ALTO CALORE. UN BUCO NELL’ACQUA CHE L’IRPINIA NON PUÒ CONSENTIRSI

ALTO CALORE. UN BUCO NELL’ACQUA CHE L’IRPINIA NON PUÒ CONSENTIRSI

26 Novembre 2018 0 Di Vincenzo Di Micco

È attesa poco prima di Natale l’Assemblea Alto Calore che segnerà il destino dell’ente. Sui piatti della bilancia finiranno debiti, sprechi e clientele da un lato. Dall’altro il peso di una storia gloriosa, cominciata 80 anni fa quando portare acqua in case e aziende sembrava una sfida impensabile: vinta con opere e progetti pioneristici prima che la mala-gestio facesse affiorare una rete colabrodo e una scatola semivuota. L’ago della bilancia saranno i sindaci soci. Ma non solo, anche i Consiglieri regionali che dovranno supportare, al di là delle logiche partitiche, le scelte che i primi cittadini adotteranno. Diversamente, il rischio per tutti sarà dilapidare un patrimonio lavandosene le mani. Ciarcia, Biancardi, alcuni sindaci e sindacato, intanto, affermano che…


L’ASSEMBLEA CHE VERRA’


Fallisce Alto Calore o i Comuni? L’interrogativo è stato il refrain degli ultimi anni. Di terze vie future, per una Spa formata da Comuni consorziati che devono far fronte ad un debito da 134 milioni di euro, non se ne vedono.

Già, il futuro. Perché il passato è cosa nota. Intriso di scandali giudiziari e inchieste, ancora in corso sono le verifiche della Corte dei Conti. Il tema centrale, tuttavia, è il domani. Chi paga il debito? Che ne sarà di Alto Calore?

La delibera con cui a maggioranza i sindaci nel luglio scorso hanno approvato – su consulenza – l’aumento di capitale, è un nodo che sta per arrivare al pettine. Il neo Amministratore Delegato Michelangelo Ciarcia, dopo un’estate trascorsa a lanciare appelli ai sindaci perché deliberassero l’aumento di capitale sociale, è pronto a tirare le somme.


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Alto Calore – Assemblea Sindaci

Il 14 dicembre la convocazione dell’assemblea in cui i sindaci verificheranno gli impegni da loro stessi assunti a nome dei 126 Comuni d’Irpinia e Sannio serviti da Alto Calore. Inoltre – sarà il secondo punto all’ordine del giorno – i soci saranno chiamati a modificare lo Statuto per l’apertura a terzi.Ad oggi si contano sulle dita di una mano i consigli comunali che hanno detto sì alla ricapitalizzazione. E a meno di clamorose novità non saranno più di una decina i comuni che rivaluteranno le loro quote. Forse anche per questo Ciarcia ieri ha voluto convocare in Provincia i sindaci, per provare a capire – dopo la “fine” del socio Comune di Avellino commissariato – quali siano le intenzioni.


Seguiranno a breve le cronache delle posizioni assunte. Il punto è che prima di Natale all’Alto Calore serviranno soldi per poter continuare ad esistere, non importa che li mettano i Comuni, la Regione o altre società pubbliche o private.


NON SOLO SOLDI MA ACCORDI POLITICI


L’ente di Corso Europa intanto rimira i 4 mila chilometri di condotte. Un patrimonio d’ingegneria da fare invidia.  Fanno rabbia, invece, gli alti costi per il sollevamento energetico della risorsa. E proprio non si capisce perché l’acqua a Benevento, invece, arrivi per gravità dalla diga del Biferno con la tariffa del Sannio dimezzata rispetto a quella irpina.

A mancare, evidentemente, è una politica di gestione regionale complessiva, che riveda la tariffa con ristori ai comuni delle sorgenti. Che ridiscuta, ad esempio con la Puglia, i 4mila litri prelevati da Cassano:  l’acqua del potabilizzatore di Conza e chissà, in un futuro prossimo, anche i nuovi flussi idrici della Pavoncelli Bis.

 All’Alto Calore lo sanno bene i tecnici e i dirigenti. Molti dei quali a breve andranno in pensione. Il rischio, finora sottovalutato forse, è che Ciarcia arrivi in assemblea privo di Dirigenti tecnici e amministrativi. Senza azioni politiche mirate, in sostanza, i sindaci si troverebbero ad assecondare piani già scritti.


LE POSIZIONI -PARTIAMO DA BIANCARDI


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Domenico Biancardi – Presidente Provincia di Avellino

Per Ciarcia, indipendentemente dalla ricapitalizzazione o vendita delle quote, l’impegno alla spesa – non l’esborso materiale dei fondi – andrebbe quanto meno deliberato cosicché l’ente assuma valore su un ipotetico mercato. L’obiettivo è non rendere debole la società all’esterno con fornitori facendo perdere valore alle quote che potrebbero finire sul mercato. Pubblico, privato, gara europea?   Interpellato sulla questione il neo Presidente della Provincia Domenico Biancardi ha dichiarato: «Se la Regione Campania non vuole entrare nella gestione dell’Alto Calore e aiutare con investimenti o entrare in quota di partecipazione, dobbiamo per forza di cose, aprirci all’esterno. Personalmente non solleciterò nessuna strada pre-costituita. Se serve ricapitalizzeremo. Ma in assemblea dovremo decidere cosa accadrà il giorno dopo, che tipo di gara verrà effettuata ? Rivolta a chi?. Io sono più per il pubblico – aggiunge Biancardi –dopodiché se possiamo verificare che il privato possa entrare dobbiamo vedere il know how. Se c’è un privato che ha dimostrato sul campo di avere un’ottima amministrazione con redditi e patrimoni negli ultimi cinque anni con risultati importanti valutare».

Non sarà presente il Comune di Avellino per le note vicende. Il Movimento 5 Stelle dopo aver favorito, consapevolmente o meno, l’elezione di Ciarcia con l’assenza di Ciampi all’atto del voto a luglio, oggi chiede lumi sul passato.

I soci dovranno votare nell’ordine del giorno una richiesta di azione di responsabilità proveniente dal “fu comune di Avellino grillino”. Biancardi fa capire che la questione si risolverà in una bolla di sapone: «Che senso ha senso ha fare un’azione a ritroso. La storia dell’Alto Calore ci dice che se è così ridotto è per vecchie gestioni nel tempo. Essendoci la prescrizione oltre 5 anni non credo abbia senso questa azione. Certo occorre domandarsi la politica in passato cosa ha fatto per rendere questi enti produttivi e non solo dei serbatoi di voto. Si alla ricapitalizzazione – spiega Biancardi – l’importante è capire cosa si farà dal giorno dopo».


L’AMMINISTRATORE DELEGATO MICHELANGELO CIARCIA


Alto Calore

Michelangelo Ciarcia – AD Alto Calore

Ciarcia dopo l’apertura di Biancardi si dice tranquillo: «L’aumento produce i primi risultati. Anche il socio che ha la quota più alta ha detto sì con parole chiare senza disdegnare un’apertura a terzi, privato o pubblico che sia. Appello ai sindaci? No. Non mi sento di andare contro la dichiarazione del Presidente quando sottolinea le difficoltà che pure esistono. Realizzeremo ciò diranno i soci. Ho provato a mantenere la società pubblica. Se i soci decidono di fare diversamente vedremo. A me spettava indicare la strada. Non ho visto una indicazione diversa da parte di altri sindaci. A meno che non nascerà una posizione politica diversa in assemblea, daremo corso al piano Pozzoli».

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Ernesto Urciuoli – Sindaco di Aiello del Sabato

Tra i firmatari del piano di luglio Ernesto Urciuoli, primo cittadino di Aiello, ed esperto fiscalista. A chi gli contesta di aver votato un piano che oggi viene messo in discussione dichiara: «Abbiamo votato a luglio per non svalutare l’ente. Ma ritengo ancora che le opzioni sul campo possano essere tre e non una sola. Chiediamo alla Regione un prestito-ponte. Lo ha fatto sui trasporti. In passato ha finanziato Arin e Gori perché non dovrebbe finanziare Alto Calore? C’è un decreto assegnato da 21 milioni di euro dal Governo. Su questo i consiglieri regionali irpini dovrebbero impegnarsi insieme a noi». Le tre opzioni possibili per Urciuoli sono: 1) house providing (concessione della Regione) con Alto calore che individua il partner sulla base dei fabbisogni;  2) aggregazione secondo l’articolo 21 legge 15 e contratto di rete; 3)  articolo 17 del testo unico su società partecipate, mettere in gara la gestione o parte di questa dando la possibilità al privato di entrare con quote massime del 30%.

«Il grande assente è la Regione – ribadisce il primo cittadino – noi nelle nostre potenzialità di sorgenti utilizziamo il 12 percento, il 46 va in Puglia, il 28 a Salerno, e il resto a Napoli. Vanno ridiscussi gli accordi».


VITO GUERRIERO – SINDACALISTA UIL


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Sulla destra Vito Guerriero

Naturalmente c’è il sindacato in questa delicata partita, che segue da vicino l’evoluzione, e non soltanto per tutelare i dipendenti, Vito Guerriero rsa della Uil:  «Vorremmo capire i numeri derivanti dal recupero della morosità e purtroppo non abbiamo ancora nulla. Si comprendono le difficoltà sull’aumento di capitale dei sindaci poiché le casse dei comuni non sono positive. Vorremmo capire se era necessario mirare all’aumento del capitale o c’era qualche altra strada da seguire. Considerate le difficoltà valutare altre strade è ancora opportuno. Il punto è che non lo fa la maggioranza dei sindaci. Oltre a dire no non esprimono alternative, un atto di irresponsabilità. Gli utenti e i sindaci non hanno ancora ben capito cosa sta succedendo e non hanno contezza di cosa si rischia per la distribuzione dell’acqua. Non è una partita sindaci-amministratori, anche gli utenti hanno diffidenza verso la privatizzazione. Ci sono realtà che non mi sembra in Italia abbiano garantito efficienza, efficacia e responsabilità. Non è sempre così, certo, bisogna saper distinguere. Il punto è che far fallire la gestione in un territorio ricco di acqua fa evincere solo una cosa, l’incapacità della politica».


La parola sta per passare all’Assemblea il pericolo da scongiurare, qualsiasi sia il finale, è un buco nell’acqua per l’Irpinia.