AL COMUNE DI AVELLINO  I COSTI DELL’INGOVERNABILITÀ  COMINCIANO A LIEVITARE

AL COMUNE DI AVELLINO I COSTI DELL’INGOVERNABILITÀ COMINCIANO A LIEVITARE

14 settembre 2018 0 Di La redazione

Lunedì il voto sulla “nuove” linee di programma: l’astensione equiparata al voto contrario. I risvolti dell’anatra zoppa nelle Commissioni: tutti e 12 i gruppi rappresentati e voti proporzionali. Il rischio è d’immobilismo e spesa di gestione triplicata. Mentre le opposizioni non trovano la quadra sulla sfiducia e il sindaco non è intenzionato a dimettersi, una solo cosa è certa: a pagare l’ingovernabilità saranno i cittadini

LINEE PROGRAMMATICHE

Il sindaco Ciampi ha presentato in Conferenza dei capigruppo le nuove linee di programma. Restano invariate le premesse “copia e incollate” dal Comune di Verona. “Ritengo di condividere, come introduzione, un pensiero, un concetto riportato altrove ma che ben si adatta alla realtà avellinese”, specifica il sindaco nella prima rifa del documento. La novità è invece rappresentata dalla pagina delle Priorità: si tratta di 20 punti, ritenuti essenziali, in cui figurano molti dei suggerimenti arrivati dai consiglieri che hanno dichiarato disponibilità al dialogo sulle cose da fare. Ciampi in aula lunedì dovrebbe indicare in un anno l’orizzonte temporale per la verifica del lavoro svolto, il documento, tuttavia, non pone scadenze.

 

ASTENSIONE EQUIVALE A VOTO CONTRARIO

Favorevoli, contrari o astenuti. Il voto di lunedì determinerà le prime valutazioni politiche rispetto alla nuova Amministrazione. Ciampi si ritroverà sicuramente al governo di una minoranza. La Capigruppo ha pure chiarito – acquisendo un parere del Segretario Feola su sollecitazione del Consigliere Preziosi – che il voto di astensione sarà equiparato a quello contrario e che, in caso di assenza di un consigliere, questi dovrà comunque pronunciarsi con una comunicazione postuma all’ufficio di Presidenza.

Il voto non determinerà il destino dell’Amministrazione: seppure la maggioranza eletta si ritroverà  in minoranza numerica non c’è un rischio di scioglimento per intenderci.

L’esito del dibattito in aula servirà a comporre le commissioni consiliari, organi fondamentali per l’approvazione dei provvedimenti. Alle forze di opposizione, come da prassi, saranno assegnate le Presidenze delle Commissioni Trasparenza e Bilancio. Ma è qui che arriva il colpo di scena.

 

IN COMMISSIONE 12 PERSONE

Studiate recenti norme e regolamenti, da applicare nel caso di specie dell’anatra zoppa, emerge uno scenario da “apocalisse amministrativa”: si apprende, infatti, che nelle commissioni dovranno essere rappresentati tutti i gruppi e che ogni singolo consigliere potrà esprimere un voto proporzionale alla forza del gruppo. Ciò vuol dire che in ogni commissione ci saranno 12 persone, chi è capogruppo di se stesso potrà esprimere un voto pari a 1, chi è capogruppo di sei (è il caso del Pd) voterà per 6. Tradotto: ogni commissione si rivelerà un mini consiglio comunale. Nelle commissioni, inoltre,  si ripeterà il caos dei numeri indecifrabili. Giova sottolineare che il gettone di presenza delle commissioni, equiparato al Consiglio, ammonta a circa 32 euro. Costerà quasi 400 euro riunire una commissione col rischio di non arrivare neppure a decisioni condivise non essendoci, è questo il punto, maggioranza e minoranze pre-costituite. Moltiplicato 400 per il numero delle commissioni, che in passato erano 7, ma che potrebbero diventare anche di più, s’intuisce lo scenario aberrante che sta per verificarsi al Comune di Avellino. La scelta non è politica, bensì imposta dalla norma. Ma la politica potrebbe  paradossalmente ridurre a due il numero delle commissioni e risparmiare rispetto al passato.  Chissà , però , se si verificherà mai…

 

IL CASO SFIDUCIA

In attesa del voto di lunedì le diplomazie sono al lavoro. I dialoganti meditano il voto da esprimere sulle linee programmatiche, in Forza Italia i consiglieri saranno chiamati a confrontarsi lunedì con i vertici regionali che non hanno visto di buon occhio l’apertura . Caso a parte è la questione sfiducia. Sono pronti a far cadere Ciampi il gruppo Mai Più (3), Preziosi (1), Popolari (5) e Arace (1) apertamente dichiaratisi sul punto. La modalità operativa non è stata ancora definita. Dando per scontato che Ciampi non si dimetterà, restano due le possibili alternative per decretare la fine dell’Amministrazione: o la firma delle dimissioni dinanzi ad un notaio di 17 consiglieri o il voto degli stessi in aula per la sfiducia . I consiglieri del Pd si riuniranno domani in Via Tagliamento con il Segretario provinciale Di Gugliemo per analizzare e stabilire la linea che, a meno di clamorose sorprese, non sarà unitaria. È da valutare cosa accadrebbe in caso di sfiducia nel centrodestra. In generale, l’esito dipenderà molto anche dai tempi delle procedure. Le Provinviali incombono. Ma l’Amministrazione potrebbe essere sciolta anche da un voto contrario sul bilancio. Il commissario ministeriale Tommasino dovrà terminare le verifiche entro fine settembre, il documento dovrebbe poi passare dai revisori dei conti e quindi approdare in aula. Se arriverà prima o dopo il 31 ottobre non è ancora chiaro. In quella data si voterà per la Provincia. In caso di scioglimento, i consiglieri avellinesi non potrebbero partecipare alla contesa elettorale che viene determinata, giova ricordarlo, proprio dal loro “peso”. Tutto lascia indovinare che non se ne farà nulla.

 

NOMINE DI CIAMPI NEGLI ENTI

La conferenza dei Capigruppo ha infine preso atto delle decisioni del sindaco in merito ad alcune nomine negli enti. Revocato il vicesindaco Picariello dal Cir.Pu in autotutela (la nomina non era passata dalla Capigruppo), Ciampi ha scelto Maria Antonietta Gimelli (già candidata del M5s alle comunali) quale rappresentate del Comune di Avellino nel Consorzio universitario.

Marcello Marotta è stato designano membro del Comune nella Fondazione Universitaria. Amedeo Guerriero, infine, prenderà il posto di Mario Belli dimissionario nel Cda del “Rubilli”.

ciam