AVELLINO: 14 ANNI FA L’ADDIO AD ADRIANO LOMBARDI,  STORICO CAPITANO DEI LUPI

AVELLINO: 14 ANNI FA L’ADDIO AD ADRIANO LOMBARDI, STORICO CAPITANO DEI LUPI

30 Novembre 2021 0 Di Michelangelo Freda

Quattorcidini anni fa, il 30 novembre del 2007, Adriano Lombardi ha salutato la vita terrena abbracciando la serenità dell’eternità. Una lunga lotta con una malattia tremenda quanto assurda, che nel tempo, ha colpito tanti ex protagonisti del calcio e non solo. Parliamo della Sla. Acronimo di Sclerosi Laterale Amiotrofica, detta anche morbo di Lou Gehrig, dal nome del primo sportivo che contrasse la malattia. La “stronza” colpisce i motoneuroni, che non danno più impulsi ai muscoli. Il corpo non risponde alle sollecitazioni del cervello: si paralizza a poco a poco, si spegne lentamente. Il morbo blocca respirazione e deglutizione; la tracheotomia è l’unico modo per provare a sopravvivere. L’incubo è quello di morire soffocati. Perché la SLA tortura prima di uccidere, lasciando la mente lucida e cosciente mentre il fisico si consegna impotente alla morte. Un filo oscuro lega la SLA al mondo del calcio. Il magistrato Raffaele Guariniello l’ha definita la “malattia professionale” dei calciatori. Nel 1999 l’ex PM torinese aprì un’inchiesta per far luce su questo legame. Risultato: ipotesi più o meno fondate e la sensazione di essere ancora distanti dal punto. L’unica certezza restano i numeri che descrivono una casistica inquietante: il rischio di contrarre la SLA tra gli ex calciatori è due volte superiore a quello della popolazione generale. Lo conferma anche una ricerca dell’Istituto Mario Negri del marzo 2019.

Lo stesso Lombardi, però, escluse qualsiasi nesso tra i farmaci presi durante l’attività agonistica e la malattia: «Ho fatto quello che facevano gli altri, assumevo gli zuccheri tramite la flebo che ti aiutava nel recupero e il Cortex che era corteccia surrenale per un recupero più immediato. In quel periodo là, tutte le squadre, dico tutte dalla serie A alla serie C, assumevano queste sostanze. E comunque non ho sospetti, io non mi sono mai dopato».

Ma senza dilungarci in indagini che non trovano responsabili, Adriano Lombardi è stato il capitano che un’intera provincia ha amato incondizionatamente. È stato il capitano della formazione biancoverde nell’anno della promozione e nel primo anno di Serie A. Un uomo che ha saputo rappresentare al meglio i valori di una provincia e che, nonostante il sua addio alla città irpina per migrare in altri club, è rimasto fortemente legato a tutto l’ambiente che lo ha sempre riconosciuto e chiamato capitano. Lombardi ritornò ad Avellino nelle vesti di allenatore ben tre volte, prima nella stagione 1989-90 poi nella stagione 1992-93 e infine nel 1997.

A distanza di 14 anni, tutti ricordano il Capitano, anche chi non ha vissuto gli anni meravigliosi della Serie A. Adriano Lombardi rimane il simbolo di una provincia intera.