ATO. STATUTO, STIPENDI E PIANO RIFIUTI. TROPEANO PUNTUALIZZA

ATO. STATUTO, STIPENDI E PIANO RIFIUTI. TROPEANO PUNTUALIZZA

2 Gennaio 2020 0 Di La redazione

Riceviamo dall’Ato rifiuti presieduto da Valentino Tropeano

Le festività natalizie hanno dato il via libera ad un nuovo gioco: chi la spara più grossa sull’Ato Rifiuti. E’ comprensibile che il lavoro fatto per la sua costituzione e la definizione del piano d’ambito abbiano suscitato gli interessi di tanti che, ora, vorrebbero sedersi ad una tavola apparecchiata. Ciò che è meno comprensibile, invece, è il contenuto dei commenti arrivati da politici e amministratori, frutto dell’improvvisazione e dell’impreparazione sull’argomento. Peraltro, non è la prima volta che il Deputato del Movimento Cinque Stelle Michele Gubitosa scivola sull’Ato rifiuti e prende una vera e propria cantonata. Sparare cose a caso, solo per il gusto di intervenire su un determinato argomento, allontana molto più i cittadini dalla politica che non la eventuale retribuzione di un amministratore, il quale verrebbe pagato per il suo lavoro, comunque molto meno di chi siede tra i banchi di Montecitorio e palazzo Madama. Viene da chiedersi in base a quale logica un parlamentare – che porta a casa uno stipendio di tutto rispetto e incassa numerosi benefit perché dovrebbe lavorare (Gubitosa non ha lasciato tracce rilevanti in tal senso in quasi due anni di mandato) nell’interesse del Paese – chiede al presidente di un ente sovracomunale e all’intero consiglio d’ambito – che hanno dimostrato il loro impegno con i fatti ed hanno, fino ad oggi, rinunciato ad un qualsiasi rimborso spesa – di rinunciare all’indennità. Senza voler entrare nello specifico delle farneticanti dichiarazioni di Gubitosa piuttosto che del consigliere del comune di Avellino Costantino Preziosi – un altro che di super retribuzioni (circa 250mila euro annui, più del Presidente della Repubblica) se ne intende – è opportuno rimarcare pochi concetti affinché tutti si possano fare un’idea ed evitino di rilasciare ulteriori commenti privi di fondamento.

L’Ato rifiuti di Avellino è una realtà, un ente che ha personalità giuridica di diritto pubblico ed è dotato di autonomia organizzativa, amministrativa e contabile, che accomuna 114 comuni dell’Irpinia (Rotondi rientra nell’ambito beneventano mentre Senerchia, Calabritto e Sant’Andrea di Conza in quello salernitano) e oltre 400mila abitanti. Il lavoro per la sua costituzione, dal punto di vista amministrativo, contabile, finanziario, è lo stesso che è necessario per la nascita di un comune grande quasi dieci volte la città di Avellino. Tutto quanto è stato realizzato, in modo particolare nel solo 2019, è bene evidenziato nella relazione del direttore generale Annarosa Barbati inviata a tutti i sindaci dei comuni dell’ambito.

Il piano d’ambito adottato nel corso dell’ultimo consiglio dell’Ato è molto più di uno studio preliminare. Il consiglio ha accolto l’indicazione del presidente Valentino Tropeano in merito alla volontà di una discussione con l’assemblea dei sindaci prima di assumere una decisione sulle due questioni fondamentali: le modalità di gestione e l’allocazione del secondo impianto di trattamento della frazione organica. Un pronunciamento in tal senso consentirà di definire i numeri del piano d’ambito: la tassa che i cittadini di ogni comune saranno chiamati a pagare è legata non solo al tipo di gestione ma pure alla vicinanza rispetto agli impianti.

Il piano non ha ricevuto alcuna bocciatura. Il presidente di Fise – Assoambiente Chicco Testa muove – checché ne dica il consigliere Preziosi che, evidentemente, non ha letto non solo il piano ma neppure la lettera di Testa – solo una serie di rilievi sulle modalità di gestione. Testa – che, peraltro, è entrato in possesso del piano con modalità sconosciute ed ha inviato una nota nel merito prima ancora che questo fosse approvato in consiglio – non ha gradito il fatto che il piano evidenzia i potenziali rischi cui si può andare incontro con l’affidamento della gestione ai privati o ad una società mista. Il piano evidenzia, però, esclusivamente i pro ed i contro di tutte le forme di gestione possibili: l’affidamento ai privati, l’affidamento ad una società mista, l’affidamento in house. Dovesse essere quest’ultima la strada individuata, non sarebbe da escludere l’ipotesi di creare una società interamente partecipata dall’Ato o, comunque, affidarsi ad un soggetto diverso da Irpiniambiente. Sarebbe, però, da irresponsabili archiviare l’attuale società di gestione senza nessun confronto in tal senso dovendo, in ogni caso, rilevarne il personale.

– Così come per la modalità di gestione, pure l’allocazione dell’impianto di trattamento della frazione organica seguirà un percorso di confronto per arrivare a decisioni che siano condivise nel modo più ampio possibile. Sarà nominata una commissione di esperti che darà un indirizzo tecnico ed economico alle varie manifestazioni di interesse. Un parere sulla scorta del quale sarà, poi, chiamato ad esprimersi il consiglio dell’ambito, unico deputato ad assumere decisioni in merito.

– L’assemblea dei sindaci dell’Ato ha un potere consultivo sugli argomenti in oggetto: l’onere delle decisioni è tutto in capo al consiglio dell’ambito. E’ chiaro che il consiglio comunale del capoluogo e di tutti gli altri 113 comuni dell’ambito possono effettuare – ed è auspicabile che ciò accada – una discussione in tal senso, al fine di fornire suggerimenti e indicazioni utili a migliorare ulteriormente il piano.

– Quanto ai compensi, infine, è bene sottolineare che le modifiche statutarie competono solo ed esclusivamente al Consiglio d’Ambito e, nella fattispecie, sono stati recepiti l’ingresso di San Martino Valle Caudina nell’ambito irpino e le modifiche intervenute alla legge 14 del 2016 con la legge 16 del 7 agosto 2019. E’ stato stabilito un tetto massimo all’indennità ed ai gettoni di presenza spettabili al Presidente ed ai consiglieri che, finora, hanno lavorato senza percepire neppure un rimborso spese, peraltro sottraendo tempo e risorse alle rispettive attività professionali.