ANTICORPI MONOCLONALI, LA NUOVA FRONTIERA DELLA LOTTA AL CORONAVIRUS

ANTICORPI MONOCLONALI, LA NUOVA FRONTIERA DELLA LOTTA AL CORONAVIRUS

31 Dicembre 2020 0 Di Delfino Sgrosso

E’ stato un 2020 davvero difficile, non solo per l’Italia e gli italiani ma per tutto il Mondo, alle prese con una pandemia annunciata solo nei libri e nei film di genere catastrofico. Un anno in cui, giocoforza, ci si è dovuti adeguare a nuove abitudini e, soprattutto, a nuovi vocaboli.

Covid, vaccino, mascherine, distanziamento sociale, igienizzazione, contagi, tamponi sono parole entrate a far parte delle discussioni quotidiane e, se vogliamo, anche della vita stessa di tutti i giorni. Se i vaccini, rappresentano una certezza e nel contempo la speranza per il futuro, in questo fine 2020 si riaffaccia una parola già ascoltata in un recente passato e che rappresenta l’ennesima frontiera della lotta al coronavirus: gli anticorpi monoclonali.

Ma cosa sono esattamente questi anticorpi, di cui almeno 5 in procinto di iniziare al sperimentazione allo Spallanzani di Roma? Innanzitutto non sono vaccini: sono molecole biologiche, create artificialmente in laboratorio, simili alle molecole di difesa prodotte dal corpo umano quando si è infettati o quando si è vaccinati. Riconoscono ed attaccano il virus neutralizzandolo. Non prevengono l’infezione ma hanno una importante funzione terapeutica perché, se usate all’inizio dell’infezione stessa, possono limitarne, e di molto, la gravità.

L’anticorpo monoclonale è dunque un farmaco a tutti gli effetti, in grado di assicurare un’immunità immediata ma non duratura, come quella di un vaccino. L’utilità sarebbe comunque enorme, dal momento che potrebbero essere utilizzati come efficace cura anche in ambiti molto particolari come quelli delle Residenze per anziani, che hanno mietuto tantissime vittime in questa pandemia e nelle quali è necessaria una protezione immediata.

Tali farmaci sono però, come detto, solo in fase sperimentale, non essendo stati approvati dall’EMA, l’agenzia europea del farmaco. Tra i più promettenti da testare anche allo Spallanzani, c’è anche il REGN-Cov2, somministrato al presidente americano Trump con una procedura di emergenza, oltre ad uno frutto della collaborazione tra una fondazione Toscana e lo Spallanzani stesso.