ALTO CALORE. LA REGIONE AVVERTE: «ACQUA PUBBLICA A FATTI E NON A CHIACCHIERE». L’INTERVISTA

ALTO CALORE. LA REGIONE AVVERTE: «ACQUA PUBBLICA A FATTI E NON A CHIACCHIERE». L’INTERVISTA

8 Gennaio 2019 0 Di Vincenzo Di Micco

Potrebbero tenersi il 18 gennaio a Palazzo Caracciolo, sede dell’ente Provincia, gli “Stati Generali dell’Acqua in Irpinia”. L’appuntamento è in fase di organizzazione e scaturisce dal rinvio, deciso a fine dicembre dai sindaci-soci, dell’Assemblea dellAlto Calore Spa sul rilancio dell’ente gravato da 140 milioni di euro di debiti.

I primi cittadini, su proposta del Presidente Domenico Biancardi, immaginarono di subordinare ogni decisione sul futuro dell’azienda di Corso Europa ad un approfondimento preliminare con Regione e Governo.

Al tavolo del confronto ci sarà ovviamente l’Amministratore Delegato dell’Alto Calore Servizi, Michelangelo Ciarcia, saranno inoltre invitati i rappresentanti istituzionali e gli esponenti del Comitato “Acqua bene Comune”, ovvero la rete per l’acqua pubblica a cui hanno aderito trasversalmente associazioni, sindacati, partiti e Diocesi di Avellino.

In attesa del vertice, abbiamo sollecitato una riflessione del Vicegovernatore Fulvio Bonavitacola sul tema acqua e gestione. Il delegato regionale all’Ambiente ricorda gli effetti nefasti di un possibile fallimento dell’Alto Calore, gli impegni messi in campo per scongiurarlo e la necessità di atti concreti per la gestione pubblica.

Assessore, la Regione parteciperà all’incontro promosso da Alto Calore e Provincia per ridiscutere il piano di rilancio?

La Regione non si sottrae ad incontri istituzionali che possano risultare utili a garantire risanamento e rilancio del gestore idrico Alto Calore. Ben venga il contributo di tutti. Però sia chiaro: contributi e non chiacchiere. Noi il nostro contributo lo stiamo dando. Abbiamo dato disponibilità a finanziare un programma contro la dispersione idrica delle reti colabrodo per 60 milioni di euro su base triennale.

L’Eic (Ente idrico campano, ndr) sta definendo il piano degli interventi su base distrettuale ed è chiaro che la gran parte delle risorse sarebbero destinate ad Alto Calore che potrebbe in tal modo alleviare i costi correnti del personale che verrebbe impiegato nei lavori.

Dopo la conclusione dell’istruttoria discuteremo il piano definitivo nel Consiglio di distretto, proseguendo una riunione che si è già tenuta nelle scorse settimane. Ma un programma di tale portata è possibile se si garantisce la continuità operativa, su basi nuove, di Alto Calore.

I Comuni sono chiamati a concorrere al risanamento ed è chiaro che non è una passeggiata. Ma l’alternativa sarebbe una doppia beffa. Un danno economico per i Comuni maggiore degli oneri richiesti per il ripianamento delle perdite. È lo scenario della norma sanzionatoria della normativa attuativa della legge Madia. Mi permetto ricordare l’art. 14 comma 6 del Testo Unico sulle società partecipate ( D.Lgs. 175/2016) :

“Nei cinque anni successivi alla dichiarazione di fallimento di una società a controllo pubblico titolare di affidamenti diretti, le pubbliche amministrazioni controllanti non possono costituire nuove società, né acquisire o mantenere partecipazioni in società, qualora le stesse gestiscano i medesimi servizi di quella dichiarata fallita”.

È uno scenario che va assolutamente scongiurato. La gestione del servizio idrico deve restare in mano pubblica, a maggior ragione in Irpinia.

Non vedo nessuno che si schiera per privatizzare. Quindi se siamo d’accordo per la gestione pubblica ciascuno faccia la sua parte. L’acqua pubblica non vive di chiacchiere, ma di fatti. E fra questi fatti è importante ricordare che i conti devono essere a posto. So che c’è stato un rinvio dell’Assemblea dei soci. Ben vengano anche le pause di riflessione per prendere le giuste decisioni. Ma le pause sono pause. L’infinito e l’indeterminato sono altra cosa.

A che punto è il dialogo con la Puglia per il riequilibrio ?

Il dialogo non è mai venuto meno, ma è chiaro che adesso si deve procedere ad un aggiornamento dei vecchi accordi. La novità costituita dalla derivazione aggiuntiva presso l’invaso di Conza consente una diversa regolazione distributiva della risorsa idrica di Cassano, al servizio del territorio irpino, previa realizzazione degli occorrenti interventi impiantistici ed a rete. In questo contesto vanno aggiornati anche gli accordi che coinvolgono, specificamente, i Comuni di Conza e Caposele. Credo che la sede naturale per discutere tempi e modalità di nuovi accordi possa essere il tavolo tecnico istituito presso il Ministero delle infrastrutture, riguardante la gestione della galleria Pavoncelli. Sono convinto che a questo scopo un importante ruolo di equilibrio e mediazione possa essere svolto anche dall’ Autorità distrettuale interregionale dell’appennino meridionale.