ALTO CALORE PATRIMONIO: LE PRECISAZIONI DI FIERRO

ALTO CALORE PATRIMONIO: LE PRECISAZIONI DI FIERRO

16 Agosto 2019 0 Di La redazione
Riceviamo e pubblichiamo nota dell’ex Presidente dell’Alto Calore Patrimonio, Lucio Fierro, in merito all’articolo “Alto Calore Patrimonio, il bianco e il nero della politica irpina.”
“Sono da tempo abituato ad un vecchio trucco, quello di cercare di denigrare chi esprima giudizi sgradevoli al solo fine di evitare di confrontarsi nel merito di quanto afferma.
Chiunque io sia stato, qualunque sia il giudizio che si possa esprimere sul mio operato, resterebbe sempre la questione di fondo, se sia eticamente possibile e politicamente tollerabile che un signore che abbia patteggiato una pena per tangenti nella gestione di pubblici appalti nel settore delle acque sia chiamato a decidere di chi e come debba gestire l’acqua che è bene pubblico e primario.
E che a questa domanda si sottraggano i politici è in qualche modo in conto; ma che a questa si sottragga chi vuol apparire come “columnist” è francamente incredibile.
Detto questo va aggiunto a carico di quella “compagnia di giro” che ha portato avanti la candidatura dell’ing Montano che è vero, essi rappresentano il “nuovo”, pur venendo, alcuni di loro, da storie antiche che si perdono nelle nubi delle vicende della Tangentopoli del secolo scorso. Essi rappresentano lo stesso “nuovo” come Salvini con la sua corte di sodali in giro tra le banche di San Marino ed i saloni degli alberghi moscoviti. E con questo “nuovo” dei vari Petitto e soci io non ho avuto mai né intendo avere nulla a che fare…
Ma veniamo a noi ed alla mia “ pretesa di erger(mi) a moralizzator(e) della vita pubblica dopo essere stat(o) protagonist(a) di gestioni – diciamo così – non totalmente improntate all’interesse generale…” e al “ chi ha amministrato una società come l’Alto Calore Patrimonio non può dare lezioni di alcun tipo su come si gestisce una partecipata né può sindacare le scelte operate da terzi a riguardo” per non tacere del ”sarebbe interessante, pertanto, se chi ha partecipato a vario titolo alla sua gestione, prima di deliziarci con le sue prediche, ci spiegasse il senso di una realtà la cui attività si è sostanziata prevalentemente  nell’impiegare le risorse stornate dalla Alto Calore Servizi per pagare le indennità di carica dei consiglieri di amministrazione e consulenze piuttosto significative ad esponenti della vita politica irpina. E non solo di quella moderata.”
Chi afferma questo deve aggiungere il quando, il come ed il dove e sopratutto deve dire chi ha percepito e cosa  e non cavarsela con la “favoletta” raccattata nell’immondizia di una certa politica da marciapiede.
Io credo che il signor Feola non sappia neppure di che parla e ripeta a pappagallo cose che altri gli hanno detto di scrivere senza perdere un secondo del suo “prezioso” tempo a verificare la fondatezza di ciò che afferma.
E cerco di dimostrarlo con dichiarazioni di cui mi assumo tutta intera dl’onere della dimostrazione della loro fondatezza con gli atti.
E allora andiamo ai fatti:
  • L’Acp nasce non per dare a qualcuno degli “scannetti” o delle prebende. Nella volontà di chi vi diede vita, almeno dal lato della mia parte politica di allora, vi era una esigenza ed una preoccupazione: mantenere salda in mano pubblica la proprietà delle reti idriche per difenderle dalla cupidigia di una diffusa volontà di privatizzare. Niente più e niente meno che quello che è stato fatto con la rete ferroviaria e quella elettrica (e che non è stato fatto con la rete telefonica con i problemi ancora oggi aperti e irrisolti) e per esse non c’è nessuno sciocco che affermi che si sia dato vita a società inutili.
  • Rispetto a come l’ACP è stata gestita, io rispondo per me e della mia gestione :in essa non c’è nulla, ripeto nulla, che possa lasciare immaginare anche solo lontanamente un uso di potere e strumentale dell’azienda. Ho rifiutato le indennità dovutemi per legge ( e credo di poter affermare che fossero di importo tale da non lasciare indifferenti) ; non ho usato la macchina di servizio se non in modo estremamente parco (non più di 500 chilometri in più anni…); non ho portato al rimborso scontrini di ristoranti, alberghi e bar, né per regalini fatto a questo o quell’altro e soprattutto: non ho fatto assunzioni; non ho gestito appalti; non ho affidato consulenze o incarichi professionali per progettazioni; anzi: non ho affidato che qualche rarissimo incarico legale per banali liti di proprietà di pezzettini di suolo.
  • Ho fatto due cose serie:
  • difeso la proprietà ad una azienda irpina delle reti che persino i Presidenti dell’ACS, contro l’interesse della loro azienda e dell’Irpinia, sostenevano che fossero di proprietà regionale per poter dire che l’ACP fosse inutile. Questo, a partita vinta con la Regione, ha consentito di trasferire all’Acs con lo scioglimento che mi ha visto più che favorevole dell’Acp essendosi modificate le norme e non essendovi più il pericolo (ma oggi mi chiedo se sia ancora così…) di regalare ai privati le reti. Questa banale operazione ha consentito a De Stefano, che per anni aveva sostenuto che le reti fossero regionali, di iscrivere in bilancio all’attivo il valore delle reti stesse che hanno evitato, almeno sinora, di essere obbligati a dichiarare il fallimento dell’Acs.
  • Ho cercato con disperazione di sottoscrivere con l’Acs accordi per nuovi lavori soprattutto per intervenire sulle perdite delle reti che sono la causa prima del costo insostenibile della bolletta idrica cedendo all’Acs stesso tutta la progettazione e gli appalti  L’ho fatto perché l’Acp non aveva tecnici ed io avevo l’idiosincrasia degli affidamenti all’esterno mentre l’Acs aveva in organico una caterva di tecnici, che da anni stavano in ufficio a girarsi i pollici perché tale azienda, per la normativa CEE è un soggetto privato, ed allora era da anni senza finanziamenti per lavori perché non potevano averne … Il perché accordi già stilati non siano stati sottoscritti dovete chiederlo a qualche altro.
Questo sta scritto -lo ripeto- nelle carte e un bravo giornalista, prima di trinciare giudizi, le carte se le va a leggere se vuole evitare di essere un “jukebox” in cui qualcuno infila la monetina per ascoltare la musica che gli aggrada.
Ad ogni buon fine io sono disponibile a confrontarmi pubblicamente con lei e con chiunque abbia il coraggio di sostenere il contrario, in tutte le sedi e con qualunque interlocutore.”
Lucio Fierro