellino ad autotutelarsi.

Poi c’è la ricaduta elettorale. Penso che Marotta con quella ordinanza abbia fatto un favore al candidato Cipriano che oggi allunga il brodo della campagna elettorale parlando niente meno che di bomba ad orologeria. L’anno scorso, a due giorni dal ballottaggio, ben altre bombe vennero fatte esplodere da ben altri poteri e nessuno, proprio nessuno dei tanti che oggi accusano il dirigente del comune di Avellino di non si sa quale vendetta, mise alla frusta la magistratura né alcuno osò avanzare congetture. Alle bombe ad orologeria non si può credere a giorni alterni: quando colpiscono gli altri è una coincidenza della quale in cuor proprio godere e qualche volta farci pure i manifesti con la faccia dei rei; quando scoppiano o lambiscono il proprio deretano, diventa vendetta, denigrazione, gioco sporco. Il caso del Conservatorio, pur essendo di una marginalità estrema, viene così trasformato nell’attentato subito dalle consorterie avversarie e a chi come me ha osato scherzare sul contrappasso viene impartita stamattina una lezione di giornalismo da zelanti scrivani politicanti.

Non per la logica del cane non morde cane, che non amo, non apprezzo e non coltivo, ma per il rispetto nei confronti di me stesso e della professione giornalistica, non polemizzo mai con chi fa il mio stesso lavoro, rispetto tutte le opinioni dei miei colleghi, per di più ritengo che ai telespettatori, ai lettori vadano risparmiate, soprattutto in campagna elettorale, polemiche e beghe che comunque non mi appartengono, e ancor meno, pur avendone qualche titolo, mi viene in mente di impartire lezioni di giornalismo. Posso farlo con scienza e coscienza ma mi guardo bene dal riservarle ai miei colleghi. So però che lo zelo di certuni, lo zelo apparente della verità, altro non è che la maschera dell’interesse. Mi ricordano i Zeloti, nazionalisti, integralisti, talebani, banditi ante litteram del primo secolo dopo Cristo, che purtroppo per loro finirono molto male. Dopo l’ennesimo rovescio, in 960 ripararono in una fortezza nei pressi del Mar Morto e per non pagare i misfatti di cui si erano resi protagonisti preferirono togliersi tutti la vita.

Gli zeloti in origine nacquero come sicari e questa propensione i loro seguaci se la sono portata nel Terzo Millennio. Fanno oggi, anche nelle campagne elettorali, ciò che facevano nel primo secolo dopo Cristo. L’Evangelista Luca li descrive così: “In Gerusalemme nacque una nuova forma di banditismo, quella dei cosiddetti sicari. Commettevano assassini dei loro avversari in pieno giorno, soprattutto nei giorni di festa. Poi dove aver riposto il pugnale sotto la tunica, si univano a coloro che dinanzi a quei corpi dilaniati esprimevano il loro orrore e recitavano così bene da essere creduti e non riconosciuti”. Sembra scritto stamattina.

Buon voto a tutti!