AUTISMO, SORRISI E GOL PER SPEZZARE L’ISOLAMENTO. ED ORA ALL’ATTACCO PER L’ASSISTENZA A SCUOLA   

AUTISMO, SORRISI E GOL PER SPEZZARE L’ISOLAMENTO. ED ORA ALL’ATTACCO PER L’ASSISTENZA A SCUOLA  

13 Settembre 2020 0 Di La redazione

Festa in campo e sugli spalti del Victoria Stadium di Sant’Agata di Solofra. Si chiude tra gli applausi e con tanta voglia di far rotolare ancora il pallone l’iniziativa “Un calcio all’autismo. Lo sport per l’inclusione». La stessa determinazione che ora i genitori invocano per l’inizio del nuovo anno scolastico

Un fischio d’inizio desiderato a lungo, soprattutto nei duri mesi del lockdown quando, costretti in casa senza più assistenza, ragazzi e famiglie sono stati messi a dura prova.

Un anno dopo l’esperimento di Monteforte irpino e la tappa di Nocera – assolte tutte le procedure e le normative anticovid – ecco finalmente una nuova partita.

Gialli e blu sono scesi in campo a ranghi misti, autistici e normotipi, più di venti giocatori si sono alternati nel rettangolo di gioco del calcio a 5. Hanno contato poco i numeri e le regole, l’importante è stato poter scorrazzare avanti e indietro verso la propria o l’altrui porta, calciare, parare, passare la palla, gioire e godere tutti insieme del clima mite di fine estate. Una partita che sarebbe potuta durare all’infinito e non avrebbe mai stancato i protagonisti.

A promuovere l’iniziativa l’associazione InAu Incontra-Autismo, con la collaborazione di altre associazioni, Mano a Mano e il Sogno di Ari, il contributo di preziosi sponsor e delle famiglie che hanno assistito con viva partecipazione a bordo campo. Il sogno è di poter riprendere al più presto un progetto interrotto a causa della pandemia, che avrebbe dovuto portare in ogni paese le sfide. Si lavora instancabilmente per raggiungere l’obiettivo. Ma da domani c’è n’è un altro ben chiaro da portare a casa, anzi, a scuola. L’assistenza scolastica per i bambini affetti dal disturbo dello spettro autistico è in bilico. Una normativa poco chiara rischia di lasciare i genitori in balìa dell’autonomia e delle volontà dei singoli istituti scolastici o, peggio, di lasciare i ragazzi a casa.

Dalla scuola dell’infanzia alla primaria, ovunque, l’obiettivo delle famiglie è riuscire portare a scuola i terapisti – nel rispetto delle normative – per consentire un percorso di sviluppo costante dei ragazzi. Il Covid – dicono – non può rappresentare un ulteriore ostacolo o motivo di esclusione, la parola chiave è organizzazione abbinata a buona volontà.

Diversamente, i genitori si dicono pronti ad andare all’attacco per difendere il diritto all’assistenza.

Domani in programma il primo confronto con il Provveditorato agli Studi.